Non solo Lega, 8 consiglieri firmano lo ‘sfratto’ di Forza Italia. “Ha troppe poltrone”. Tartaglione: “Toma e i partiti rispettino i patti”

Ad eccezione degli assessori Cavaliere e di Baggio e della consigliera Calenda, porta la firma di quasi tutti gli esponenti della maggioranza il documento inviato al governatore Donato Toma per chiedere di ridimensionare la presenza del partito di Berlusconi nella Giunta regionale: "Solo così possiamo andare avanti per i prossimi 3 anni, Forza Italia ha avuto più di quanto doveva". La replica di Anna Elsa Tartaglione: "Gli accordi non si cambiano, noi siamo il primo partito della coalizione".

Dopo la Lega, anche Forza Italia. C‘è un doppio obiettivo nel mirino dei ‘cecchini’ dissidenti della maggioranza che da settimane minacciano di far cadere il governo Toma: non solo buttare giù dalla torre il neo assessore al Lavoro Michele Marone (espressione del partito di Matteo Salvini), ma anche ridimensionare il ruolo di Forza Italia. “Due assessori (Nicola Cavaliere e Roberto Di Baggio, ndr) e un presidente di Forza Italia su un esecutivo con cinque componenti sono troppi”, il ragionamento dei malpancisti che nel fine settimana appena trascorso si sono riuniti per studiare le prossime strategie di questo risiko tutto molisano che rischia di logorare il governo Toma e paralizzare la Regione.

Il conclave si è svolto a Campodipietra, ‘feudo’ di uno consiglieri regionali del neonato polo civico, Gianluca Cefaratti. Meglio la campagna piuttosto che il convento di democratica (nel senso di Partito democratico, ndr) memoria.

E qui alla fine di due lunghe riunioni è stato elaborato il nuovo documento che è già arrivato sulla scrivania del capo della Giunta regionale. In calce la firma di otto consiglieri regionali: quasi tutta la maggioranza in pratica. Lapalissiana l’assenza di Michele Iorio, mal digerito dai colleghi della coalizione. 

Assenti le firme di Filomena Calenda (assente per impegni familiari alla seconda giornata del conclave) e degli assessori di Forza Italia Nicola Cavaliere e Roberto Di Baggio – primo e terzo nella lista presentata alle Regionali del 2018 – che ovviamente non potevano sottoscrivere un atto che suona come una campana a morte. Atto che invece è stato firmato dal consigliere di Forza Italia Armandino D’Egidio, secondo degli eletti e fuori dal governo regionale per una scelta del presidente che ha preferito optare per un rappresentante della provincia di Isernia (città di origine dell’assessore all’Istruzione, ndr).

Consiglio regionale Molise

La nuova prova forza dei dissidenti questa volta prende dunque di mira il primo partito della coalizione: “Forza Italia ha avuto più di quanto doveva. Oggi  – la posizione dei dissidenti – per mantenere gli equilibri politici in maggioranza e per lavorare in maniera omogenea per i prossimi tre anni (ossia fino alla fine del mandato, ndr) Forza Italia deve rivedere le sue posizioni”.

Gli otto consiglieri sono pronti dunque a ricompattarsi attorno al presidente Toma, a patto che accetti le condizioni contenute nel documento. “Se non lo farà? Allora vorrà dire che Forza Italia sfiducerà il suo presidente”. La fragile tregua armata su cui si poggia la coalizione insomma potrebbe rompersi da un momento all’altro. 

Ora dunque tocca a Toma, a cui gli otto consiglieri hanno dato pieno mandato per avviare le consultazioni e disinnescare la ‘bomba ad orologeria’ che da qualche settimana rischia di esplodere a palazzo Vitale.

Nel documento “non sono contenute poltrone ma richieste politiche”, evidenzia Andrea Di Lucente che continua a sostenere lealtà a Toma assieme ai colleghi Micone, Cefaratti, D’Egidio e Romagnuolo. “Sono sicuro che in questi giorni il presidente inizierà un dialogo con la maggioranza, tutti insieme o singolarmente per trovare la soluzione e ripartire con slancio”.

E’ in questo contesto che si consuma il lunedì nero di Forza Italia che rischia di perdere potere all’interno della coalizione. Tanto è vero che la coordinatrice azzurra, l’onorevole Annaelsa Tartaglione, dopo un primo confronto con il governatore e con i tre consiglieri regionali del gruppo, mette le cose in chiaro: “Noi chiediamo il rispetto degli accordi firmati due anni fa e riguardavano solo il cambio della Presidenza del Consiglio regionale”. In base a questa intesa, Pallante sarà il nuovo capo del Consiglio regionale al posto dell’attuale presidente Salvatore Micone, uno dei dissidenti. E sempre in questo accordo “era previsto che Forza Italia avesse due posti in Giunta regionale. Del resto, siamo il primo partito della coalizione”. 

“La firma di Armandino d’Egidio? Mi ha detto che ha firmato perchè gli avevano detto che tutti lo avevano sottoscritto, altrimenti non lo avrebbe sottoscritto”, precisa ancora la Tartaglione. “Continuano a dire che il presidente Toma è di Forza Italia. In realtà noi abbiamo solo indicato il suo nome che poi è stato accettato da tutti”, puntualizza facendo un passo indietro nel tempo e ricordando quando è maturata la scelta del candidato presidente della coalizione prima delle Regionali del 2018. “Donato Toma non ha la tessera di Forza Italia, non è iscritto al partito”. 

Poi la riflessione pungente: “Io non capisco perchè solo in Molise ogni settimana si mettono in discussione la Giunta regionale e le posizioni politiche, nelle altre Regioni i consiglieri regionali pensano a governare. Credo poi che ai molisani tutto questo non interessi, stiamo offrendo una pessima pagina della politica regionale. La gente ha fame, non ha voglia di assistere a questi giochetti”.

I molisani – ribadisce la coordinatrice azzurra – hanno dato fiducia a Forza Italia che è stato il primo partito e ha eletto più consiglieri rispetto agli altri. Abbiamo ottenuto più di 13mila voti, Fratelli d’Italia ha preso 5mila voti, la Lega 8mila. Inoltre, continuano a puntare il dito sul presidente, sostengono che è di Forza italia, ma io ricordo che è stato scelto non il componente di un partito: Forza Italia ha espresso formalmente un nome su cui poi c’è stata la condivisione di tutti gli altri partiti della coalizione“.

Infine, incalza la Tartaglione, “noi abbiamo dato la fiducia a Toma dall’inizio e siamo stati sempre fedeli a lui, non abbiamo mai votato con le minoranze o convocato una seduta del Consiglio regionale quando il presidente era in difficoltà”.

In queste condizioni, in uno scontro totale e nella quale la pace sembra un’utopia, la lotta della poltrone interna alla maggioranza rischia di paralizzare il Molise.

Forza Italia intanto minaccia vendette: “Oggi posso anche incassare un colpo – dice sibillina la Tartaglione nel caso in cui il capo della Giunta decidesse di estromettere uno degli assessori azzurri – ma domani posso servire il piatto freddo”.