Toma alla resa dei conti, presentata la mozione di sfiducia: “È inadeguato, torniamo a votare”

Pd e Movimento Cinque Stelle vanno fino in fondo e presentano la sfiducia al presidente: obiettivo convincere qualcuno dei dissidenti a staccare la spina al governo regionale e tornare alle urne

È stata presentata la mozione di sfiducia al presidente Donato Toma che era stata preannunciata dalle minoranze. Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle vanno fino in fondo quindi e andranno alla ‘chiamata generale’ per capire se l’opposizione interna al governatore è solo manfrina politica oppure se i malumori sono tali da portare alla caduta dell’attuale governo regionale.

“Oggi, insieme ai colleghi consiglieri del Movimento 5 Stelle, come Gruppo Consiliare del Partito Democratico abbiamo sottoscritto e depositato in Consiglio regionale la mozione di sfiducia al Presidente della Giunta regionale del Molise – fanno sapere dal Pd -. Un atto politico doveroso e dovuto, nell’ora più buia della storia della nostra Regione, alle prese con una gravissima crisi economica e sociale, nei confronti della quale il governo guidato da Donato Toma si è dimostrato chiaramente incapace di assicurare risposte e soluzioni adeguate, acuendo, invece, problemi, divisioni, preoccupazioni”.

Fanelli e Greco consiglio regionale bilancio coronavirus

Le stesse preoccupazioni espresse più volte a Palazzo D’Aimmo da diversi esponenti di maggioranza, a partire dalle dissidenti ex leghiste Aida Romagnuolo e Filomena Calenda e dall’ex presidente Michele Iorio, che da tempo hanno mostrato posizioni in netto contrasto con la maggioranza.

Da qualche settimana però le frizioni sono aumentate con l’emersione di una fronda, un cosiddetto polo civico che comprende gli esponenti di maggioranza Andrea Di Lucente, Gianluca Cefaratti, Armandino D’Egidio, Salvatore Micone e appunto Aida Romagnuolo e Filomena Calenda. Il casus belli pare essere stata la nomina dell’assessore esterno in quota Lega Michele Marone, una scelta particolarmente avversata dai dissidenti. Proprio su loro sei, o almeno si qualcuno di loro, puntano gli esponenti del Pd e dei Cinque Stelle che cercheranno di mandare a casa Toma. Ma le incognite sono tante e non è improbabile che il presidente esca indenne dall’agguato.

Il Governatore Toma sul filo del rasoio: maggioranza traballante e mannaia sfiducia. Rebus Aldo Patriciello

Palese, in questi due anni di mandato, è stata infatti l’insufficienza amministrativa ordinaria e straordinaria della Giunta e della maggioranza di centrodestra, da quella legata all’emergenza Covid, alla pianificazione e gestione complessiva della Regione, con l’unico risultato tangibile che è quello di un fallimento epocale in ogni settore – rincarano la dose gli autori della mozione -. Metodo e merito, ordinario e straordinario. Su questi quattro pilastri si incardina il nostro atto di sfiducia, non solo per quanto è stato fatto, ma anche e soprattutto per quanto è stato negato in termini di diritti, opportunità, speranze per una intera regione.

In particolare, sulla sanità, netta la linea di demarcazione fra la pozione del Consiglio regionale in favore del centro Covid di Larino, differentemente dalla strada ondivaga e poco sicura scelta da Toma. L’ospedale Cardarelli dovrebbe infatti garantire in sicurezza le attività ordinarie, diritto alla cura che non è stato assicurato nelle fasi acute della pandemia, attualmente ancora fortemente limitato, con il rischio, reale, di provocare più vittime del Covid.  E, ancora dopo mesi di colpevole stasi, la separazione dei percorsi e dei servizi presso il Cardarelli, così come proposta da Toma, non è chiara e non convince. Manca una visione, manca una prospettiva, manca soprattutto una strada certa per il futuro. Nella sanità, così come in ogni altro settore di competenza regionale, come evidenziato puntualmente dalla mozione”.

Ma sullo sfondo ci sono anche le pesanti critiche, per altro anche di buona parte della maggioranza, alle iniziative prese per far fronte all’emergenza economica legata al covid.

L’incapacità della struttura regionale di far fronte alla Cassa integrazione straordinaria; il mancato sostegno del tessuto produttivo e imprenditoriale; il disastroso click day del 12 giugno con il tracollo del sistema Mosem; la non approvazione del Piano Sociale Regionale; l’agricoltura abbandonata a se stessa; il pessimo frazionamento della zona economica speciale; gli interventi mai arrivati per il turismo, per la cultura, per le infrastrutture, la mobilità, la valorizzazione delle risorse naturali e paesaggistiche; l’approssimata gestione finanziaria più volte osservata dalla Corte dei Conti; la mancata riorganizzazione dell’amministrazione regionale, con i concorsi impugnati e bloccati; i Comuni ed i territori mai ascoltati; l’insoddisfacente gestione dell’ambiente, del suolo, urbanistica e delle risorse idriche; il fortissimo ritardo delle strategie regionali sulle aree interne; istruzione, scuola, formazione prive di programmazione; i rapporti con l’Europa e la gestione della Cooperazione europea dimenticati”.

La discussione in aula della mozione avverrà al massimo entro due settimane, quindi probabilmente ai primi di luglio. La resa dei conti è quindi prossima.

Sfiducia a Toma: in maggioranza inizia la conta, ma i dissidenti non staccheranno la spina al governatore

“Fatti, atti, mancati risultati che certificano come il Governatore Toma si è dimostrato, più volte e ripetutamente, inadeguato non solo nel governo della Regione, ma anche nell’assicurare le condizioni per l’individuazione di una strada di prospettiva per i molisani. È questo il senso di una sfiducia che non ha solo valore di censura, ma anche di speranza e di indirizzo per la ripartenza sociale, economica e politica, che invitiamo a votare anche da parte dei consiglieri di maggioranza. Per porre fine al conclamato fallimento politico che si è tramutato in un danno generalizzato per cittadini e imprese, per il quale, l’unico rimedio, resta quello della chiusura anticipata della legislatura e il ritorno immediato alle urne”.