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Mafia in Molise: così Casalesi e clan foggiani fanno affari con criminali rom e stranieri

Soprattutto droga ma anche capitali reinvestiti in attività dell'energia e immobili: la relazione semestrale della Dia offre uno spaccato delle infiltrazioni mafiose nella nostra regione

Nessun clan di mafia radicato, ma tante piccole infiltrazioni. Come dimostrano gli arresti, le operazioni antidroga, ma anche i sequestri e le interdittive antimafia. La relazione semestrale della Dia offre ancora una volta uno spaccato interessante di quella che è la presenza delle organizzazioni criminali di stampo mafioso nella nostra regione. Perché, qualora qualcuno facesse ancora finta di niente, le mafie operano anche in Molise, sebbene non siano così conosciute e visibili come altrove.

Eppure la cronaca di tutti i giorni dovrebbe aiutare a orientarsi, anche se non è certo facile districarsi fra associazioni diverse per provenienza geografica, ambiti criminali e penetrazione nel territorio molisano.

I COLLEGAMENTI CON LA CRIMINALITA’ STRANIERA E NOMADE

Ma come si infiltrano le organizzazioni criminali in Molise senza essere ben radicate? Secondo la Dia, fondamentalmente sarebbero favorite da gruppi criminali stranieri e di origine nomade da tempo residenti nella nostra regione. “Un elemento che accomuna le citate organizzazioni sono le intese con pregiudicati di altre nazionalità, stabilitisi in Molise, o con famiglie rom stanziali, che agevolano la gestione sul territorio delle attività illecite tipiche delle associazioni mafiose, che sembrano così non avvertire la necessità di radicarsi.

L’operazione ‘Alpheus 1’ del dicembre 2018 e proseguita nei mesi successivi, svelò infatti i legami fra i gruppi criminali foggiani e albanesi residenti in Basso Molise, con una raffica di arresti fra Termoli, Campomarino e San Martino in Pensilis.

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Inoltre “gli indagati sanseveresi sono stati colpiti da un decreto di sequestro preventivo, eseguito a gennaio 2019, nelle province di Chieti e Campobasso – si legge nel documento -, che ha riguardato quote societarie, esercizi commerciali, immobili e veicoli, per un valore di circa 1,2 milioni di euro”.

È stata invece l’operazione ‘White Rabbit’ a svelare i legami fra gruppi Rom stanziali in provincia di Isernia e i mafiosi della Capitanata.

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LA SOCIETA’ FOGGIANA E I CASALESI

Fondamentalmente la Direzione investigativa antimafia individua in Molise elementi di clan di camorra provenienti dalla Campania e quelli della Società Foggiana e dei Montanari della vicina Puglia.

La Dia cita l’istituzione della commissione consiliare antimafia in Regione e ancora una volta punta l’indice sulla vicinanza geografica con Campania e Puglia, fattore determinante nel far sì che pregiudicati e latitanti scelgano il Molise per sfuggire alla cattura o semplicemente per scontare periodi di misure cautelari come gli arresti domiciliari o l’obbligo di dimora.

Presenze più volte rimarcate “in particolare lungo la fascia adriatica e nelle zone tra il Sannio ed il Matese, queste ultime prossime alle aree di influenza del cartello casertano dei Casalesi”. Pur avendo in passato vissuto operazioni relative ad altri clan, come ad esempio i Contini o i Mallardo, restano i Casalesi il gruppo più ‘forte’ nella provincia di Isernia e nel matesino, ma anche nei centri costieri.

Campani e foggiani, secondo la Direzione investigativa antimafia sono “presenti con proprie propaggini nella zona costiera molisana, in particolare nelle cittadine di Termoli, Campomarino, Petacciato e Montenero di Bisaccia”. Il primo affare per loro resta quello della droga, come testimoniato da numerose operazioni di polizia.

LA MAFIA DI LUCERA

Ma è soprattutto sulla presenza della malavita di Lucera, emersa con sempre maggiore frequenza, che si concentrano le poche pagine relative al Molise della relazione semestrale pubblicata poche ore fa.

