“Ambulatori ingorgati al Cardarelli e piano covid assente”, il Consiglio pronto a ‘convocare’ Toma

Se n'è discusso ieri, 23 giugno, nell'assise in modalità telematica. Il consigliere di maggioranza nonché medico del nosocomio del capoluogo, Antonio Musto, ha sottolineato le difficoltà ancora presenti: "Noi stiamo combattendo ancora con l’organizzazione interna. Il polo ambulatoriale, che nei piani della Regione dovrebbe essere riconvertito, è già ingorgato". La discussione è nata dalla mozione presentata dai consiglieri del Pd e della Sinistra sul progetto 'Medici Sentinella' di cui si discuterà in sede di commissione.

Probabilmente la fase di rodaggio annunciata dai vertici dell’Azienda sanitaria è finita. Ma non per questo sono terminati i problemi all’ospedale Cardarelli di Campobasso, l’unico presidio dedicato alle cure dei pazienti covid. Nel nosocomio del capoluogo, come in tutte le strutture sanitarie, ricoveri ordinari e prestazioni non urgenti sono stati bloccati per tre mesi e ripristinati con la ‘fase 3’.

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Venti giorni dopo il ritorno della normalità l’organizzazione dell’ospedale Cardarelli resta il tema caldo, scottante – ma anche spinoso e irrisolto – per eccellenza. Come noto, l’emergenza legata al covid-19 ha solo acuito e messo in luce i problemi annosi che ci si porta sul groppone da anni. Nello specifico, nel corso della pandemia, sono state sospese tutte le attività ordinarie e ambulatoriali per evitare la diffusione del virus stesso. Causando però, inevitabilmente, gli attuali “ingorghi”, come li ha definiti Antonio Musto, il consigliere comunale di maggioranza nonché direttore dell’Unità di Cardiologia Riabilitativa dell’ospedale ‘Cardarelli’.

Il medico campobassano ha fatto un po’ il punto sulla ripresa delle attività ambulatoriali nel nosocomio di contrada Tappino. Le cose non stanno andando così lisce. Anzi. “Noi stiamo combattendo ancora con l’organizzazione ambulatoriale – spiega nel suo intervento in Consiglio comunale di ieri pomeriggio (23 giugno) -. Bisogna ricordare che le altre patologie durante il covid non sono andate in stand-by. Ma purtroppo, non si è potuta fare prevenzione tumorale, non è stato possibile fare esami cardiovascolari e tante altre attività molto importanti”.

Ad oggi, prosegue il dottor Musto, “gli ambulatori del Cardarelli dove io lavoro sono ingorgati, la gente che deve effettuare le visite entra in percorsi che normalmente non sono autorizzati, visto che si tratta degli spazi riservati all’Università degli Studi del Molise. Quando riprenderà la normale attività non si potrà più entrare ed uscire a proprio piacimento da quei percorsi. E questo è un problema grande”.

Attualmente il Ministero della Salute sta valutando i due progetti di ospedali covid in Molise. Uno riguarda proprio il Cardarelli, candidato dall’azienda sanitaria e dalla Regione Molise e prevede la realizzazione di un’ala autonoma (con posti propri di terapia intensiva) nell’edificio di contrada Tappino. La riconversione dell’ex hospice costerebbe 2,5 milioni.

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Il dottor Musto è contrario al piano: “Il polo ambulatoriale, che nei piani della Regione dovrebbe diventare un padiglione completamente dedicato alla cura dei pazienti covid, è già ingorgato. Se si elimina quello che già va avanti con difficoltà, si manderebbe a monte qualunque progetto”. Queste le parole pronunciate durante la discussione nata sulla presentazione di una mozione da parte del Pd e della Sinistra di abbracciare un progetto denominato ‘Medici Sentinella’. Sul quale c’è una discreta convergenza dell’intero Consiglio che però ne parlerà in maniera più dettagliata nella specifica commissione.

Consiglio comunale

Sull’argomento, lo stesso Musto spiega che “vorrei avere un confronto con i medici del progetto per capirlo a fondo, a patto che non sia il Comune a farsi carico dello stesso considerando che ci sono tematiche fondamentali da risolvere sulla sanità a livello regionale. Insomma, il Comune deve preservare la sanità ospedaliera ma i vari livelli devono intersecarsi tra loro, attraverso il coinvolgimento di Regione, Asrem, Ordine dei Medici. Anche perché, ad oggi, il Molise non ha un piano covid”.

La mozione, esposta dai consiglieri Trivisonno e Salvatore, potrebbe prevedere il capoluogo di regione come “capofila del progetto, grazie al quale si può tornare a parlare di capillarità della medicina, non di strutture e grandi spese ma di una rete efficace di medici che possano svolgere un lavoro di prevenzione straordinario. Se ne può parlare in commissione sicuramente”.

Sull’argomento, il capogruppo di Forza Italia Domenico Esposito coglie la palla al balzo per ribadire “il ruolo centrale che deve avere la città di Campobasso e per questo come Comune dovremmo invitare in Consiglio il presidente della Regione, Donato Toma, per farci illustrare i progetti e le idee in campo per la sanità, e con lui magari anche la delegazione parlamentare”. Una proposta che trova d’accordo un po’ tutte le forze politiche, che si sono date appuntamento in commissione per parlarne nel dettaglio. In programma, dunque, un consiglio monotematico che preveda la presenza del presidente della Regione. Toma già ha declinato l’invito dell’assise di palazzo San Giorgio una volta, quando fu rappresentato dal sottosegretario Quintino Pallante. Chissà se questa volta risponderà ‘presente’.   

FdS