Il Tar annulla il concorso per nuove assunzioni in Protezione civile, accolto ricorso di 10 precari

I giudici hanno riconosciuto le ragioni di coloro che dopo 17 anni rischiano di restare senza lavoro e annullato gli atti della Regione Molise che aveva deciso di indire una nuova procedura per assumere 14 dipendenti. "I motivi addotti dall'Amministrazione regionale per escludere il ricorso alla stabilizzazione sono di fatto insussistenti", si legge nella sentenza. A febbraio 2021 sarà discusso il ricorso di un secondo gruppo di precari.  

Possono tirare un primo sospiro di sollievo i precari storici della Protezione Civile, rimasta pure senza un vertice dopo l’epurazione (decisa dal governo Toma) dell’avvocato Alberta de Lisio. Il concorso pubblico indetto dalla Regione Molise per assumere quattordici dipendenti da assegnare al Centro funzionale è stato per ora annullato. Il bando voluto dalla Giunta Toma suonava come una beffa per chi è stato assunto dall’ex amministrazione Iorio nel 2003 e ha rischiato di essere messo alla porta dopo 17 anni di lavoro. 

I giudici del Tribunale amministrativo regionale ne hanno riconosciuto le ragioni accogliendo il ricorso presentato da un gruppo precari storici, fra cui l’attuale consigliere comunale di Campobasso ed ex assessore al commercio Salvatore Colagiovanni.

Nella sentenza pubblicata un paio di giorni fa, il presidente Silvio Ignazio Silvestri ha accolto la richiesta di annullare gli atti con cui l’esecutivo regionale ha deciso di bandire il concorso (ritenendo questa una procedura di selezione più trasparente) dopo aver approvato il piano di fabbisogno del personale e una ricognizione del personale interessato alla stabilizzazione in base ai requisiti previsti dal decreto legislativo numero 75 del 2017, ossia il cosiddetto decreto Madia. Senza dimenticare che nella delibera di giunta numero 447 del 2018 è stato approvato anche l’elenco dei candidati considerati idonei all’assunzione e in questa lista, riconosce anche il giudice del Tribunale amministrativo, figurano anche coloro che hanno firmato il ricorso e che aspiravano ad una stabilizzazione a cui poi non è stato dato seguito.

Per i giudici “i motivi addotti dall’Amministrazione regionale per escludere il ricorso alla stabilizzazione sono di fatto insussistenti”. 

Qui la sentenza

Nè è stata accolta la tesi difensiva con la Regione ha giustificato l’impossibilità di poter assumere i precari: l’assenza di specifici finanziamenti. “Se sono compatibili con i vincoli di finanza pubblica le assunzioni di esterni tramite concorso pubblico – si legge nella sentenza – allora lo sono evidentemente (e forse a maggior ragione, dati maggiori costi di un concorso pubblico), anche le stabilizzazioni dei precari in possesso dei requisiti purché vi sia compatibilità con il profilo professionale da ricoprire”.

Dunque, anche “la superiore normativa, espressamente evocata dall’Amministrazione regionale mediante gli atti programmatici e i provvedimenti di approvazione impugnati, prevedeva la necessità di individuare procedure riservate alla stabilizzazione del personale in via preferenziale e prioritaria rispetto ad altre tipologie di reclutamento”.

La vittoria dei precari però non è stata ‘piena’: il Tar infatti non ha accolto la terza contestazione presentata nel ricorso, ossia la mancata presentazione da parte dell’amministrazione regionale dei piani triennali di azioni positive sulle pari opportunità tra uomo e donna.

In attesa di capire le contromosse della Regione, a febbraio 2021 i giudici amministrativi dovranno pronunciarsi anche sul ricorso presentato dal secondo gruppo di precari che chiedevano di essere stabilizzati in virtù del decreto Madia.

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