In particolare il clan dominante a Lucera, denominato Bayan-Ricci-Papa sarebbe riuscito a mettere in piedi una rete di piccoli pusher nella zona del Basso Molise, come testimoniato anche dai blitz delle forze dell’ordine in paesi come Guglionesi, San Martino in Pensilis, Campomarino, Santa Croce di Magliano, nonché Termoli. Lo stesso clan sarebbe stato capace di arrivare alla provincia di Isernia, come emerge dai nomi degli arrestati nell’operazione ‘Friends’ del novembre 2019.

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Ma lo stesso sodalizio criminale, tramite il clan Barbetti che sarebbe diretta emanazione di quello dominante nel lucerino, compare anche in altri blitz di Polizia, Carabinieri e Fiamme Gialle che hanno interessato il Molise. Oltre alla già citata ‘White Rabbit, la Dia menziona l’operazione ‘Drug Wash’, riguardante in particolare la famiglia Bayan, che nel luglio 2019 pare aver decapitato il gruppo criminale lucerino.

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LA DROGA DA SAN SEVERO

Ma c’è anche il nome di San Severo che compare più volte nella relazione riguardo al Molise. Succede per l’operazione ‘Drug Market’, sempre del marzo 2019, ma stavolta a Campobasso, oppure per ‘Alcatraz’, di due mesi più tardi e sempre nel capoluogo molisano. Impossibile, sempre a proposito di droga e clan da San Severo, non sottolineare l’importanza dell’operazione ‘Lungomare’, avvenuto nel 2018 ma i cui effetti sono ancora attuali, col processo in corso.

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PRESENZE DI ‘NDRANGHETA E COSA NOSTRA

Citata, ma ormai lontana dalle cronache dell’attualità, l’infiltrazione di ‘ndrangheta legata all’operazione Isola Felice a Termoli e dintorni con protagonista la famiglia Ferrazzo di Mesoraca, provincia di Crotone.

In un passaggio, la Dia ricorda anche il sequestro preventivo operato nei confronti di un uomo ritenuto legato a un clan di Cosa Nostra della città di Gela. È avvenuto a Civitacampomarano, dove nell’ottobre 2019 la magistratura ha messo i sigilli a un mini impianto eolico la cui proprietà sarebbe legata a un uomo della famiglia mafiosa dei Rinzivillo.

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NON SOLO STUPEFACENTI: AFFARI E RICICLAGGIO

Chiaramente non c’è solo la droga fra gli affari dei clan in Molise. La Dia indica il coinvolgimento di elementi riconducibili ai Casalesi nella nostra regione nell’operazione ‘Galaxy’ portata avanti dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura di Isernia. Operazione che ha fatto emergere “un’associazione per delinquere finalizzata alla frode transnazionale in danno dell’Italia e dell’Unione Europea sulla vendita di auto di lusso, con un sistema di triangolazioni societarie”.

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Il 2019 ha fatto registrare in tutto 7 interdittive antimafia in Molise, 4 delle quali nella seconda metà dell’anno. Un numero che potrebbe sembrare esiguo, ma paragonato a regioni limitrofe come l’Abruzzo, dove sono state 4 in 12 mesi, fa un po’ riflettere.

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“Alcune evidenze investigative hanno riguardato attività di riciclaggio e di reimpiego di capitali di origine illecita da parte di prestanome di gruppi criminali – scrivono gli inquirenti -. Allo stato attuale sono in corso le procedure di legge per la gestione di 7 immobili confiscati, mentre altri 3 sono già stati destinati. Sono in atto le procedure per la gestione di 2 aziende. Tra le tipologie di beni sottratti alle mafie in Molise figurano immobili con relative pertinenze, terreni e aziende per la produzione di energia elettrica, gas e acqua”.

FUTURO COL DILEMMA COVID

Per i prossimi mesi la Dia volge lo sguardo in avanti e fa un approfondimento su come il coronavirus potrebbe influenzare l’economia e favorire i sodalizi criminali tramite l’impiego di capitali illeciti. “La ‘paralisi economica’ provocata dalla pandemia di coronavirus può aprire alle mafie prospettive di arricchimento ed espansione paragonabili a ritmi di crescita che può offrire solo un contesto post-bellico” si legge nella relazione. Un territorio già economicamente arido come il nostro potrebbe fare gola a nuovi appetiti criminali.