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Nuovo tampone su 50 bambini e istruttori del campus. Indagini chiuse, sanzione per violato obbligo di quarantena

In mattinata la Asrem ha sottoposto al secondo tampone una cinquantina tra bambini iscritti al campus e istruttori. In coda anche decine di parrocchiani e persone legate alla chiesta chiamate per lo screening. Qualche genitore protesta: "Hanno mischiato tutti". La Digos ha concluso gli accertamenti sul focolaio di importazione e inviato gli atti in Procura. Ora spetat al magistrato ipotizzare reati. Sicuramente scatterà la sanzione amministrativa per i coniugi venezuelani, da pagare in solido con il sacerdote e il responsabile del movimento neocatecumenale. La causa: mancato rispetto dell'obbligo di registrazione alle autorità sanitarie e di quarantena fiduciaria.

I bambini che hanno frequentato il Campus estivo a La Baita e i loro istruttori sono stati sottoposti nuovamente al tampone oro-faringeo per verificare che non abbiano contratto il coronavirus. Questa mattina una lunga fila di persone in attesa del proprio turno davanti al reparto di Ingegneria Clinica della Asrem.

È passata una settimana dal primo screening mirato sui piccoli che hanno avuto contatti con il figlio dei coniugi di nazionalità venezuelana rientrati dalla Serbia trovato positivo, così come i genitori. Il primo monitoraggio ha tranquillizzato le famiglie perché nessuno dei bambini ha preso il virus. Questo secondo tampone, oltre a confermare la situazione, dovrebbe anche fugare gli ultimi dubbi in relazione ai tempi di incubazione. Non è stato necessario procedere alla indagine epidemiologica su tutte le famiglie, quindi congiunti e genitori, ma solo sugli scritti e sui loro istruttori.

Covid, famiglia venezuelana a Campobasso da 15 giorni. Chiuso il campus frequentato dai bimbi, tamponi a compagni e genitori

I genitori però hanno accompagnato i figli e qualcuno di loro protesta perché a fare il tampone stamattina sono stati chiamati anche altri cittadini che “non siamo in grado di escludere abbiano avuto contatti a rischio con i venezuelani. “Si sarebbero potuti scaglionare e evitare di mischiare i nostri figli”, sostiene un padre al quale fanno eco diverse altre persone, tutte dello stesso avviso.

I risultati sono attesi per domani, 30 luglio. Poi il campus potrà riprendere le sue normali attività.

Intanto gli uomini della Digos di Campobasso, delegati dalla Procura, hanno concluso gli accertamenti sul focolaio che, dopo quello legato alla comunità Rom, ha di nuovo portato Campobasso in cronaca. L’informativa è stata inviata ai magistrati, ai quali passa la passa circa la configurazione eventuale di reati.

In base agli accertamenti non ci sarebbero tuttavia gli estremi per ipotizzare l’epidemia colposa anche perché, fortunatamente, il focolaio venezuelano è assolutamente circoscritto e conta al momento 21 persone positive, quasi tutte asintomatiche.

Sicuramente però la sanzione scatterà a carico dei due coniugi, moglie e marito, che non hanno segnalato la loro presenza in Molise alle autorità sanitarie come avrebbero dovuto fare sulla base della ordinanza del ministro Speranza e del Decreto ministeriale. La famiglia ha fatto rientro dalla Serbia, Paese considerato a elevato rischio per il numero di casi da Sars-COV 2, ed è arrivata in Molise dopo uno scalo a Parigi con un veicolo privato attraverso il Movimento Cammino neocatecumenale. Il responsabile del canale di volontariato e il prete di Sant’Antonio da Padova che ospita il nucleo familiare in un appartamento della parrocchia potrebbero essere chiamati a pagare il solido la sanzione amministrativa, circa 500 euro. Si sta valutando la loro responsabilità nella vicenda.

E proprio oggi Padre Giancarlo, parrocco della parrocchia di Sant’Antonio di Padova a Campobasso che ospita la famiglia venezuelana positiva al coronavirus, dalla quale si è innescato un piccolo focolaio (al momento 21 persone) difende la posizione della parrocchia e smentisce che le persone positive al Coronavirus appartengano alla stessa. “Qualora dovessero essere accertati nuovi casi di contagio nessuno è nelle condizioni di poterne determinare una diretta connessione con la Parrocchia” sostiene in una nota inviata alle redazioni.

Il parroco di S.Antonio chiarisce: “Venezuelani non hanno avuto contatti con i parrocchiani”