Sfiducia, i dissidenti mettono alle strette Toma. Appello M5S: “Votate con noi”. Marone non cede: “Resto al mio posto”

Ultime trattative prima del voto in Consiglio regionale sulla sfiducia presentata dalle opposizioni. Il Movimento 5 Stelle insiste: "Basta con questo teatrino, Toma si regge su una maggioranza artificiale". Il centrodestra in conclave prima del giorno della verità avverte il capo della Giunta: "Se non rispetta gli impegni, ci infiliamo in una strada senza uscita". Aida Romagnuolo tentata a dire sì alla sfiducia: "La lealtà non ha prezzo". Ma il neo assessore della Lega bersaglio dei malpancisti passa al contrattacco: "Io sono sereno. Un passo indietro? Non è un problema mio"

Prendere tempo per perdere tempo. Il finale della Pulp Fiction molisana probabilmente non riserverà nemmeno questa volta colpi di scena, ma forse contribuirà a sgretolare ancora di più una maggioranza di centrodestra che sembra sospesa e che (con alcune eccezioni) si accontenta di vivacchiare per conservare la prestigiosa posizione di potere conquistata due anni fa alle elezioni.

Domani – 7 luglio – è il giorno della verità sulla mozione presentata in Consiglio regionale dal Movimento 5 Stelle e dal Pd. Occorrono almeno undici voti per far cadere il governo guidato da Donato Toma. Per ora ce ne dovrebbero essere nove: otto delle opposizioni (sei da M5S, due dai democratici). Pare che voterà con loro anche l’ex governatore Michele Iorio, il primo a contestare l’attuale capo dell’esecutivo regionale.

E’ tentata a dire sì alla sfiducia anche Aida Romagnuolo, la consigliera ex leghista, che per un pelo non è stata nominata in Giunta. I dissidenti avrebbero voluto lei al posto di Michele Marone. 

“La lealtà non ha prezzo”, scrive la consigliera oggi su Facebook in un post enigmatico, che potrebbe essere riferito all’attuale scenario politico come pure al suo amore per i quattrozampe.

Aida Romagnuolo

Forse non basterà comunque per far saltare il banco, ed è per questo che alla vigilia del voto il capogruppo pentastellato Andrea Greco ha lanciato un appello nella conferenza stampa che si è svolta questa mattina: “Votate la sfiducia con noi, ridiamo la parola ai molisani“. Un messaggio ‘recapitato’  soprattutto ai dissidenti, in particolare a Salvatore Micone, Andrea di Lucente e Filomena Calenda, i cui nomi vengono scanditi durante l’incontro con i giornalisti.

La maggioranza d’altra parte non arriva in forma all’appuntamento in Aula. E’ il periodo peggiore da quando è iniziata la legislatura: da aprile si è aperta una crisi che ogni giorno rosicchia la tenuta del governo Toma. La nomina dell’assessore leghista – esterno fra l’altro – Michele Marone ha provocato una deflagrazione che ha messo pericolosamente in bilico i pilastri della coalizione.

Uno di questi, il  consigliere regionale nonché presidente della Prima commissione Andrea di Lucente, è sibillino. “Questa settimana sapremo di che morte dobbiamo morire. Se vengono presi alcuni impegni, poi dovranno essere rispettati. Altrimenti ci si infila in una strada senza uscita”, dichiara a Primonumero a poche ore dal conclave di maggioranza.

Consiglio regionale Molise

“Lo ripeto, domani non voterò la mozione dei 5 Stelle e del Pd. In Aula spiegherò le ragioni”, aggiunge. Infine sottolinea: “Sono convinto che le soluzioni si possano sempre trovare, in particolare in politica. Vivacchiare? Non mi interessa, io non vivo di politica”.

Toma sa dunque di rischiare molto, di trovarsi davanti il lanciafiamme dei suoi stessi alleati e dei consiglieri della sua coalizione che chiedono la ‘testa’ di Michele Marone. Negli ambienti politici si dice che abbia le ore contate, che il governatore possa defenestrarlo dalla Giunta e poi ‘intercedere’ per la nomina del fratello Giorgio a direttore di Molise Acque. Rumors che dall’entourage del presidente si affrettano a smentire: “Fantapolitica”.

L’assessore al Lavoro invece dice di sentirsi “sereno”. E alle ipotesi di dimissioni per il bene dell’unità della coalizione non ci pensa affatto.

Se penso di fare un passo indietro? Assolutamente no, è un problema degli altri, non mio”, dichiara a Primonumero che lo intercetta durante i lavori del Consiglio comunale di Termoli che l’esponente leghista continua a presiedere. “Sono sempre stato sereno, sono un uomo di partito. Ho accettato la scelta del primo partito della coalizione a livello nazionale. Sento costantemente il presidente Toma, io mi sono messo subito al lavoro per problematiche legate al lavoro e al sociale della Regione”.

Marone per ora non lascerà nemmeno la guida dell’assise civica termolese. Non si dimetterà almeno “fino al 30 luglio perché il sindaco Roberti mi ha chiesto di portare avanti adempimenti relativi al Bilancio Consuntivo”. Ma “non c’è alcuna incompatibilità per il Tuel (testo unico degli enti locali, ndr)”, puntualizza riferendosi al triplice incarico che continua a ricoprire: assessore regionale al Lavoro, presidente del Consiglio comunale di Termoli e consigliere alla Provincia di Campobasso con delega al Bilancio.

marone lega

In Consiglio regionale le opposizioni sperano fino alla fine in un ripensamento della maggioranza che “hanno vissuto delle vere e proprie umiliazioni politiche negli ultimi due anni. Parliamo di un presidente che per tre volte ha azzerato la Giunta, che non ha mai dato nessuna rappresentanza di genere”, scandisce Andrea Greco (M5S). “Rivolgiamo pubblicamente un appello a tutte le forze di maggioranza, in particolare a Salvatore Micone, Filomena Calenda e Andrea Di Lucente”.

Nella conferenza di questa mattina (alla quale mancava Patrizia Manzo per impegni familiari) il capogruppo dei Cinquestelle mette il dito nella piaga: “Matteo Salvini è stato in grado di imporre un commissario, di dettare la linea politica all’interno del Molise. Questa è la più grande umiliazione per i consiglieri di maggioranza”. E “questa è una maggioranza artificiale, tenuta in piedi da alleanze assurde che si stanno sgretolando in questi giorni per creare nuove alleanze”.

Dunque, “il voto di domani deve essere una presa d’atto del fallimento delle politiche a qualsiasi livello”.

Qualche esempio del flop del governo Toma? E’ Angelo Primiani ad illustrarlo: “Si è bloccato tutto sulle nomine e sulle partecipate. Abbiamo speso 1,3 milioni per il piano del turismo che è un mero esercizio accademico. Hanno fallito sul trasporto, non c’è una strategia sulla Gam e sul rilancio del macello. Intanto i molisani vanno via.

Basta con questo teatrino, basta galleggiare. I molisani devono tornare a votare”.

Sugli spalti, a fare il tifo per Pd e 5 Stelle, ci sono i consiglieri supplenti estromessi da palazzo D’Aimmo con un blitz del presidente Toma.

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