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La mattanza sulle strade: 10 morti in poco più di due settimane, il conto tragico e una lezione che non impariamo

Quattro persone decedute dopo cadute da moto e scooter, due investimenti e quattro scontri frontali dall'11 al 28 luglio. Tragedie sulle quali si piange e ci si commuove, ma dalle quali non si trae insegnamento

Dieci morti in poco più di due settimane, per la precisione 18 giorni. Il Molise si trova ancora una volta a fare i conti con una mattanza, quella delle strade, alla quale la popolazione sembra quasi assuefatta. Il sangue sull’asfalto colpisce subito l’attenzione, ma quasi altrettanto velocemente ci si dimentica dell’accaduto e si volta pagina. “Tanto non mi riguarda” è il pensiero inconscio di molti.

Niente di più sbagliato. E allora eccoci ancora una volta a fare la conta e a ricordare vicende recentissime ma già quasi rimosse dalla memoria. Si comincia l’11 luglio, giorno tragico oltre ogni previsione. Nel pomeriggio due tragedia a distanza di pochi minuti. Sulla Bifernina, all’altezza dello svincolo di Colle D’Anchise, trova la morte Maria Melfi, 51 anni di Morrone del Sannio, sbalzata sull’asfalto dal sellino posteriore della moto guidata dal marito, dopo uno scontro con un’auto.

incidente moto bifernina

Poco dopo arriva un’altra notizia choc. È ancora una moto – mezzo che purtroppo torna con frequenza allarmante nella cronaca nera nostrana – a finire sull’asfalto. Succede fuori regione, in Abruzzo, ma la vittima sulle strade della Majella è molisana: il 53enne di Santa Croce di Magliano Vincenzo Di Paola.

Poche ore più tardi, nell’affollata serata termolese, un investimento che si rivelerà mortale qualche giorno dopo. Muore il 22 luglio, dopo 11 giorni di agonia, il 72enne Rocco Giamberardino di San Severo, travolto in via Corsica da un’auto in corsa.

Investito via Corsica

Il 17 luglio invece il Molise si sveglia sconvolto da un incidente nel quale muore il 65enne Antonio Di Stefano di San Giuliano di Puglia, andato a schiantarsi contro un autobus di linea sulla provinciale 148 in territorio di Rotello.

Un altro investimento si registra il 19 luglio, sempre sulla statale 16, stavolta in territorio di Campomarino. Perde la vita il 35enne Laurenc Shaba, albanese ma residente in paese.

incidente mortale rio vivo

Poi gli ultimi giorni segnati da tre drammi uno dopo l’altro. Venerdì pomeriggio l’incidente che spezza l’esistenza di un 15enne, Paolo Rotoletti di Portocannone, morto a Rio vivo dopo essere caduto dallo scooter.

E guidava una due ruote anche il 42enne di Mirabello Pino Digiorgio, morto domenica a Santa Croce del Sannio dopo uno schianto sulla provinciale 105.

Poi il lunedì nero: la mattina del 27 luglio il frontale fra due auto sulla Provinciale Sannitica nel quale perde la vita la 61enne infermiera di Castelmauro ma residente nel capoluogo, Marisa Quici. In serata la notizia da Monteroduni, dove il 20enne Lorenzo Gliottone perde la vita in uno schianto sulla strada della Madonna del Piano.

Martedì 28 luglio, quasi come se una maledizione si fosse abbattuta sul Molise, un altro impatto fatale che a Macchia d’Isernia sulla Statale 85 spegne l’esistenza di Gianluca Delfino, 39 anni, originario di Prata Sannita, in provincia di Caserta.

Dieci morti, dunque, ai quali si deve aggiungere il 25enne di Campobasso che ha perso al vita la notte fra mercoledì 22 e giovedì 23 luglio in un incidente stradale sull’autostrada dei Laghi A8 fra Milano e Varese.

Incidente mortale Cardarelli 27 luglio

Probabilmente il Molise conta 8 vittime in così poco tempo proprio perché non si riflette abbastanza, non ci si interroga a dovere sul perché di certe tragedie, su come modificare i nostri comportamenti affinché queste cose non succedano più, o almeno si riducano al minimo. Per mesi è stata affrontata una epidemia riducendo al minimo i rischi, osservando comportamenti corretti e rispettando le regole, come forse nessuno si sarebbe aspettato dagli italiani.

Lo stesso non si può certo dire del comportamento su strada, del rispetto del Codice della strada. Lungi dal voler dare responsabilità a chi purtroppo non c’è più, perché questo è compito esclusivo della magistratura e delle forze dell’ordine che compiono gli accertamenti, non si può evitare di dire che ognuno di noi dalle tragedie della strada dovrebbe imparare una lezione che invece continua a sfuggirci.

Il giorno dopo aver salutato un amico, commemorato un parente o aver assistito all’ennesima disgrazia, continuiamo a ignorare i limiti di velocità, a indossare la cintura solo quando temiamo un posto di blocco, a messaggiare al cellulare in mezzo al traffico.

E guardando alle istituzioni, quanta dell’attenzione posta alla battaglia contro il covid-19 viene messa nel far rispettare il Codice della strada? Quanto impegno c’è nel far sì che le nostre infrastrutture siano scorrevoli luoghi di transito e non invece trappole mortali? Molte volte nel periodo post quarantena ci siamo sentiti ripetere – spesso a sproposito – che toccava a noi, che dovevamo essere responsabili. Perché le stesse cose non ci vengono chieste quando ci mettiamo al volante, o saliamo in sella a una moto, o attraversiamo la strada? Eppure i pericoli sono gli stessi, in qualche caso anche maggiori.

Occorrerebbe mettere in cima alle priorità molisane una seria campagna di sensibilizzazione di comportamenti corretti sulle strade, che vada di pari passo con la manutenzione delle infrastrutture e controlli intransigenti delle forze dell’ordine. L’alternativa è l’assuefazione al dolore, e sta già succedendo.

 

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