L’ultimo giorno di lavoro di Brunella, da 30 anni psicologa di un Consultorio che rischia di sparire foto

Quello di Brunella Trivisonno, psicologa del Consultorio di Termoli da 29 anni, sarà l'ultimo di una lunga serie di addii. "Da giugno 2019 sono andate in pensione 7 persone". Così la struttura di via del Molinello, rifugio sicuro e punto di riferimento per la popolazione del Distretto Sanitario della zona, rischia di sparire

Qui la porta è rimasta sempre aperta, e neanche il Covid ha cambiato le cose. La psicologa Brunella Trivisonno, una delle poche operatrici rimaste in servizio, fa continuamente la spola tra il suo ufficio e l’ingresso dove il campanello non smette di suonare. Ma la porta chiusa è solo una novità dell’ultima ora legata all’emergenza sanitaria.

La vera mannaia per il Consultorio di Termoli si chiama mancanza di personale. In uno dei servizi socio-sanitari simbolo del lavoro d’équipe, quest’ultima è stata ‘decimata’ a poco a poco. Da giugno 2019 fino a febbraio 2020 sette operatori sono andati in pensione, uno dopo l’altro. Oggi sono rimaste soltanto la psicologa, l’ostetrica, l’infermiera e la ginecologa (quest’ultima presente solo un giorno e mezzo a settimana). Ma anche la dottoressa Trivisonno il 1 agosto, all’età di 67 anni, lascerà quello che è stato il lavoro di una vita. “Sono qui dal 1991, quando vinsi il concorso. Da 29 anni ho sempre lavorato qui”.

consultorio termoli

Oggi per la psicoterapeuta sarà l’ultimo giorno in servizio, perché poi usufruirà delle ferie che in questo periodo non si è potuta prendere. “C’era l’emergenza e io dovevo assicurare la presenza e l’apertura. Non so perché abbiano detto che siamo aperti solo un giorno e mezzo a settimana. Siamo qui tutte le mattine dal lunedì al venerdì e anche il martedì e il giovedì pomeriggio”.

Il lavoro però, ultimamente, non è più lo stesso. Non potrebbe esserlo, perché sono venuti meno nel tempo una pediatra, tre assistenti sociali, due psicologhe, due ostetriche, due infermiere, una ginecologa e un “segretario super efficiente”. E nessuno mai a rimpiazzarli. Le chiediamo come abbia fatto a portare avanti l’attività. “Ho fatto di tutto. Si fa, ma è chiaro che tante attività e tanti servizi non abbiamo più potuto assicurarli”.

Nella voce della dottoressa Brunella si percepisce l’amarezza per quella che ha tutta l’aria di essere la fase crepuscolare del ‘suo’ Consultorio. Un vero e proprio dolore per lei che ha contribuito all’ascesa di quel luogo. Un servizio nato in anni (i consultori sono stati istituiti per legge nel ’75, quello di Termoli è nato nell’80 del secolo scorso) di inusitato fermento sociale. “Noi ci abbiamo messo l’anima qui dentro”. Ed è un pensiero comune a tutte le operatrici che hanno lavorato qui in tutti questi anni. L’assistente sociale, l’ultima delle tre andate in pensione nei mesi scorsi, ha solo due parole per descrivere cosa prova: scoramento e dispiacere. “Ci abbiamo creduto e ora si rischia di azzerare tutto il lavoro fatto. Non sempre il nostro lavoro è stato capito, perché della prevenzione non si vedono subito i risultati”. Ma le soddisfazioni poi non sono mancate.

La psicologa sfoglia con noi l’album dei ricordi ma è difficile nominarli tutti, tanto sono numerosi. Progetti su progetti per donne, bambini, giovani e coppie. E tanta formazione anche su se stessi. Anche la cittadinanza è cresciuta negli anni insieme al consultorio, che nel frattempo si era fatto conoscere sempre più. “All’inizio la gente era prevenuta, credeva che questo fosse un posto per soli diseredati o per le interruzioni di gravidanza. Da tempo invece l’utenza è trasversale, di ogni ceto sociale. È aumentata negli anni anche la richiesta maschile”. Oggi ci sono molti più stranieri di un tempo, ma “continua a venire chiunque”. La famosa porta aperta.

