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Edison dismette piattaforme Rospo Mare, futuro incerto per 500 persone. Possibile stop a estrazione di petrolio, il caso al Ministero

Edison Spa, azionista di maggioranza delle piattaforme petrolifere tra Molise e Abruzzo, cede le sue quote alla greca Energean Capital Ltd. La vendita sembrava cosa fatta, con il riassorbimento almeno per 18 mesi dell’intero comparto di manodopera operativa, ma ora tra problemi innescati dal Covid – che hanno avuto il vertiginoso crollo del prezzo del greggio tra i principali effetti -, complicanze societarie, ripensamenti vari, lo scenario è incerto. I timori dei sindacati si sono tradotti intanto nella richiesta di incontro urgente al Ministero dell’Economia. E a rischiare sono i lavoratori, tra cui centinaia di abruzzesi e molisani. Non solo quelli che lavorano nelle piattaforme (e che sono poche decine) ma tutto l’indotto.

La questione in realtà riguarda principalmente la piattaforma petrolifera Vega a Ragusa, perché qui è già presente la volontà del socio di minoranza – Eni Spa – di uscire dalla joint venture. Ma all’orizzonte si prospettano ombre scure anche per le tre piattaforme al largo di Petacciato, Termoli  e Montenero di Bisaccia, quelle di Rospo Mare.

La storia è più o meno questa, sintetizzata in una interrogazione presentata al Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) il 17 giugno scorso. Edison, intenzionata a dismettere l’attività di estrazione di idrocarburi, il 4 luglio 2019 ha annunciato la firma dell’accordo con Energean Oil and Gas, società a capitale greco, per la vendita del 100 per cento di Edison Exploration and Production (E&P) e delle sue partecipazioni nel settore esplorazione e produzione di idrocarburi (olio e gas naturale). I titoli minerari interessati sono circa 100, tra concessioni, permessi e licenze, collocati in Italia, Egitto, Algeria, Croazia, Norvegia e Regno Unito.

La trattativa di cessione di ramo di azienda di Edison E&P avrebbe dovuto concludersi nei primi mesi del 2020, ma ha subito complicazioni a causa del veto imposto dal Governo algerino all’operazione di vendita degli asset che si trovano in territorio nordafricano. La procedura sembrava essersi sbloccata con l’esclusione di tali asset dall’operazione e dopo il parere favorevole – seppur condizionato ad ulteriori verifiche – del 20 marzo 2020 da parte della divisione VI del Ministero dello sviluppo economico per gli asset italiani. Tuttavia, la mancata cessione da parte di Energean degli asset presenti nel Mare del Nord alla società inglese Neptune – operazione questa fondamentale per la buona riuscita dell’intera operazione, in quanto ove non conclusa la società Greca non riuscirebbe a sostenere l’intero pacchetto attualmente di proprietà Edison – ha portato nuove incertezze sul buon esito dell’acquisizione.

A tutto questo si aggiunge il problema del calo senza precedenti dei prezzi del greggio a 20 dollari\barile in combinazione con l’invecchiamento del giacimento e gli elevati investimenti richiesti per aumentare i volumi. Il che rende economicamente non conveniente il proseguimento delle operazioni di vendita di Edison Exploration and Production.

“Tra i possibili scenari sul destino della concessione – fanno sapere i sindacati Cgil, Cils e Uil – vi è anche l’ipotesi di interruzione temporanea della produzione e questo desta grande preoccupazione tra i lavoratori interessati. Quelli diretti sono circa 200, ma con l’indotto i numeri vengono triplicati. Per quanto riguarda Rospo Mare, per esempio, con le sue tre piattaforme di estrazione e la nave galleggiante Alba Marina, si parla di un indotto di circa 500 nuclei familiari.

“Energean ha chiesto l’intervento dello Stato greco non appena si è prospettata una contenuta perdita di bilancio nella gestione dell’unico campo produttivo gestito, minacciando una crisi occupazionale per i circa 270 dipendenti colà collocati”: un fatto che non lascia ben sperare e apre a molti interrogativi.
Il problema della capacità finanziaria di Energean di far fronte gli impegni connessi all’acquisizione in corso riguarda in particolare le sorti della piattaforma Vega A che si trova nel Mar Mediterraneo a 12 chilometri a largo della costa Ragusana. Ma all’orizzonte c’è, direttamente collegato, il problema di Rospo Mare in Molise. Nel frattempo difatti è intervenuta la volontà di Eni, socio di minoranza col 40% delle quote, di chiamarsi fuori dai giochi. Eni ha già fatto formale richiesta di rinuncia delle proprie quote di partecipazione nella gestione del campo Vega, e la stessa operazione verrà fatta per quanto riguarda Termoli.

“Se, da un lato, si è fermato il processo di acquisizione da parte dell’azienda greca Energean, dall’altro Eni ha deciso di disfarsi della propria quota di partecipazione (40 per cento), il tutto in un quadro normativo avverso, che tra i limiti imposti alle trivellazioni dal «decreto semplificazioni» e gli aumenti cospicui sulle imposte a carico dei gestori degli asset, mette in seria crisi l’intero settore” si legge nella interrogazione al Mise.

Lettera al Mise dei sindacati

“La citata operazione di cessione, se realizzata in queste complesse circostanze, potrebbe, pertanto, esporre l’intero comparto estrattivo italiano a gravi rischi produttivi e a ripercussioni negative sui livelli occupazionali”.

Il Ministero è chiamato a dare risposte sulla situazione illustrata. “Vogliamo sapere quali sono gli orientamenti del Governo, per quanto di competenza, in relazione alla cessione di asset strategici del settore energetico presenti prevalentemente sul territorio nazionale ad una impresa con sede all’estero, di recente costituzione, con esperienza limitata e di incerta capacità finanziaria”.

Al Governo viene anche chiesto di adottare iniziative per definire, a garanzia dei lavoratori, una sospensione del percorso autorizzativo a cura del Ministero dello sviluppo economico rispetto alla cessione di Edison E.&P. alla società greca Energean, in attesa di condizioni socio-economiche più favorevoli.