Le mie vacanze nell’epoca del Covid: l’aereo, le mascherine, le spiagge. Ecco com’è andata

Il racconto in prima persona di una breve villeggiatura in Sardegna: il coronavirus ha modificato alcune delle nostre abitudini ma nemmeno troppo. L’unico grande cambiamento? Non ci sono stranieri

Ci vado in vacanza quest’anno o è troppo rischioso? Se vi state facendo questa domanda, siete in buona compagnia. Me la sono posta anch’io, prima di decidere di partire, per giunta in aereo, per una breve vacanza rimanendo in Italia e scegliendo la Sardegna. Proprio per questo motivo, da molisano, ho deciso di condividere la mia esperienza fra regole, mascherine, distanziamento sulle spiagge e lotta agli assembramenti.

 

I DUBBI

Sono uno di quelli che amano viaggiare e durante la quarantena il desiderio di partire non ha fatto che aumentare. Però è chiaro, non sono un incosciente e i dubbi li ho avuti eccome. Probabilmente più a ridosso della partenza che al momento della prenotazione, effettuata circa due mesi fa. Alla proposta di un amico non ci ho pensato due volte: “Ma sì andiamo, quest’anno vacanze in Italia così diamo anche una mano all’economia. E di sicuro non ci sarà folla”. Ma con le graduali riaperture di locali ed eventi, un po’ di perplessità l’ho avuta. “E se si creano assembramenti sulle spiagge? Ma davvero l’aereo è un posto rischioso per il contagio?” Domande che hanno affollato la mia testa prima di decidere che sarei partito, ma senza correre rischi inutili. Col Covid-19 occorre convivere, senza sfidarlo.

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AEROPORTO E VOLO

Giunto all’aeroporto di Pescara, il più vicino a dove vivo, ecco le prime differenze. Un ordine mai visto prima, si sta in fila indiana, si deve forzatamente imbarcare il bagaglio a mano (ma questa regola è già stata modificata), si viene ripresi da una telecamera prima del check-in. Nessuno lo spiega, ma è probabile sia un termoscanner per la misurazione della temperatura. Sembra scontato, ma è utile ribadire che ci sono gel igienizzanti ovunque e la mascherina è obbligatoria, anche se qualcuno fa finta di non saperlo. L’imbarco procede con molta più disciplina rispetto al passato.

L’aeroporto è piccolo, il Boeing che ci deve trasportare in Sardegna pure e questo aiuta a non creare la calca prima di fare quelle poche decine di metri a piedi dal gate alle scalette dell’aereo. A bordo, complice la mancanza di bagagli, non si crea quella insopportabile attesa dovuta al tizio che non trova il suo posto e deve fare marcia indietro o la signora che non riesce a trovare un posto libero nella cappelliera.

È tutto più ordinato e rapido, o almeno l’obiettivo è quello perché gli italiani e la disciplina hanno litigato all’asilo e i risultati si vedono visto che c’è gente che non riesce a mantenere un metro di distanza nonostante adesivi che più facili da capire non si può.

Una volta sull’aereo, lo zaino o la borsetta finiscono sotto il sedile e si decolla. Ah, per il momento hostess e steward non hanno il permesso di passare in continuazione in corridoio per chiedere se abbiamo voglia di un caffè o vogliamo acquistare un gratta&vinci. Anche questo sembra uno dei vantaggi del post Covid.

Sebbene la Sardegna abbia adottato un regolamento che impone di registrarsi prima dell’arrivo sull’isola tramite un sito o una App, nessuno controlla l’esistenza del documento una volta atterrati a Olbia, probabilmente demandandolo alle compagnie aeree, né avviene un nuovo controllo della temperatura. Poco male, si recupera il bagaglio e la vacanza può cominciare.

 

LE SPIAGGE

Dici Sardegna e dici mare e spiagge. Ed ecco le prime sorprese: il Molise è forse più avanti dell’isola dei Quattro Mori in termini di regole sul distanziamento in spiaggia libera. Non ci sono paletti per assicurare che gli ombrelloni vengano piazzati a una certa distanza, né cartelli che avvisano di dover osservare determinati comportamenti. Anche negli stabilimenti balneari le distanze non sembrano così diverse da quelle di sempre. Se non fosse per qualche mascherina qua e là, sembrerebbe non sia accaduto granché. Ma una vera grande differenza c’è, perché la folla che tanto temevo non si vede. Sì, i bagnanti ci sono eccome, soprattutto alla domenica, ma niente di spaventoso. Mantenere la giusta distanza dagli estranei non è affatto impossibile, anzi.

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I LOCALI

Il motivo di questa ‘mancata folla’ è uno solo e lo spiegano i sardi stessi. “Qui un anno fa c’era il pienone, adesso c’è pochissima gente”. Che siano bagnini o camerieri, proprietari di attività ricettive o semplici residenti, tutti dicono la stessa cosa. “Non c’è nessuno rispetto agli anni scorsi”.

Tanto che molti locali sono chiusi, soprattutto le discoteche che non hanno ancora avuto l’ok alla riapertura. “Forse dal 18 luglio, ma non si sa” ci dicono. Ma dal Governo per loro non arrivano buone nuove.

I grandi assenti sono gli stranieri. I voli per l’Italia sono ancora chiusi da molti Paesi esteri, come gli Stati Uniti dove l’epidemia fa ancora molta paura. Niente americani, niente russi, niente arabi. Sì, gli yacht fra la Costa Smeralda e dintorni ci sono, ma probabilmente sono meno della metà di quelli che si vedrebbero se non ci fosse il coronavirus. “Qui la media l’anno scorso era di 180 voli giornalieri, oggi ne sono arrivati 50” riferiscono all’aeroporto di Olbia. L’Italia ha riposto presente, da Napoli e da Roma, ma anche dal Veneto e dall’Emilia.

Bar e locali notturni possono mettere musica, ma non consentono di ballare. O almeno, non di scatenarsi, perché un controllo significherebbe dire addio alla stagione intera. Così la musica non supera mai un certo numero di decibel.

 

LA GENTE E IL RISCHIO DI ASSEMBRAMENTI

E allora come fanno i giovani, che proprio non resistono al richiamo della folla, del divertimento di massa, delle feste in cui il contatto non solo è inevitabile, ma ricercato? Beh, in molti casi devono adeguarsi e far buon viso a cattivo gioco: cercare altro o accontentarsi di feste non troppo esagerate.

Ma è chiaro che le regole del distanziamento e della mascherina saltano con una certa facilità quando le casse sparano l’ultima hit dell’estate e i drink si moltiplicano. Rischi calcolati per qualcuno, rischi che non esistono per molti altri.

“E secondo te se devo presentarmi a una ragazza le porgo il gomito?” domanda un giovane quando si parla del periodo che stiamo vivendo. La speranza di tutti è che il peggio sia passato anche se “la paura che a ottobre dovremo stare a casa esiste”. La Sardegna, per fortuna, è uno dei territori meno colpiti dal covid. “Siamo stati bravi” ci dicono i tanti sardi conosciuti in pochi giorni. Continuate così e torneremo, pensiamo noi. E anche gli stranieri faranno lo stesso.