L’arte come metafora illuminata: la “pandemia” di Blu incanta il capoluogo foto

Il celebre street artist di origini marchigiane é tornato ancora una volta a Campobasso per realizzare la sua nuova opera. “The Pandemic” - murale realizzato sulle facciate dell’ex Onmi di via Muricchio, nell’ambito dell’ultima edizione del “Draw the Line” - ha già riscosso una pioggia di apprezzamenti, ma ha soprattutto offerto una preziosa visione di significati e semantiche che risiedono dietro la paura, le difficoltà e le evoluzioni del Covid-19.

La “torre” eretta dall’uomo, baluardo d’orgoglio e forsennato progresso, rasa al suolo, demolita. La caduta di Babilonia, l’incertezza del vuoto. Eppure, la speranza  di rinascere come preludio e anticamera della ricostruzione.

È l’arte – ancora una volta – il veicolo, lo specchio, il rimedio illuminante. È Blu – ancora una volta – a firmare l’ennesima perla dopo le opere concluse, rispettivamente, al terminal bus e sulle facciate della palazzina di via Liguria, a Campobasso. 

Il capoluogo diviene quindi nuovamente “tela” privilegiata per lo street artist di origini marchigiane, tornato all’opera in città grazie al “Draw the Line 2020”, promosso e organizzato come sempre dall’associazione Malatesta.  “La Pandemia” (questo il titolo della realizzazione) ha incantato occhi e coscienze, catalizzando gli sguardi sulle pareti dell’ex Onmi, in via Muricchio. 

murales blu pandemia campobasso street art

Nel murale, le architetture – materiali e concettuali – erette dall’uomo subiscono il fatidico scacco. Ad infliggerlo è esattamente la declinazione iconica di una natura che sembra voler determinare così la propria “revanche”, dopo aver incassato silenziosamente abusi e mutamenti indotti, barbaramente somministrati sotto il vessillo del progresso economico e materiale.

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Nell’effige dei panda giganti, percepibili quasi come l’espressione di una sintesi mutogena, non solo un gioco di parole direttamente connesso al lemma “pandemia”, ma anche e soprattutto una sottolineatura brillante e straordinariamente evocativa: la ricostruzione, la rinascita, il definitivo tramonto del “contagio” non possono che passare da una profonda presa di coscienza. Rispettare il creato, il suo sistema biologico, proteggerne dinamiche, è rispettare noi stessi.

Il vero “virus” è l’egoismo, il vero antidoto il discernimento. Partendo da questa consapevolezza, la “cura” sarà soltanto la più necessaria e naturale conseguenza.