Toma prigioniero politico. Debacle di Campobasso, rilancio di Termoli. W la “sporca dozzina”

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Il governo Toma è alla canna del gas ma Berlusconi vuole mettergli un respiratore fino alle elezioni regionali di settembre per avere una pedina di riserva in pectore contro Salvini. E si sa che dire “in pectore” scatta subito il nome della cheerleader di Cascalenda che portò voti al Carroccio e ne ricevette un benservito. Che per lei è stata una benedizione, per il Truce una maledizione e per Toma un’occasione da vendere e svendere.

Tutto dunque potrebbe protrarsi all’autunno, se non fosse che oggi il Governor è seriamente sotto scacco. La sera del 7 luglio, ore 19.30 precise, TeleToma (sapete a chi ci si riferisce) annunciò che la mozione di sfiducia era stata bocciata 12 a 8. Quella che per l’opposizione è una “sporca dozzina” usciva vincitrice. Glory glory alleluia. Parve che sul Molise fosse tornato a risplendere l’azzurro del cielo politico. E allora tutti al mare.

Invece, prima del voto finale, Andrea Di Lucente e Salvatore Micone avevano tuonato: “Votiamo no alla sfiducia ma non condividiamo l’operato del presidente, Sono state prese scelte scellerate. Se non ci sono le condizioni per andare avanti, stacchiamo la spina”. Ricordiamo che Di Lucente rappresenta i “Popolari per l’Italia” e Micone l’Unione di centro. Il Molise è imbattibile nel conservare memorie di partiti estinti, che però fanno un sacco comodo al momento delle urne. Si deve infatti a questi “uomini-partito” se Berlusconi e Patriciello hanno sfilato ad Andrea Greco la poltrona occupata da Toma.

Guai però a sottovalutarli perché poi scatta la legge del contrappasso e con due magiche paroline – non sfiducia – quelli hanno fatto prigioniero Toma, trasformando la guerriglia interna della destra in una pace armata. E siamo al quinto cambio di Giunta con un presidente agli arresti domiciliari obbligato all’ennesimo rimpasto che è tutto un rock around the clock di una nomenclatura che gira intorno a se stessa come un criceto in gabbia.

Ma cosa succede intanto fuori dal Palazzo, nel “paese reale”? Succede che l’unica struttura strategica sbloccata in Molise dal Decreto Semplificazioni è il famigerato collo di bottiglia” lungo l’intera linea adriatica. E Carmine Mastropaolo, uno troppo esperto per diventare assessore ai trasporti, ne ha scritto in modo esteso dopo averci fatto sapere che per 500 giorni, cioè fino al gennaio 2022, Campobasso non sarà più raggiungibile per via ferroviaria. Eccoci passati dal famigerato binario 20-bis alla “città train-free”.

Che significa? Che l’asse geografico-economico regionale si sposta ancora di più su Termoli riducendo il capoluogo a centro amministrativo. Vale a dire che Campobasso è sempre più defilata e Isernia una repubblica a sé stante. Come dire che la “sporca dozzina” ha scombussolato la regione per non essersi dotata di una bussola.

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