Poste, trappola di burocrazia e cavilli: da 7 mesi non riesce a sbloccare la polizza della mamma morta

Odissea sfiancante, disavventura ancora senza finale per una donna termolese che ha diritto alla polizza assicurativa della madre, deceduta lo scorso mese di agosto, ma non riesce nemmeno a parlare con i responsabili del servizio malgrado innumerevoli tentativi, lettere, telefonate agli uffici postali. Rabbia, impotenza, senso di ingiustizia: “Basterebbe una banale operazione su pc, mi sento esausta e frustrata”.

Metti al sicuro i tuoi risparmi. Fidati di noi. Sei in una botte di ferro. E ancora: cortesia e professionalità. Sempre al tuo fianco. Questi e altri slogan, più o meno, sono l’essenza del marketing di Poste Italiane, che offre fra i suoi numerosi servizi assicurazioni e possibilità di investire risparmi. Peccato che, alla resa dei conti, la disponibilità non sia così scontata come si vorrebbe far credere al cittadino, e la tanto proclamata velocità delle operazioni sia in realtà fantascienza pura. Ne sa qualcosa Simona (nome di fantasia per tutelare la privacy), una donna termolese che da ben sette mesi fa i conti con la totale inefficienza delle Poste per un’operazione semplice e veloce: incassare la polizza assicurativa della mamma, deceduta un anno fa.

Bastano cinque minuti allo sportello per mettere in un fondo vincolato i soldi dei risparmiatori, ma occorrono mesi e mesi per vedere poi quel fondo finalmente sbloccato. “Parliamo di una piccola somma, cinquemila euro” racconta Simona, esasperata e sfinita da una vicenda che si sta rivelando una odissea degno della peggiore burocrazia fatta di cavilli, arzigogoli, richieste, tentativi telefonici a vuoto.

“Mia madre è morta nell’agosto 2019 – continua – e io dovrei incassare il premio del contratto assicurativo fatto con Poste Italiane anni fa, scaduto a dicembre 2019”. Così a gennaio parte la prima raccomandata, con la quale Simona allega tessera sanitaria, carta d’identità e naturalmente il certificato di morte della mamma. Nessuna risposta per due mesi, fino al 17 marzo “quando sono stata costretta a inviare una seconda raccomandata”.

Non è bastato nemmeno questo visto che in pieno lockdown la donna, che ha problemi di salute legati a trattamenti di chemioterapia, è stata costretta a recarsi personalmente alle Poste per l’identificazione. Problema risolto, finalmente?

Macchè, il tempo è passato e la sua richiesta è stata ignorata. “Una odissea, una fatica incredibile – rivela – che ha messo a dura prova il mio autocontrollo”. Il 20 giugno scorso ha dovuto inviare nuovamente la copia del testamento (che peraltro ben poco c’entra con la polizza a vita, “mia madre nel suo lascito non ha nemmeno mai parlato di denaro…”) a un altro ufficio.

“Nell’ultima occasione il direttore della filiale di riferimento mi ha garantito che avrebbe chiamato Poste Vita e mi avrebbe ricontattato, ma è passato quasi un altro mese e finora non ho ricevuto alcuna telefonata. Il mio disappunto è alle stelle, anche perché avevo chiesto da subito di liquidare la somma della polizza sul mio conto corrente postale”.

In pratica una operazione velocissima: basta un semplice giroconto, un paio di click dal pc.

E invece niente. In questa inerzia maturano rabbia, frustrazione, “ma soprattutto – aggiunge Simona – un forte senso di impotenza perché ti senti ignorato, snobbato, preso in giro anche se si tratta di un sacrosanto diritto che non comporta certamente sacrifici lavorativi a nessuno”.

 

Se fosse successo a una persona meno tenace e meno preparata, per esempio un anziano? Come può un cittadino districarsi fra dichiarazioni notarili, atti testamentari, documenti e richieste via posta e via telefono per ottenere un sacrosanto diritto? Simona, che da sette mesi “combatte”, non è riuscita ancora a risolvere il problema. E dice: “Sono fortunata anche perché in questo momento non ho un grande bisogno di quel denaro. Ma se fosse successo a una persona indigente, magari resa ancora più povera dal calo del redito nell’emergenza Covid, che invece aveva bisogno di quei soldi? “Fidati di noi” continua a ribadire Poste Italiane. “I tuoi risparmi sono in buone mani”. Ma la realtà, evidentemente, non è uno slogan.