“È molto importante quello che ha dato il consultorio sul territorio, è un punto di riferimento, specie per le persone fragili ma non solo”. Qui, lo ribadiamo, tutti possono accedere e farlo gratuitamente. Ma senza personale che fine farà questo presidio sociale? “So che ci sono dei bandi, tuttora aperti, per psicologi e psicoterapeuti. Assumeranno circa 10 persone, mi auguro che almeno una venga destinata a questo posto”.

Ma è chiaro che non basterà per salvare il consultorio da un naufragio certo, di cui i prodromi già si vedono. Il lavoro d’équipe tra i vari professionisti – sanitari e sociali – è venuto a mancare già da un pezzo e le attività per forza di cose sono andate scemando. “Prima andavamo ‘a tappeto’ nelle scuole di tutto il Basso Molise, ma da un po’ non è più così”.

Come spesso accade, il territorio pare non essersi accorto della grossa perdita a cui stava inesorabilmente andando incontro, finora. Oggi diversi esponenti politici levano le loro voci per denunciare quello che si ritiene l’ennesimo ‘scippo’ alla popolazione del Basso Molise. Ma il depauperamento delle risorse umane nella struttura di via del Molinello non è certo cosa di ieri.

La psicologa non ne fa mistero: “Lavorare in solitudine è triste e frustrante, in questa situazione non vedo l’ora di finire”. Come dire, fosse successo ai ‘tempi d’oro’ mi sarebbe dispiaciuto molto di più. Ma l’amarezza c’è e si sente. “Avremmo voluto fare una festa collettiva per i nostri pensionamenti, ma a causa dell’epidemia non possiamo fare neanche quella”. L’ultimo giorno in ufficio di Brunella non sarà come se l’era immaginato, insomma. “Non ci sarà nessuna festicciola, qui ormai non c’è rimasto nessuno”.

Chiaro che l’attività, sebbene ridotta all’osso, andrà avanti. Ma a portarla avanti saranno, fermo restando così le cose, solo le tre figure sanitarie rimaste. Pap-test, visite ginecologiche e tamponi si continueranno a fare, ma per il resto il consultorio rischia di ‘sparire’. Corridoi senza il vociare di un tempo, personale al lumicino e tante stanze vuote. Tanto che attualmente la struttura sta ospitando il personale del Centro Antiviolenza, che fa accoglienza tutti i giorni dalle 10 alle 12 ma che è reperibile telefonicamente h24.

Ciò che più emoziona la dottoressa Brunella è proprio il ricordo dei colleghi che non ha più e del loro lavoro in sinergia. “C’è stato il personale più valido che potessi desiderare. Abbiamo lavorato benissimo insieme, tanto che gli altri ci chiamavano ‘la clinica svizzera’”. L’ufficio di Brunella, forgiato negli anni, è pieno di oggetti-ricordo. “Tutte le stanze qui sono piene di calore umano, è la nostra impronta. La nostra cifra è sempre stata la cordialità e gentilezza, e la gente rimaneva spiazzata perché altrove non trovava la stessa accoglienza”. Lavorare insieme è stato foriero di idee creative e discussioni costruttive. “Non ci siamo mai adagiate sugli allori, abbiamo sempre ideato nuovi progetti e ci siamo sempre tenute aggiornate”.

È un addio al lavoro particolare quello di Brunella, e da psicologa sa già che dovrà fare i conti col distacco: “Io qui ci lascio un pezzo di cuore. E poi c’è la perdita del ruolo sociale: dalla prossima settimana non sarò più la psicologa del consultorio ma una semplice pensionata”.

Ma è un addio venato di tristezza anche per via dell’incognita su quel che sarà del Consultorio. “Il territorio ci conta, questo luogo non può finire così”.