Spiagge per soli ricchi e ritardi imperdonabili: tutti contro l’ordinanza che vieta la balneazione: “Roberti deve revocarla subito”

Cittadini, associazioni, partiti politici chiedono la revoca delle ordinanze dei sindaci costieri. Consiglieri di centrosinistra e Federazione Dem BassoMolise contestano l'ordinanza del sindaco di Termoli che "uccide" il turismo e favorisce le discriminazioni vietando il bagno a chi non può permettersi il lido.

Richiesta al sindaco di Termoli Francesco Roberti di revocare immediatamente l’ordinanza più contestata di sempre, quella che vieta la balneazione nei tratti di spiaggia libera per mancato adeguato alle norme anti-Covid e relativo servizio di salvataggio che, malgrado siamo al 3 giugno, non c’è ancora.

Un coro di proteste e contestazioni politiche si leva dopo il caso delle “ordinanze dello scandalo” scoppiato nel fine settimana con l’interdizione ai bagni della spiaggia libera.

“Per chi non vuole o non ha soldi per andare nei lidi balneari, siano essi cittadini Termolesi o turisti provenienti dal Molise o da fuori Regione, non è consentito potersi tuffare nel bellissimo mare delle spiagge libere della costa Termolese portando non solo benessere a se stessi ma anche alle casse degli operatori economici della nostra città. Perché sta succedendo questo e fino a quando? Il tutto è mal spiegato in una recente ordinanza con cui il Sindaco Roberti decide di escludere la balneazione nelle spiagge libere. Ci sarà un problema di adeguamento alla normativa COVID o solo al fatto che le procedure per il reclutamento dei bagnini per le spiagge libere è in un incredibile ritardo?

Ora al netto dell’adeguamento della normativa COVID per la balneazione, appare stupefacente come in una città di mare, il Comune non ancora concluda le procedure di reclutamento dei bagnini per le spiagge libere e ciò in considerazione che le ordinanze di sicurezza balneare della Capitaneria di Porto (a cui si rifanno anche quelle della regione Molise) prevedono ogni anno che i Comuni debbano provvedere alla sicurezza di queste spiagge.

Non ci vengano a dire che questo ritardo sia dovuto al COVID . Non è vero!

Lo stesso Comune di Termoli riconosce che la stagione balneare (come determinato dall’ordinanza della Regione Molise) parte il 1 di giugno e termina il 30 di Settembre.

La Capitaneria di Porto all’art, 1.4 della propria ordinanza prescrive inoltre che “nel periodo che va dal 1 giugno al 31 Agosto il servizio di salvataggio dovrà essere obbligatoriamente garantito” evidenziando non una facoltà del Comune ma un suo obbligo.

Siamo al tre di Giugno e non sappiamo ancora nulla sul tema, nonostante il clamore mediatico e social suscitato dalla notizia della inopportuna ordinanza.

Il comune di Termoli aveva già deliberato il 20.04.2020 di affidare il servizio di salvataggio per un periodo triennale e per un costo di 126.000 euro, salvo poi dopo diciassette giorni modificare il proprio pensiero e, con altra delibera di giunta, decidere di modificare il periodo in considerazione da triennale ad annuale e di determinare il prezzo in euro 39.500 euro. Perché tutto questo ritardo? Cosa c’è dietro? E’ una domanda che legittimamente poniamo al Sindaco ed alla Amministrazione per capire cosa sia successo nella speranza forse infondata che ci risponda.  Signor Sindaco revochi nell’immediatezza la sua ordinanza” la richiesta del centrosinistra, che segue quella di Vittorino facciolla, segretario del Partito democratico.

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E il segretario della Federazione Dem BassoMoise Oscar Scurti rincara la dose: “L’ordinanza con la quale i Sindaci dei quattro Comuni costieri del Molise vietano la balneazione sulle spiagge libere, si traduce, di fatto, in un concetto elementare: “Chi non può permettersi di pagare l’ombrellone ad uno stabilimento privato, deve stare a casa!”
Si prospetta quindi un’estate per soli ricchi, con buona pace di quanti non possono permettersi il lusso di pagare per poter usufruire di un bene che, ci piace ricordarlo, è pubblico.

A sacrificarsi nella fase di “rilancio” saranno ancora, dunque, le fasce più deboli della popolazione – quelle alle quali, magari, non è stata ancora erogata la cassa integrazione – che hanno la “grande colpa” di non godere della disponibilità economica di pagare per usufruire di un bene pubblico interdetto alla balneazione, “a data da destinarsi” alle nuove disposizioni dei Sindaci.

Eppure le soluzioni – come ha sottolineato il segretario regionale Vittorino Facciolla – ci sono, visto che altrove sono state prontamente adottate, per consentire a chiunque di godere del mare ma, soprattutto, per rilanciare il settore turistico territoriale.
Quindi, se non vogliamo far passare l’idea che la Regione Molise, di concerto con i Comuni Costieri,  ha predisposto un piano di rilancio territoriale che prevede “la libera circolazione dei soli ricchi”, bisognerebbe in tempi brevi, brevissimi, adottare misure finalizzate a garantire a chiunque, in questo territorio, il soddisfacimento dei propri diritti senza doversi sentire inferiore o discriminato. Talvolta è più semplice di quanto si possa pensare: basta prendere esempio dalle pratiche virtuose applicate altrove!”.