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Settimane intere di Cassa integrazione e crollo delle vendite: nemmeno l’elettrico rischiara l’orizzonte del settore auto

La crisi legata al coronavirus si fa sentire con la diminuzione delle ore di lavoro e i contratti degli interinali a rischio, ma la carenza di domanda alimenta dubbi anche sul futuro e i ritardi nel passaggio all'elettrico si vedono

Se prima dell’arrivo del coronavirus la situazione non era rosea ma nemmeno così negativa, i nuvoloni neri che si addensano sul settore dell’automotive e in particolare sulla Fca e sull’intero indotto a Termoli e dintorni sono ormai evidenti a tutti. Settimane intere di cassa integrazione alla Fiat, lavori a giorni o settimane alterne in molte altre aziende che gravitano nell’orbita del grande gruppo industriale internazionale. Ma soprattutto un calo generalizzato delle commesse e prospettive totalmente incerte per il futuro. Quando ripartiranno le vendite? E come, se il mercato attraversava già una fase di incertezza e sull’elettrico l’Italia sembra ancora molto indietro?

Domande che ronzano nelle orecchie di chi un posto di lavoro ce l’ha ma lo vede a rischio. Gli interinali, quelli che hanno il contratto in scadenza fra pochi mesi, temono più di altri che la crisi legata all’epidemia faccia svanire qualsiasi possibilità di rinnovo.

D’altronde la realtà attuale è questa. In Fca, tanto per fare l’esempio che tutti conoscono, soltanto il settore del T4 sta lavorando regolarmente a Termoli. Gli altri reparti, sia motori che cambi, osservano periodicamente periodi di cassa integrazione. Sarà così per tutta l’estate, questo sembra ormai assodato. Purtroppo potrebbe essere così anche in autunno.

Alla Denso, solida realtà industriale di San Salvo che dà lavoro a tantissimi molisani, non va poi così meglio, con settimana oppure orario di lavoro ridotti. Ma purtroppo anche altre industrie non strettamente legate alla produzione di auto hanno dovuto optare per la cassa integrazione. Senza contare che alla Pilkington di San Salvo si è arrivati allo spegnimento di uno dei forni Float, il che vuol dire produzione ridotta e meno personale necessario.

Pilkington san salvo

In tutto questo è la domanda a mancare maggiormente. Rivolgendo lo sguardo alle vendite di auto, il calo è stimato in percentuale attorno all’80 per cento. Si comprano meno auto, una delle prime voci da tagliare nel bilancio di una famiglia. Ma si sta anche più attenti ai cambiamenti in atto. Sempre meno gente decide di comprare una macchina, bensì la prende a noleggio a lungo termine facendo calare quindi anche la domanda di nuove produzioni.

Con il cambiamento climatico in atto poi, c’è il fattore ecologico. Diesel e benzina vengono visti come il diavolo e alle alimentazioni a Gpl e metano si stanno affiancando ibrido ed elettrico. Solo che l’Italia è molto indietro, come testimonia il fatto che solo in questi mesi il rinnovo delle linee di produzioni alla Fiat di Termoli ha subito un’accelerazione per poter produrre motori ibridi, verosimilmente dal 2021.

“Urgono incentivi mirati all’acquisto di auto, capaci di centrare i due obiettivi fondamentali di migliorare l’ambiente e di rilanciare la produzione nazionale. Per far ciò occorre incentivare i veicoli che producono minori emissioni, tenendo presenti però i limiti imposti dalla Unione Europea di 95 gr di CO2 per km, oltre i quali per le case produttrici scattano pesanti sanzioni” è quanto dichiarato oggi da Gianluca Ficco, Segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto, dopo l’audizione alla decima Commissione del Senato dedicata a “il settore dell’automotive italiano e le implicazioni in termini di competitività conseguenti alla transizione alla propulsione elettrica”.

Già perché nella corsa all’elettrico l’Italia finora si è fatta anticipare e ora che è arrivata una crisi fortissima ne sconta i ritardi. “La transizione verso la trazione elettrica – spiega Ficco – produce di per sé ricadute pesanti sull’industria europea e italiana, poiché è la Cina a dominare questa tecnologia e soprattutto ad essersi accaparrata le forniture di metalli rari necessari per la produzione di batterie. Ma quest’anno si combinano gli effetti di due eventi micidiali: la entrata in vigore di normative europee assai stringenti sulle emissioni e il crollo di mercato causato dalla emergenza covid”.

Secondo Ficco “per fronteggiare questa congiuntura occorre varare immediatamente incentivi che favoriscano l’acquisto delle vetture meno inquinanti secondo i parametri europei, magari a prescindere dal tipo di propulsione utilizzato. Durante l’audizione – prosegue Ficco – abbiamo anche chiesto di migliorare il sistema degli ammortizzatori sociali, baluardo essenziale contro chiusure e licenziamenti, ad esempio rendendo più facile l’utilizzo dei contratti di solidarietà anche nei periodi di maggiore calo produttivo. Infine abbiamo rimarcato la necessità di un governo più meditato e coerente della fase di passaggio all’elettrificazione, ad esempio evitando la continua demonizzazione del diesel, da accompagnare con investimenti che sostengano la riconversione della filiera produttiva in particolare nel settore della fabbricazione e del riciclo delle batterie.

Più in generale – conclude Ficco – l’Italia deve riuscire ad approcciare alle trasformazioni del settore automotive in modo maturo, comprendendo i giganteschi rischi occupazionali che l’elettrificazione comporta e sostenendo la propria industria. Se l’Italia continuerà ad assumere una prospettiva per così dire di mero consumatore e non di produttore, ad esempio varando incentivi che privilegiano la produzione straniera, avremo ricadute occupazionali ed economiche molto pesanti, tanto più che gli altri paesi nostri competitori sono attentissimi nel proteggere i loro campioni nazionali”.