Sfiducia, i dissidenti chiedono cambio di passo ma salveranno Toma: “Impensabile una crisi”

E' iniziato intorno alle 10 di questa mattina - 7 luglio - il dibattito in Aula sulla mozione di sfiducia il cui esito sembra già scritto, con la probabile epurazione di Marone, presente in aula. Alla fine, alla luce degli impegni presi da Toma nel conclave di ieri sera, anche gli esponenti più critici della maggioranza riconoscono: "Abbiamo l'urgenza di risolvere problemi, non di tornare alle elezioni". M5S e Pd invece rilanciano: "Mancano visione e programmazione, il Molise sarà incapace di uscire dalla crisi economica"

Il voto sulla sfiducia sembra già scritto. Ma pure le conseguenze politiche si possono intuire guardando il viso corrucciato di Michele Marone, assessore esterno al Lavoro, rappresentante della Lega nella Giunta guidata da Donato Toma. L’avvocato termolese è in Aula, probabilmente per l’ultima volta da esponente del governo regionale: il conclave del centrodestra ha decretato la sua ‘epurazione’.

L’assessore Marone ha le ore contate. Toma accontenta i dissidenti per evitare la sfiducia: “Mi impegno a rivedere la Giunta”

 

“Mi impegno a rivedere la Giunta”, ha detto il presidente Toma ai dissidenti. Lo farà dopo aver sventato oggi – 7 luglio – il pericolo a palazzo D’Aimmo.

Il governatore vuole vedere se ci saranno franchi tiratori, se c’è il rischio di una imboscata imprevista. Ci sono pezzi di maggioranza che continuano a manifestare il proprio malumore. E’ il caso di Fratelli d’Italia. 

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Poi inizierà la ‘fase 2 della sua legislatura: accontenterà i malpancisti che hanno minacciato di far cadere il governo regionale se Marone non sarà estromesso, seguendo la stessa sorte del suo predecessore leghista, Luigi Mazzuto, e un mese dopo la nomina. Certo, non sarà un recordman come Maurizio Tiberio – assessore per soli 15 giorni – ma pure il suo operato sarà ridotto ad una breve parentesi.

Della fine anticipata del suo mandato si dicono convinti anche i 5 Stelle, il cui capogruppo Andrea Greco illustra all’assemblea legislativa la mozione di sfiducia presentata perchè “il Molise sta attraversando l’ora più buia della sua storia”, in cui si registra la “totale assenza di visione e programmazione”. Il consigliere regionale pentastellato prevede un futuro nerissimo per il Molise: “Le imprese non stanno riaprendo i battenti. avremo migliaia di persone senza lavoro, precari, giovani e donne senza lavoro” dopo l’emergenza legata al covid. Greco dunque rinnova l’appello agli esponenti più critici della maggioranza: “Hanno già bocciato il suo operato, mi auguro che lo facciano oggi votando la sfiducia”. 

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I dissidenti in realtà non sono dello stesso avviso. Certo, non risparmiano critiche a Toma ma non voteranno la sfiducia delle opposizioni. Lo avevano dichiarato nei giorni scorsi, lo ribadiscono oggi sia Armandino D’Egidio (Forza Italia) che Gianluca Cefaratti (Orgoglio Molise, la lista di Aldo Patriciello, ndr).

Il primo ammette che ci sono stati “attriti e malintesi, errori” ma “c’è il rimedio”. A suo dire, “possiamo confrontarci ma non possiamo scatenare crisi. Bisogna andare oltre le logiche personalistiche. Non facciamo perdere ai molisani la poca fiducia che si ha nella classe politica. Abbiamo l’urgenza di risolvere problemi, non di tornare alle elezioni”. 

“Non va tutto bene, bisogna essere onesti – scandisce Cefaratti – ma non va neanche tutto male. Dopo due anni non posso dire di aver vissuto questi mesi in modo esaltante, fare il mea culpa è sempre atto di grande responsabilità. Ma il mea culpa non deve farlo solo la maggioranza, bensì un po’ tutti” e “nessun partito politico può essere esente da colpe”. Il riferimento è anche a M5S e Pd che governano a Roma: “Anche loro hanno responsabilità”. Quindi “chi è senza peccato scagli la prima pietra, io non mi sento esente da colpe. Se qualcosa è andato bene o male non posso addossare le colpe esclusivamente al presidente”.

Il consigliere regionale di Orgoglio Molise sollecita “un cambio di passo”, lancia siluri contro i dirigenti regionali (“anch’essi devono prendersi le responsabilità”) e aggiunge: “In maggioranza dobbiamo confrontarci molto di più, gli assessori devono confrontarsi con i consiglieri e i consiglieri con il territorio”.

Michele Iorio invece voterà sì alla sfiducia e nella sua analisi si toglie qualche sassolino dalla scarpa: “La politica dei dispetti crea disaffezione e io sto prendendo la distanze da questa maggioranza”. Poi si rivolge a Toma: “Mi auguro, presidente, che lei riconosca di aver sbagliato in molte cose. Gli assessori sono invisibili, di superman non abbiamo bisogno e nessuno può essere da solo per gestire la Regione”.

Distribuisce invece le colpe in maniera quasi bipartisan Filomena Calenda (anche lei dissidente): accusa l’ex governatore Michele Iorio (che, la sintesi del suo discorso, con la sua politica ha favorito un aumento dei debiti nelle casse della Regione Molise) e dice poi a Toma “anche noi dobbiamo fare autocritica”.

Interviene pure il capogruppo del Pd Micaela Fanelli: “Assistiamo ad una debacle sul fronte del lavoro, non c’è stata nessuna rivoluzione della macchina regionale, sono fallite tutte le selezioni”. L’operato di Toma viene bocciato su più fronti: “Ha sparato con un bazooka una formica”. Le liti in maggioranza hanno aumentato i problemi: “Si è fermata l’attività amministrativa”. E insiste: “Nessuno è onnisciente e può stare da solo. Non abbiamo più autorevolezza. Finora – scandisce rivolgendosi al capo della Giunta – la sua stagione politica è stata solo piena di scaramucce, c’è stata un’azione tardiva e scoordinata sul covid”.

Poi l’appello: “O torniamo a casa e invito tutti a votare la sfiducia, o da questo momento cambiate totalmente rotta. Altrimenti, se non viene votata oggi, la mozione di sfiducia arriverà alla fine di questi 5 anni”.

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