Le ossessioni di “Serpico”, il grande alleato del camorrista. Microspie, localizzatori gps e telefoni: “I figli di p… ascoltano tutto”

Il 32enne molisano a capo del secondo sodalizio che due anni fa ratificò l'accordo con il camorrista per il rifornimento della droga e la suddivisione degli affari, era perseguitato dalla convinzione che "gli sbirri" seguissero i suoi spostamenti e quelli di tutti gli altri. Ciclicamente faceva bonificare la sua auto certo che vi fossero delle "cimici" e in una occasione aveva pagato anche cento euro un "esperto" che gli aveva detto di stare "attento ai tecnici dell'Enel"

Al telefono parlavano con cautela, dosavano le parole e utilizzavano il solito linguaggio criptato. Erano attenti, non si sbilanciavano più dello stretto necessario. Per prendere accordi, non utilizzavano mai i propri cellulari. Erano sempre in guardia gli indagati di “Piazza Pulita”, l’operazione del nucleo investigativo dei carabinieri di Campobasso e della guardia di finanza.

Avevano paura di essere intercettati e per questo avevano escogitato piccoli accorgimenti.

L’ inchiesta che ha travolto tre sodalizi organizzati in modo piramidale e che facevano riferimento ad un boss della camorra è più difficile e complessa di quello che gli stessi indagati potevano immaginare.

Le intercettazioni telefoniche non sono il fulcro della ricerca degli elementi probanti che hanno finora inchiodati gli indiziati.

Per arrivare a loro e ricostruire passo dopo passo rifornimenti di cocaina, spaccio, consegne di denaro, fatti di estorsione e tentativi di infiltrazioni nell’economia pulita della regione, gli investigatori hanno utilizzato anche altre strategie d’accertamento che non rivelano ma che sono agli atti. E che inchiodano gli indagati. Il faldone a disposizione della magistratura è formato da 5500 pagine di documenti, osservazioni, relazioni, sequestri, pedinamenti.

I carabinieri hanno trascritto tutto: ogni spostamento, ogni passaggio, ogni cessione. Hanno annotato le espressioni usate e le paure di uno dei leader. Che è quello del secondo sodalizio: il 32enne nato a Isernia e residente a Bojano, detto “Serpico”. L’uomo che nel 2018 suggella “l’alleanza” con il camorrista, con il quale fa accordi per rifornimenti di droga nel napoletano e per i guadagni.

“Serpico” è ossessionato dai controlli. Teme le intercettazioni e intima a tutti di non parlare al telefono, pena anche aggressioni fisiche. E’ terrorizzato anche dalla possibilità che “gli sbirri” abbiano inserito microspie nella sua auto. Organizza il trasporto della droga con staffette a tre macchine.

Una notte chiama due collaboratori e chiede loro di accompagnarlo a Campobasso. Deve trovare un tossicodipendente che gli ha inviato un messaggio vocale chiedendo droga: “Lui deve avere le mazzate… Mi ha scritto per telefono…  Mi ha mandato un messaggio vocale… C’ho ancora due pezzi di ‘bamba’… Solo per questo deve prendere le botte”

I tre trovano il giovane campobassano che viene picchiato. Il ragazzo si lamenta e piange, chiede di essere portato a casa dalla mamma perché gli viene da vomitare.

Scene raccapriccianti. Di assoluto degrado morale oltre che sociale, che strappano inevitabilmente reazioni e valutazioni al di là dei semplici fatti.

Per evitare sorprese da parte delle forze dell’ordine ha pure organizzato un servizio di “vedette” lungo la strada che a Bojano conduce verso la sua abitazione. Paga un ragazzo 40 euro al giorno.

Paga cento euro per farsi bonificare l’auto, assillato dalla certezza di essere controllato. E la persona alla quale si rivolge per farsi controllare la macchina gli dice di stare attento ai tecnici dell’Enel  perché sono loro che in genere mettono le microspie e poi conclude “la macchina sta pulita”.

Sapeva di essere al di sopra di ogni sospetto ma era forte del fatto di poter controllare tutto. Di organizzare ogni cosa nei minimi dettagli per depistare controlli e sviare eventuali accertamenti.

Eppure le intercettazioni telefoniche, nell’ inchiesta, non aggiungono tasselli alla ricostruzione dell’ accusa. Ma il particolare è indicativo. Spiega il contesto. Cercavano di eludere le indagini che temevano perché “le guardie ultimamente stanno come pazzi”.

 Vietato anche WhatasApp. “Scarica Telegram per palarlare con me”, dice Serpico alla donna che lo aiuterà nella gestione dei clienti di Campobasso.

L’ obiettivo era sempre lo stesso: cercare di non destare sospetti, di passare inosservati. Ma le indagini, comunque, sono andate avanti. I carabinieri hanno raccolto altri indizi, hanno valutato l’ attendibilità di altri elementi riscontrati sul campo giorno e notte.

Emblematica la staffetta che “Serpico” organizza con tre macchina da Torremaggiore a Bojano oltre 200 grammi di cocaina. Ha appena acquistato oltre 200 grammi di cocaina.

Davanti c’è un collaboratore, “Serpico” viaggia in mezzo, l’ultima macchina è quella con la coca. A Castropignano scatta l’alt della Guardia di Finanza per la terza macchina. “Serpico” vede tutto dallo specchietto retrovisore, si gira e osserva da lontano: “Cazzo, se lo sono fatto”.

E’ convinto che i militari abbiano seguito lo spostamento del cellulare del suo collaboratore: “Hai capito quei figli di p… Lo aspettavano. Sono andati a colpo sicuro perché quel coglione in macchina avrà chiamato sicuramente qualcuno”.