Maxi esame orale, i ragazzi torneranno a scuola per un giorno. Prof e presidi: “Meglio così, devono vivere l’adrenalina”. Ma non tutti sono d’accordo

C'è chi è d'accordo a tornare a scuola, chi invece avrebbe evitato. Il racconto di chi affronterà una maturità storica, l'esame di Stato del 2020 in tempi di pandemia

La maturità 2020 ci sarà e si farà in classe. Ma l’Esame di Stato, che ancora fa tremare gli ex studenti liceali, divide. E non solo presidi e personale, anche gli studenti, oltre a tutto il resto degli italiani. Perché se qualcuno sostiene il valore emotivo della maturità, sottolineando che è un momento della vita che ognuno deve vivere per provare il brivido “della notte prima degli esami”, dell’adrenalina e della paura, qualcuno ritiene invece che questo esame in presenza, ora che l’Italia è nella delicatissima fase due, forse si poteva evitare.

E a raccontare cosa ne pensano, ci sono loro. I protagonisti di una maturità che entrerà e resterà nella storia. Presidi, docenti, alunni e anche i genitori. Quelli della maturità stravolta per il coronavirus che ha costretto il Ministero dell’Istruzione a dover rivedere tutto: niente prima prova scritta di italiano, niente seconda prova scritta specifica per ogni indirizzo. L’esame sarà solo orale, con mascherine, guanti, gel igienizzante e soprattutto regole ferree da rispettare in fatto di sicurezza in tutte le scuole in cui gli studenti e il personale torneranno a partire dal 17 giugno.

“A parer mio – rivela al telefono una mamma di un maturando alle prese con la didattica a distanza e con le nuove modalità di studio – è positivo che tornino a scuola per concludere il percorso di studio. In fondo devo ammettere che un po’ ci ho sperato anche perchè in questo modo possono chiudere un cerchio in qualche modo, chiudere al meglio il loro percorso scolastico che è già stato privato del contatto con i docenti, con gli amici, con l’ambiente scolastico. Si è interrotto e non tornerà, avevano anche preparato la gita del quinto e il pranzo dei cento giorni. Credo che vivere il momento della maturità, l’adrenalina, la paura e tutte le emozioni che possono provare, sarà bello, importante. Gli resterà per sempre, almeno questo”, conclude.

scuola via berlinguer

“I ragazzi sono un po’ preoccupati – rivela al telefono la preside dell’Istituto Tecnico Marconi di Campobasso Adelaide Villa – e giustamente aggiungo, si tratta di una modalità nuova, ma noi li stiamo aiutando e li aiuteremo ad affrontarlo al meglio. Le direttive ministeriali ufficiali sono arrivate solo sabato 16 maggio, in netto ritardo e questo non ci ha permesso di muoverci con sicurezza. Sull’esame in presenza ho qualche perplessità, perchè sarà necessario che i ragazzi e tutto il personale rispettino le regole. Nel mio istituto sono 9 le classi che arriveranno ad affrontare l’esame e noi li metteremo nelle condizioni per stare tranquilli e superare al meglio anche questo passaggio. Poi per il nuovo anno si vedrà, bisognerà studiare bene la situazione ed agire di conseguenza, ma la scuola è una struttura forte e abbiamo dimostrato di saper affrontare al meglio tutto, di saperci organizzare ed essere al fianco degli studenti e dei genitori”.

“Tutto si svolgerà in un’ora – spiega la docente di lettere del Liceo Alfano da Termoli Rosanna Colecchia – i ragazzi dovranno presentare un elaborato legato alle discipline di indirizzo, poi analizzeranno un brano di italiano affrontato durante l’anno scolastico e poi la relazione del Pcto, ovvero il percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento, cioè l’alternanza scuola-lavoro e infine qualche riflessione nell’ambito di Cittadinanza e Costituzione. I ragazzi sono preoccupati – aggiunge ancora – e questo di certo non si può negare, vogliono non essere online, quindi andare a scuola potrebbe essere un bene. Noi siamo con loro, li sosteniamo e li aiutiamo“.

