Le campane della discordia dividono il paese: petizione per zittirle di notte, ma firmano in pochi. E la palla passa al vescovo

Venerdì mattina una delegazione del paese incontrerà il vescovo De Luca per chiedere di intervenire ad Acquaviva dove 16 cittadini hanno chiesto di interrompere i rintocchi dell’orologio dalle 23 alle 7 del mattino

Tradizione o modernità? Restare fedeli alla routine o passare alla novità? Passato o presente?  Soni i dubbi di sempre, che nei mesi scorsi ad Acquaviva Collecroce hanno scatenato una piccola guerra civile che ha diviso l’intero paese di origine croata.

Il motivo? Le campane del paese, o meglio l’orologio del campanile che da sempre e per tutto il giorno scandisce l’ora dando a tutti i cittadini il senso del tempo che passa nell’arco della giornata. Ma adesso quei rintocchi notturni che segnano le ore di buio, oltre a quelle di luce, scatenano l’ira di un gruppo di cittadini che ha deciso di sollevare il problema e con esso, inevitabilmente, la polemica. Per loro il problema sono i rintocchi della notte, quelli che vanno dalle 23 alle 7 del mattino, e che quindi hanno chiesto di eliminare per poter riposare con tranquillità.

Una polemica cominciata durante la “quarantena”, quando hanno iniziato una raccolta firme. Di richieste a favore ne sono arrivate, peccato però che non abbiano riempito nemmeno una pagina di foglio visto che la petizione si è fermata a 16 cittadini. Tanti sono quelli che hanno messo nero su bianco nome e cognome per chiedere di stoppare l’orologio durante la notte.

E visto che carta canta, sempre per rimanere in tema di proverbi legati a carta e penna, dall’altra parte di firme ce ne sono ben 300, praticamente quasi l’intero paese che invece di fatto é attaccato alla tradizione e non ha nessuna intenzione di spegnere campane e rintocchi.

“Il nostro é un paese a vocazione agricola e da sempre l’orologio scandisce il passare del tempo per dare i riferimenti temporali a chi lavora nei campi – rivela un cittadino che si è fatto portavoce della questione – e poi quel campanile é il terzo che sistemiamo perché era pericolante per via del terremoto. Grazie ai contributi del popolo nel 2015, é stato ricostruito e adesso è perfettamente funzionante”.

Tra i due litiganti adesso, dovrà intervenire anche il vescovo della diocesi di Termoli- Larino, Gianfranco De Luca, che una delegazione dei cittadini legati alla tradizione incontrerà domani mattina, venerdì 3 luglio. “Inviteremo il vescovo in paese – aggiunge il cittadino – perché venga a parlare al popolo intero e a decidere con noi”.  A lui l’ardua sentenza.