Il figlio del boss degli “Scusuti” arrestato a Bojano: è coinvolto in un giro di armi e droga

Il 26enne era stato arrestato lo scorso anno e stava scontando i domiciliari in una casa del centro matesino. Il suo nome figura anche nell'ultima indagine che ieri ha portato all'esecuzione di sei misure. In carcere il padre definito "il boss degli usurai"

Fa parte del clan degli “Scusuti”, spacciatori e usurai, che vivono ad Aversa. Ha 26 anni e un curriculum criminale già lungo e corposo. E’ il figlio del boss indicato dal collaboratore Nicola Schiavone, “come capo di una banda di usurai che opera da anni nella città normanna”.

Stava scontando i domiciliari a Bojano, dopo l’arresto dello scorso anno  avvenuto nell’ambito della maxi inchiesta del commissariato di polizia di Aversa, diretto dal primo dirigente Vincenzo Gallozzi.

Ieri mattina alla porta dell’abitazione bojanese sono tornati a bussare gli uomini del commissariato di Gallozzi. Il 26enne è coinvolto in una nuova indagine. Suo padre è stato appena rinchiuso in carcere, per lui invece che sta scontando la pena in un’abitazione di Bojano, la misura prevede i domiciliari.

Si tratta di una indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord che con l’avvallo del dal Gip ha ordinato l’applicazione della misura cautelare in carcere nei confronti di una persona di anni 56 (padre del 26enne), degli arresti domiciliari nei confronti di 2 persone di 53 e 26 anni, e dell’obbligo di dimora nei confronti di altre 3 persone che hanno 33, 31 e 23 anni tutti di Aversa .

Sono accusati a vario titolo di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenteporto e detenzioni di arma clandestina, cartucce e munizioni, nonché per ricettazione di armi.

Le verifiche – condotte dal personale del Commissariato di Aversa con l’ausilio delle intercettazioni ambientali e telefoniche, di servizi di osservazione e pedinamento nonché informazioni rese da persone informate sui fatti – hanno consentito di delineare un grave quadro indiziario nei confronti degli indagati che, secondo l’ipotesi accusatoria avvalorata dal Gip, avevano organizzato presso l’abitazione del 56enne una piazza di spaccio con ruoli e compiti definiti.

Nel corso delle attività investigative è emerso che gli indagati detenevano illegalmente armi, munizioni e cartucce risultate provento di furto e sottoposte a sequestro.