Il bello di un giornale senza padroni – Nato il 4 luglio 2000

Ebbene, oggi quella mia un’utopia sognata è una realtà che dura da ben vent’anni ed è il fiore all’occhiello della nostra stampa. Si dice che giornalisti non si nasce ma si diventa. Monica, che ha il mestiere nel sangue, non solo smentisce la teoria, ma è riuscita a far nascere, a covare e allevare un gagliardo plotone di giornalisti, quasi tutti donne, che ogni giorno sotto la sua guida conducono un corpo a corpo col miglior giornalismo molisano...

Tanti anni fa, sulla rubrica che curo per “Il Bene Comune”, annunciai di aver vinto alla lotteria ben 125 milioni di euro. In sogno. Scrissi che non avevo dubbi su come spenderli: finalmente potevo dimostrare che il giornalismo non è un mestiere senza più lettori e avrei finanziato un piccolo-grande quotidiano autorevole, popolare, utile, scomodo, laico, aperto (soprattutto ai lettori), temuto, indipendente e impegnato anche a capire quanto futuro c’è nelle decisioni del presente. Per questo lo avrei chiamato Molise domani.

Intendiamoci, di quel giornale sarei stato solo il finanziatore e magari il più esigente dei lettori. Quanto alla direzione avevo già pronta la lettera d’assunzione per Monica Vignale: unico suo obbligo frequentare a turno le dieci redazioni sparse in regione, ma con uno stipendio da favola (di quelli che si possono concedere solo in sogno).

Ebbene, oggi quella mia un’utopia sognata è una realtà che dura da ben vent’anni ed è il fiore all’occhiello della nostra stampa. Si dice che giornalisti non si nasce ma si diventa. Monica, che ha il mestiere nel sangue, non solo smentisce la teoria, ma è riuscita a far nascere, a covare e allevare un gagliardo plotone di giornalisti, quasi tutti donne, che ogni giorno sotto la sua guida conducono un corpo a corpo col miglior giornalismo molisano.
Molti anni fa mi chiedevo come mai la Vignale avesse rinunciato a remunerative carriere in giornali milanesi per rimanere in Molise. Oggi capisco e ammiro la bellezza e la sfida di far uscire un giornale senza padroni, anzi con due soli padroni: lei e i suoi lettori. Che, credetemi, è la cosa più invidiabile che possa accadere a un giornalista e ai suoi lettori.

Quanto ai prossimi vent’anni il mio augurio è quello di far leggere questo giornale anche in formato cartaceo. Senza vincite alla lotteria.

Postilla – Oggi la direttrice di <primonumero> non pubblica pezzi con la sua firma, se allora volete capire la sua bravura andate a ripescare una sua strepitosa intervista dal titolo: “La favola di Lucrezia”. Storia di una spontanea ragazza infatuata di Berlusconi che incontrò Silvio a Termoli e poi scambiò con lui telefonate notturne. Lucrezia raccontò a Monica: “Durante la cena gli ho confidato che avrei tanto voluto che scrivesse il suo nome su una parte del mio corpo, così poi io mi sarei fatta tatuare sulla pelle la sua firma”. Certe confessioni le estorce solo chi ha il mestiere nel sangue.