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Sentenza storica: condannato l’uomo che uccise un orso marsicano. Dovrà risarcire il Parco Nazionale di Abruzzo e Molise

La Corte d’Appello di L’Aquila ha ribaltato la sentenza di I° grado. È stato dunque condannato, in sede civile, l’uomo che nel 2014 aveva ucciso un orso marsicano in provincia de L’Aquila, nel Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise

La tutela dell’orso marsicano da oggi ha un’arma in più. Una sentenza che ha il sapore di civiltà e che riconosce la gravità dell’uccisione di questa specie protetta.

Nel settembre 2014 un orso bruno marsicano fu ucciso a Pettorano sul Gizio. La drammatica vicenda ha vissuto ieri (22 luglio) una seconda fondamentale puntata, perchè la Corte d’Appello ha accertato la responsabilità civile dell’imputato condannandolo a risarcire il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise nonchè le Associazioni, che si erano costituite parte civile, oltre che a pagare le spese processuali.

orso marsicano ucciso pettoranello sul gizio

“Purtroppo, a causa di un vizio di forma, la condanna è solo civile e non penale – commentano dall’Ente Parco -, ma possiamo comunque dire che è una sentenza storica perché finalmente rende giustizia alla tutela di una specie protetta, riformando in modo sostanziale la sentenza del Tribunale di Sulmona che nel 2018 aveva assolto l’imputato, destando sconcerto e preoccupazione per i possibili risvolti che una tale sentenza poteva avere su chi è poco incline a convivere con la fauna”.

L’orso bruno marsicano è un animale raro, giacché restano una sessantina di esemplari confinati per lo più nel territorio del Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise, ed è a grave rischio di estinzione, quindi rigorosamente protetto dalla normativa ambientale nazionale e comunitaria. Per questo motivo anche la perdita di un solo esemplare rappresenta un evento di estrema criticità.

La sentenza di ieri mette a segno un punto importante per la tutela dell’animale – di tutti gli animali – andando a costituire un precedente giurisprudenziale da cui non si potrà più prescindere.

“Infatti c’era un evidente rischio di compiere la generalizzazione secondo la quale uccidere un orso non è un reato, con le gravissime conseguenze che si possono immaginare. Per fortuna così non è stato. Questa sentenza ha fissato un precedente che lascia ben sperare per un futuro giurisprudenziale più attento alla conservazione di specie protette come l’orso bruno marsicano, simbolo di natura selvaggia e grande valore per le nostre regioni”.

Da decenni gli orsi marsicani vengono uccisi e finora i responsabili sono sempre rimasti impuniti. “È davvero una sentenza storica – afferma il Presidente del Parco, l’ex rettore dell’Unimol Giovanni Cannata – perché riconosce la responsabilità di un cittadino che ha sparato ad un orso, uccidendolo. Il riconoscimento delle responsabilità, oltre a fissare un principio ineccepibile come è il rispetto della vita di un orso, dà conto anche del lavoro investigativo svolto dal personale dell’ex CFS che riuscì a ricostruire tutti i passaggi della vicenda e individuare il responsabile, che non ha mai negato di aver sparato all’orso. La sentenza è ovviamente anche uno sprone a migliorare l’azione di tutela da parte del Servizio di Sorveglianza del Parco e dei Carabinieri Forestali impegnati nelle aree protette”.

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