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Morti di inquinamento e bambini che non hanno mai visto le stelle. Uomo e natura, il Lockdown ci insegna

In Italia muoiono circa 90mila persone l’anno per Biossido di Azoto, definito il killer invisibile. Ma il fermo prolungato ha restituito una bella riflessione di Domenico Vignale, architetto paesaggista, che investe sulla “crescita verde”.

Domenico Vignale, 29 anni, Guglionesi. Laureato in Architettura del Paesaggio presso l’università degli studi di Firenze e abilitato alla professione di Architetto Paesaggista.

Domenico Vignale

Hai mai visto le stelle?

No, mai.

E il cielo azzurro?

Non proprio azzurro.

E le nuvole bianche, le hai mai viste?

No.

Nel 2004 una giornalista ha intervistato una bambina cinese di 10 anni. Le sue risposte hanno colpito chiunque avesse visto il filmato dell’intervista.

Siamo in un periodo unico della storia dell’umanità perché questa volta non è come una guerra o una recessione economica in cui le cose andranno male per alcuni anni, ma alla fine miglioreranno. Ormai abbiamo appreso che il nostro pianeta si sta deteriorando e continuerà verso questa strada a “vicolo cieco”, indipendentemente da ciò che faremo. Gli scienziati, quelli che si occupano della vera scienza che va avanti con i pochi fondi a disposizione a dispetto dei negazionisti e dei complottisti, ci avvertono che l’unica soluzione è lottare per rallentare la velocità con cui le cose peggiorano. Infatti, anche se domani dovessimo arrestare totalmente le emissioni di CO2, il riscaldamento già in atto potrà rallentare solo nel giro di qualche decina di anni. Se riuscissimo a limitare il riscaldamento che secondo i dati dovrebbe innalzarsi di 1,5 C° nei prossimi anni, avremo comunque un innalzamento del livello del mare di circa mezzo metro, ondate di calore e siccità in alcune parti del mondo e conseguente riduzione della produttività agricola.

Tornando all’esempio della bambina cinese che nella sua preadolescenza non ha mai visto le stelle, possiamo riflettere sulla realtà che sta attraversando la Cina, uno dei paesi più inquinati al mondo. Stando alle statistiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in Cina muoiono 1,1 milioni di persone ogni anno a causa dell’inquinamento atmosferico causato dallo smog ed in particolare dalle polveri sottili.

Molti dei lettori di questo articolo penseranno che rispetto all’Italia la Cina è troppo industrializzata, troppo densamente abitata, addirittura che è troppo lontana. Purtroppo quei livelli di inquinamento li percepiamo anche nella nostra penisola. La Pianura Padana è uno dei luoghi più inquinati al mondo, il più inquinato d’Europa, che ci proietta all’undicesimo posto nella classifica mondiale dei paesi più inquinati. In Italia muoiono circa 90mila  persone l’anno per Biossido di Azoto definito il killer invisibile.

Il nove marzo 2020 il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte annuncia agli italiani l’obbligo del cosiddetto “lockdown”, conseguentemente alla pandemia da Covid-19. Durante questo periodo la nostra nazione, e non solo, è tornata a respirare. Secondo il Center for Research on Energy and Clean Air, il miglioramento della qualità dell’aria, durante il lockdown, ha portato 11 mila decessi in meno per inquinamento in tutta Europa. Sono stati registrati il 40% in meno di livelli di biossido di azoto, il 10% in meno di PM 2.5 e, come affermato da Lauri Myllivirta, principale autrice dello studio, il calo dell’inquinamento atmosferico ha ridotto la pressione sui servizi sanitari, dimostrando quanto il miglioramento della qualità dell’aria sia importante. Gli esperti sanitari hanno notato che un’aria più respirabile è connessa a molti meno pazienti ricoverati con esacerbazioni di asma e BPCO.

Secondo il dossier realizzato da Italy for Climate, iniziativa di un gruppo di imprese italiane della green economy, nella penisola italiana in soli 2 mesi le emissioni di CO2 nell’aria sono calate del 35%, percentuale molto vicina al target decennale stabilito dall’Accordo di Parigi. Questa riduzione è dovuta principalmente allo stop dei trasporti.

La natura in questi mesi di fermo si è ripresa letteralmente possesso di ciò che le appartiene, basti pensare che a Milano le lepri si sono riviste nei parchi, a Trieste e Cagliari sono tornati i delfini nei porti, a Venezia l’acqua della laguna è tornata limpida e si sono rivisti i pesci e i fondali, in Giappone hanno rincominciato ad aggirarsi i cervi nelle città, in California hanno iniziato a passeggiare i tacchini e in india sono tornati i fenicotteri. Il blocco della maggior parte delle attività ha infatti creato un ambiente più a misura d’ape. E’ stata interrotta l’ossessiva pulizia ai bordi delle strade, consentendo alle piante di crescere e fiorire, offrendo un’ulteriore fonte alimentare per gli impollinatori. Queste aree possono ospitare centinaia di specie di piante selvatiche, che generalmente non fanno in tempo a fiorire e a riprodursi a causa della pulizia delle strade. Oltre alle api e agli impollinatori ne hanno tratto vantaggio anche le farfalle, gli uccellini e tutti gli insetti che dipendono dalle piante selvatiche.  Insomma, l’amore platonico tra la natura e la città è diventato amore vero.

Domenico, quali sono le tue aspettative future e come la tua professione di architetto paesaggista può dare una speranza al nostro pianeta?

Molti di noi stanno parlando di ripartenza, a mio avviso la parola giusta è “cambiamento”. Come disse Einstein: “Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose”. La mia professione può sicuramente aiutare le città ad essere più resilienti attraverso una progettazione adeguata degli spazi pubblici ma il cambiamento deve arrivare da chiunque anche nelle piccole cose quotidiane.

Dal mio canto, uno degli obiettivi da conseguire è quello della crescita “verde”. Sempre più, i leader del mondo accademico, finanziario, dello sviluppo sostenibile e del settore privato concordano sul fatto che la natura è un motore chiave della prosperità economica. A riguardo è da citare un intervento di Francesco Ferrini, professore dell’università di Firenze: “Crescita verde significa migliorare il benessere delle persone e della natura, allo stesso tempo. Significa attuare approcci che riducano la povertà e aumentino l’accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria e alle infrastrutture, mentre investiamo nelle risorse naturali dalle quali dipendono i nostri mezzi di sussistenza, salute ed economie: il nostro capitale naturale. Sappiamo che concentrarsi solo sulla crescita economica o sulla sola conservazione non ha successo a lungo termine. Per raggiungere un futuro con prosperità condivisa, abbiamo davvero bisogno di incorporare tutte le fonti di capitale, compresi quelle naturali e sociali, nei nostri piani di sviluppo economico”.