Molise in declino: persi altri 3500 residenti. “Le migrazioni superano le nascite. La speranza? Lo smart working…”

I dati Istat sono implacabili: la popolazione molisana al 31 dicembre 2019 risultava essere pari a 302.265 (148.764 maschi e 153.501 femmine). Il docente Unimol, Fabrizio Nocera: “Da diversi anni perdiamo popolazione residente, ogni anno se ne va un piccolo paese. La popolazione è sempre più anziana e il rapporto tra ultra 65enni e ragazzi da zero a 14 anni è ormai del doppio. Significa che per circa 220 anziani abbiamo 100 ragazzi”. Una piccola via d’uscita potrebbe arrivare dal cosiddetto lavoro agile: “Potrebbe indurre molti a restare nel proprio territorio. Ma servono servizi e internet veloce ovunque”.

Qualcuno si spinge a dire: “Il Molise va verso l’estinzione…”. Beh, sarà pure un’iperbole, ma guardata nel tempo ha il suo fondamento. Numeri freddi, quelli dell’Istat, che però inquadrano, mettono a fuoco, fotografano la situazione, cristallizzandola al 31 dicembre 2019: la nostra regione ha perso altri 3500 residenti (3476 per la precisione, ndr). È come se un paese delle dimensioni e con gli abitanti di Cercemaggiore fosse scomparso nel nulla. E ci perdoni Cercemaggiore per l’accostamento.

 

A rendere il tutto più allarmante è un ulteriore dato: rispetto al 2018, quando si erano già persi 2900 residenti, bisogna registrare un ulteriore saldo negativo di 600 persone. Un andamento costante, purtroppo, una discesa che non frena, anzi accelera, dal 2014 ad oggi: da allora sono stati persi ben 12.600 molisani. E su questo si sofferma innanzitutto l’esperto, Fabrizio Nocera, docente Unimol e autore del prezioso libro ‘I numeri del Molise’.

 

“Da diversi anni perdiamo popolazione residente, ogni anno se ne va un piccolo paese – spiega Nocera –. Purtroppo, la perdita annuale aumenta sempre di più e così il confronto più preoccupante diventa quello tra un anno e un altro”. E poi c’è una situazione oggettiva cui far fronte per leggere con chiarezza e obiettività le cifre: “La popolazione è sempre più anziana – prosegue il docente – e il rapporto tra ultra 65enni e ragazzi da zero a 14 anni è ormai del doppio. Significa che per circa 220 anziani abbiamo 100 ragazzi”. La popolazione molisana al 31 dicembre 2019 risultava essere pari a 302.265 (148.764 uomini e 153.501 donne).

 

Il saldo naturale è negativo dall’ormai lontano 1992: “Da allora in Molise ogni anno ci sono più morti che nascite – dice Nocera –. La verità è che chi decide di restare non procrea e le famiglie numerose si contano sulle dita di una mano. Gli unici territori in cui la popolazione aumenta un pochino sono quelli a ridosso delle aree più sviluppate a livello economico, come il capoluogo di regione e alcune zone del Basso Molise, le uniche dove cresce la popolazione dall’Unità d’Italia in poi”.

Fabrizio Nocera

In parte, i numeri sono meno drammatici, se possibile, grazie ai migranti che mettono al mondo, in proporzione, più figli rispetto ai molisani: “E così spesso si mantengono anche alcune classi delle scuole primarie che rischierebbero di scomparire”. Ma diminuiscono anche i migranti, a dirla tutta.

 

A ben vedere, c’è un’altra notizia negativa da dare: per la prima volta, nel 2019, le cancellazioni hanno superato le iscrizioni all’anagrafe. Significa che il numero di chi è andato via è stato più alto di chi è nato. “Questo è preoccupante perché non solo non procreiamo ma perdiamo anche residenti adulti. Bisognerebbe lavorare proprio sul saldo migratorio, altrimenti saremo messi male nei prossimi anni” ammette il docente.

 

Undici Comuni non hanno registrato alcun nuovo nato nell’arco dell’intero anno, e parliamo soprattutto dei centri del Molise più interno e mal fornito: Castelbottaccio, Molise, Montemitro, Provvidenti, San Biase, Tavenna in provincia di Campobasso; Acquaviva di Isernia, Castelpizzuto, Castelverrino, Chiauci, Stant’Angelo del Pesco in provincia di Isernia. Ma anche Campobasso è in perdita, per fare l’esempio della città più grande e del capoluogo. In effetti, sono soltanto quattro i Comuni in cui c’è un saldo attivo: Vinchiaturo, Macchia d’Isernia, Pescopennataro e Roccasicura.

 

Il prof. intravede un unico barlume di speranza, nato tra l’altro dall’emergenza legata al covid-19. Di che si tratta? “Dello smart working. Il lockdown ha insegnato che si può lavorare spesso anche da casa. Questa potrebbe essere la salvezza per il nostro Molise: si riuscirebbe a restare nel proprio territorio, evitando stress da grande città magari. Ma chiaramente bisognerebbe potenziare i servizi, in primis quelli legati alle nuove tecnologie e a internet veloce”.

 

In definitiva, il Molise risulta la terza regione più anziana d’Italia, preceduta solo da Liguria e Friuli Venezia Giulia. Ma il decremento di residenti è il più accentuato rispetto a tutte le altre regioni: -1,14% in un anno, ovvero i 3500 residenti in meno di cui si è detto in apertura.