Una provvigione da 15 milioni dietro l’affare che ha portato in cella il broker Gianluigi Torzi. Svolta clamorosa nell’inchiesta sul palazzo del Vaticano a Londra

Gianluigi Torzi è detenuto presso la caserma del corpo della Gendarmeria da ieri, quando è stato interrogato alla presenza dei suoi legali. “È stato fermato per verifiche di carattere istruttorio, è in stato di fermo” precisa il suo difensore Ambra Giovene. I restroscena dietro l'acquisto dell'immobile di Sloane Avenue che il segretario di Stato vaticano ha definito "opaco".

Di sicuro il fermo del broker molisano in Vaticano è stato un colpo di scena ma anche una svolta clamorosa nella complessa inchiesta sulla palazzo londinese acquistato nel dicembre 2018 dalla Segreteria di Stato vaticana. Un affare che il Segretario di Stato Pietro Parolin ha definito “opaco”.

Gianluigi Torzi si trova detenuto presso la caserma del corpo della Gendarmeria da ieri, quando è stato interrogato alla presenza dei suoi legali. “È stato fermato per verifiche di carattere istruttorio, è in stato di fermo” precisa all’Adnkronos l’avvocato Ambra Giovene, che difende il broker. L’avvocato ha spiegato che è necessario “procedere ad accertamenti istruttori sulla base di quelli che sono gli elementi in possesso del promotore di giustizia del Vaticano. Non ho elementi in più in questo momento, ho bisogno di poter parlare con il mio cliente per valutare gli elementi utili per dare informazioni corrette”.

Le accuse che vengono contestate a Torzi vanno dalla estorsione al peculato alla truffa aggravata all’autoriciclaggio. Sono tutti reati per i quali la legge Vaticana prevede pene fino a 12 anni di reclusione. Secondo quanto si apprende Torzi è accusato di essere stato l’intermediario ingaggiato dalla segreteria di Stato per traghettare l’immobile di Sloane Avenue a Londra dal fondo Athena, (nel quale la segreteria aveva investito 200 milioni di dollari nel 2013) a una società controllata al 100% dal Vaticano. Torzi avrebbe guadagnato da questa operazione dubbia una provvigione di 10 milioni di euro.

Torzi gianluigi

Porterebbe pertanto la sua firma la intermediazione risolutiva che ha fatto andare in porto l’affare del palazzo ribattezzato “dello scandalo”, acquistato grazie a fondi di investimento frutto delle donazioni dell’obolo di San Pietro. Quel palazzo è anche il simbolo della battaglia che sta conducendo Papa Francesco per la trasparenza in Vaticano.

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Tuttavia le indagini relative alla vicenda, che diversi giornali nazionali hanno provato a ricostruire tappa per tappa, sarebbero estese anche a episodi di estorsione. Torzi infatti è stato coinvolto da un mandato di cattura, come ha informato lo stesso ufficio stampa del Vaticano, per un retroscena che Il Giornale , in un passaggio di un articolo dedicato alla vicenda, ricostruisce così:

Più nello specifico in relazione all’immobile, la sensazione è che la Santa Sede volesse come detto riappropriarsi del palazzo per l’intero, dopo essere inciampata in “operazioni finanziarie” sulle quali si starebbe indagando. E sulle quali conviene soprassedere. Anche perché la compravendita ed altre operazioni, sino a prova contraria, potrebbero essere state regolari. Si vedrà. Comunque sia, la Santa Sede si affida in qualche modo a Torzi, che però ieri viene arrestato per via di un provvedimento firmato dal “Promotore di Giustizia, Prof. Gian Piero Milano, e del su Aggiunto, Avv. Alessandro Diddi”. Perché questa disposizione? Il retroscena che circola a partire da qualche ora racconta di un’estorsione che il broker sarebbe riuscito ad operare nei confronti della segreteria di Stato. Trattasi, va sottolineato, di una mera ipotesi (…) Torzi, che con la sua Gutt Sa aveva triangolato per la Santa Sede l’acquisto da Mincione dell’immobile di Londra al centro dell’inchiesta, avrebbe trattenuto senza farlo sapere alla Segreteria di Stato mille azioni (le uniche con diritto di voto) della società, con ciò impedendo di fatto al Vaticano (cui aveva ceduto 30mila azioni ma senza diritto di voto) di disporre del palazzo”. Di sicuro c’è che Torzi, all’inizio di questa storia, sembrava essere una figura secondaria, in quanto intervenuta in una fase successiva all’acquisto. Ma ora non è più così. L’estorsione consisterebbe in 15 milioni di euro. Per arrivare ai quali, sarebbe persino nata una trattativa. Torzi avrebbe chiesto di più. Ed un dirigente ed un monsignore, ossia Tirabassi e Perlasca, avrebbero suggerito di prendere il necessario dal Fondo discrezionale del Santo Padre. Ma la cosa sarebbe finita nel dimenticatoio per via del niet di monsignor Mauro Carlino, che è sospeso”.

Gianluigi Torzi, che alcuni anni fa aveva lasciato il Molise per trasferirsi definitivamente a Londra, è stato coinvolto in varie vicende non del tutto chiarite, tra fallimenti e misteri. I termolesi ricordano molto bene la storia di Tag Comunicazioni, che doveva essere un fiore all’occhiello della imprenditoria locale ma che si è trasformata in una patata bollente. Era stata fondata nel 2000 dai fratelli Angelo e Pierluigi Torzi, gli stessi che hanno scommesso anche su altre attività imprenditoriali tra cui Microspore spa che da un momento all’altro ha cessato l’attività sebbene Gianluigi Torzi risulti ancora nel consiglio di amministrazione della società.

Il suo nome è rimbalzato sulle cronache locali soprattutto nella inchiesta della Procura di Larino sulla famosa Villa al Mare dell’ex Presidente della Regione Paolo di Laura Fattura, la cui posizione era stata comunque archiviata.

Villa al mare, archiviata la posizione dell’ex Presidente Frattura. “Il fatto non sussiste”

Era l’estate del 2014 quando questa storia ebbe un’eco rilevante nelle cronache regionali e nazionali. Il caso scoppiò quando alla signora Maria Rosaria Cerio, affittuaria di un piccolo appartamento all’interno della villa, era stato impedito di entrare nell’immobile poiché, secondo i nuovi proprietari del complesso Pts Village, quel contratto di affitto era fasullo. L’appartamento in questione era stato ceduto a loro già nel 2010 dall’ex proprietaria, la signora Iole Varanese.

I proprietari dello stabile erano proprio l’ex governatore Frattura (la cui posizione poi venne archiviata) e Gianluigi Torzi, allora suo socio in affari.

Secondo gli investigatori Torzi, attuale amministratore delegato di varie aziende (Vega srl, Solcap 2 srl, Microspore spa, Tag srl, Enerbio srl, Euroimprese export), avrebbe fatto da mediatore per l’acquisto di un palazzo a Sloane Avenue ricevendo una  commissione di 10 milioni che, secondo indiscrezioni riportate da diversi organi di stampa nazionali, sarebbero ancora fermi su un conto. Ma l’altra ipotesi ancora al vaglio degli inquirenti è che i 10 milioni sarebbero invece frutto della penale pagata a Torzi per interrompere in anticipo il contratto quinquennale di gestione dell’immobile stipulato nel 2018 fra il Vaticano e la Gutt di Torzi stesso.