Terremoto 2 anni dopo: i soldi ci sono ma non si possono spendere. Sindaci allo stremo pensano a ricorso e marcia su Roma

Se per il terremoto dell’Etna Il commissario straordinario è stato nominato nell’agosto 2018, il Molise deve ancora attendere. E’ un paradosso: se il commissario straordinario non viene nominato, il denaro messo a bilancio per la ricostruzione pesante nei 21 centri colpiti dalle scosse del 14 e 16 agosto 2018 non può essere utilizzato.

Tutto fermo, dunque. E la frustrazione dei primi cittadini, che fanno i conti con i disagi di oltre 150 famiglie complessivamente residenti nei 21 comuni del cosiddetto cratere, cresce. Questa mattina 11 di loro si sono ritrovati a Larino su invito del primo cittadino Pino Puchetti, che sta coordinando una civilissima forma di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e soprattutto delle Istituzioni.

Pino Puchetti

“Ci sono 40 milioni disponibili – sostiene il sindaco di Larino – fermi da 15 mesi, impossibili da usare perché non è stato nominato il commissario straordinario”. Con la beffa che altrove – come in Sicilia, a Catania – il commissario è stato nominato “mentre da noi niente, zero. E siamo in fortissimo ritardo perché la ricostruzione deve avvenire entro il 31 dicembre 2021. Non sappiamo più come fare”.

D’accordo con lui anche il primo cittadino di Montecilfone Giorgio Manes. Qui come pure a Guglionesi la scossa di lunedì scorso si è sentita parecchio, ma non ha cambiato le cose. “Si butta via denaro per l’autonoma sistemazione quando si potrebbe procedere ad aprire i cantieri e fare gli interventi necessari, visto che ci sono 40 milioni di euro”.

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I comuni più popolosi infatti versano tra i 20 e i 30mila euro al mese per l’autonoma sistemazione, denaro che dal punto di vista dei sindaci potrebbe essere tranquillamente risparmiato se si accelerasse sulla ricostruzione degli immobili inagibili.

Il fondo previsto dal Governo per essere utilizzato ha solo bisogno della firma del Commissario straordinario, ma è attorno alla sua nomina che il dibattito, da oltre un anno, si è incancrenito. Non si riesce a trovare una soluzione malgrado i solleciti alla delegazione parlamentare molisana targata 5 Stelle che agisce da intermediaria con i ministeri competenti, malgrado le lettere inviate oltre che al Governatore della Regione Donato Toma anche al premier Giuseppe Conte e finanche a Sergio Mattarella, la più alta carica dello Stato. Tutte le iniziative hanno portato zero risultati.

Da qui la decisione di adire le vie legali con la messa in mora tramite Tar, pensando contestualmente a una grande manifestazione di protesta a Roma per esprimere il dissenso nei confronti del modo in cui viene trattato il Molise, ancora una volta fanalino di coda d’Italia, in relazione a un terremoto che non ha fatto fortunatamente morti ma ha creato molte situazioni di inagibilità del patrimonio edilizio bassomolisano in un raggio decisamente ampio di comuni.

“Non si riesce a trovare la quadra attorno al nome – aggiungi ancora Pino Puchetti – perché ogni volta la trattativa salta. Ma ora basta, tanto più che per poter procedere ai lavori avviando i cantieri abbiamo tempo solo fino al 31 dicembre 2021. Se non c’è intesa tra il Governo è la regione non possiamo essere noi né i nostri cittadini a farne le spese”.