Rete sanitaria Covid, Facciolla: “Il Ministero ha fermato tutto”. Felice lo smonta: “Tempesta in bicchier d’acqua”

Il Ministero della Salute informa il Governatore Donato Toma che la riorganizzazione ospedaliera Covid deve essere adattata al documento di programmazione regionale, che però non c'è ancora. Il consigliere di opposizione Facciolla (Pd) denuncia, il presidente del Comitato San Timoteo Felice ridimensiona: "Semplice procedura"

Il Piano sanitario Covid per il Molise si ferma. Almeno per ora, e nell’attesa che si definisca il ruolo del Consiglio regionale, chiamato in causa dal Ministero alla Salute. Vittorino Facciolla, consigliere di minoranza in Regione (Pd) denuncia il paradosso della situazione che si  venuta a creare dopo la “festa” per l’approvazione della riorganizzazione regionale dei percorsi ospedalieri.

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Il Ministero sbugiarda Toma e il commissario Giustini e chiede che il Piano sia condiviso dal Consiglio regionale”.

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Cosa è successo?  E’ accaduto che il Ministero della Salute – spiega Facciolla – “oggi ha comunicato al Presidente Toma che il Piano di riorganizzazione dell’offerta ospedaliera post covid così come redatto non va bene. In un solo colpo il Ministero ha quindi fatto crollare il castello di carta costruito con toni entusiastici dal Governatore e sostenuto dal commissario Giustini dopo aver cancellato con un colpo di spugna il suo Piano che prevedeva l’ospedale Covid a Larino”.

In sostanza il Ministero sostiene che il Piano va modificato secondo i parametri dettati dal Ministero stesso e dal Dpcm, ma soprattutto che va adattato al documento di programmazione regionale. Documento che non c’è ancora, o meglio, che i consiglieri non hanno avuto finora la possibilità di visionare, come spiega Facciolla: “Su questo documento a noi consiglieri regionali e ai molisani non è dato sapere nulla perché non è mai stato portato in Consiglio alcun documento di programmazione relativo alla Sanità. Ed è questo che noi abbiamo chiesto ormai centinaia di volte,ovvero di restituire al Consiglio regionale la funzione per la quale esiste cioè quella di programmare e di farsi portavoce delle istanze dei molisani. Oggi quindi con questo documento il Ministero ci dà ragione: il Piano per l’emergenza Covid deve essere valutato dal Consiglio regionale”.

“Cosa farà adesso Toma? – conclude – Si inventerà qualche altra capriola acrobatico-amministrativa o finalmente deciderà di confrontarsi con il Consiglio regionale e con i molisani? Una cosa è certa, in tutti questi giri di valzer gli unici a rimetterci sono sempre i molisani, presi in giro costantemente e privati della dignità. Noi faremo presto, insieme ad altri Consiglieri regionali, un’interpellanza per chiedere chiarezza su quanto sta accadendo”.

La risposta a Facciolla arriva dal presidente del Comitato San Timoteo Nicola Felice, che ridimensiona la portata della denuncia riconducendo quanto accaduto nella regola procedurale. “In merito all’ultima comunicazione del Ministero della Salute relativa al famigerato Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera per il Covid del Molise, penso che Facciolla questa volta,forse, ha preso una “svista”. Presumo che il Ministero – aggiunge Felce – richiami la Regione a eseguire quanto disposto nelle linee di indirizzo emanate dal Ministero della Salute, il 29 maggio scorso, relative al piano di riorganizzazione della rete ospedaliera per il Covid. Direttive che prevedono,dopo l’ approvazione del Ministero del Piano proposto, l’inclusione nel programma per il Covid che la Regione aveva redatto dopo il decreto di emergenza del governo”.

“Il nostro programma – va avanti nel chiarimento Felice – prevedeva quattro fasi, con l’ ultima che indicava oltre al Cardarelli come ospedale Hub Covid, il San Timoteo e il Veneziale come Spoke in caso di estrema necessità. Ciò nel rispetto all’art.18 del DL n. 18 del 17 marzo 2020 successivamente convertito con la legge 24/2020. Se invece il Ministero chiede tassativamente di rispettare le citate linee guida che indica la realizzazione degli interventi solo negli ospedali Dea di I e II livello, e non in tutti gli ospedali già in possesso di Terapia Intensiva, vorrà dire che i nuovi 14 posti letto di terapia intensiva dovranno realizzarsi solo al Cardarelli essendo l’ unico ospedale Dea di primo livello. Così il San Timoteo e il Veneziale non potranno avere neanche quella ” miseria” che “benevolmente” gli è stata concessa con la proposta unitaria dei Commissari, dell’ Asrem e dell’ Assessorato regionale alla salute”.