Salvini in città, proclami e selfie. Sul muraglione sventola la contestazione – LE FOTO foto

Matteo Salvini arriva a Termoli qualche minuto più tardi delle 15 e 30, atteso al Sottovento da una piccola folla di iscritti e simpatizzanti della Lega. Lontani i tempi della calca alla Cala Sveva, nell’agosto 2019, una manciata di ore prima che l’allora ministro dell’Interno innescasse la caduta del Governo targato Lega-5Stelle. L’assembramento odierno è contenuto: la manifestazione è riservata a chi si è iscritto preventivamente, oltre che alla stampa.

Sul muraglione compaiono striscioni critici, tra cui uno dei consiglieri comunali del M5s: “Sai solo mangiare e bere”. E poi: “Il Sud non dimentica”, “Termoli non abbocca”. Non è una novità che ovunque vada Salvini sia accolto da simpatizzanti da un lato e contestatori dall’altro. Fa parte del personaggio, e il “tour” termolese di oggi non fa eccezione.

Il senatore ha rilasciato le solite dichiarazioni sulla politica nazionale bacchettando ancora una volta il Governo sui ritardi della cassa integrazione, e del bonus dei 600 euro per i lavoratori autonomi, senza menzionare in alcun modo le inefficienze – legate alla gestione dell’emergenza Covid – della Giunta regionale del Molise, in rappresentanza della quale ha al suo fianco il neo assessore Michele Marone. Una nomina che Salvini difende lanciandosi negli abituali discorsi della politica fatta di annunci: “Farà un ottimo lavoro per risollevare l’occupazione”, come se i problemi atavici molisani potessero dipendere da un assessore leghista, e dimenticando che prima di Marone, nello stesso ruolo-chiave, c’era il coordinatore della Lega Molise Mazzuto, anche lui presente alla reunion.

Quindi vai con selfie e foto, come da protocollo. Scatti soprattutto con i giovani i giovanissimi, le tante donne presenti e alcuni dei politici del Carroccio in Molise, fra cui il coordinatore Jari Colla, alcuni consiglieri comunali e la coordinatrice della Lega giovani. Non si è visto il sindaco di Termoli Francesco Roberti, che ha optato evidentemente per una assenza strategica lungimirante.