In bilico, tra l’entusiasmo di tornare a scuola per l’ultima volta, e la paura e il timore di dover affrontare tutto con la massima attenzione, gli studenti. Chi vuole rientrare per vivere ancora l’emozione di sedersi ai banchi, rivedere le aule, incontrare i docenti e chiudere un percorso iniziato cinque anni prima. Chi invece confessa di essere preoccupato. Difficile anche per loro, nel pieno della didattica a distanza e delle ultime interrogazioni, capire cosa sarebbe meglio e cosa no. “Posso dire a nome anche dei miei compagni che non sappiamo nemmeno noi se possa essere meglio o peggio andare a scuola – rivela un maturando – siamo un po’ in difficoltà, ma ce la faremo. Rispetteremo tutte le norme di sicurezza per chiudere al meglio l’anno.”

“Devo ammettere che sto vivendo una sensazione strana – rivela la preside dell’Alberghiero Federico di Svevia di Termoli Maria Chimisso – ma per noi la maturità non sarà tanto complessa, perchè abbiamo ordinato a febbraio mascherine, gel e guanti e il personale era stato riorganizzato. Quello che mi lascia perplessa è lo svolgimento degli scrutini in modalità online fino al 14 giugno, poi invece torneremo a scuola per le quinte, a questo punto avrei fatto tutto in presenza, perchè gli scrutini sono un passaggio importante. Di sicuro faremo fare agli studenti le simulazioni online, è importante per loro”.

A doversi cimentare con un esame stravolto, sono anche i “cugini” più piccoli dei maturandi, gli studenti delle scuole medie: per loro solo una prova orale in video conferenza, davanti alla commissione dei docenti schierati al computer da casa, ai quali presenteranno un elaborato che dovrà abbracciare le tematiche affrontate a scuola, ma anche la vita vissuta nel corso del triennio, ciò che hanno imparato e che si porteranno nel percorso futuro.

“Si tratta di un esame nuovo anche per noi docenti – spiega un’insegnante di lettere delle scuole medie – i ragazzi ci fanno tante domande per capire come costruire il loro lavoro e come presentarlo e noi li stiamo aiutando, ma soprattutto sostenendo dal punto di vista emotivo e personale. Sono davanti alla loro prima vera prova, piccola certo, ma comunque una prova importante; le modalità non aiutano perchè parlare davanti al computer non è facile per nessuno, ma ce la faranno. Per fortuna, nonostante il ritardo della pubblicazione del decreto ufficiale, i tempi della consegna dell’elaborato sono stati allungati fino all’ultimo giorno di scuola, mentre il colloquio sarà svolto nei giorni successivi entro il 30 giugno”.

“Nella mia scuola – rivela al telefono il dirigente scolastico della Brigida di Termoli Francesco Marra – siamo partiti da qualche tempo per organizzare l’esame delle 9 classi, abbiamo intanto assegnato agli studenti i vari argomenti per permettere loro di iniziare a lavorare e abbiamo anche fatto una bozza di calendario che ora andremo a confermare. Saranno lavori interdisciplinari e originali, in cui non mancheranno anche gli strumenti musicali visto che abbiamo il corso dedicato alla musica”.

Che sia al computer o in classe, davanti ad una commissione schierata a casa o davanti agli occhi, l’adrenalina, la preoccupazione, l’entusiasmo, la paura, l’ansia e anche un po’ di curiosità ci sono. E non potrebbe essere altrimenti. E forse è anche un bene, un piccolo passo in avanti per tornare alla normalità e per riportare i ragazzi a caricarsi prima dell’esame e anche nella famosa “notte prima degli esami”. Che resta comunque una delle notti più belle e particolari della vita. Che sia in un normale anno scolastico, o in uno in tempi di coronavirus.