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Il quinto assessore parte male. Il Pd fa ricorso, i dissidenti accusano: “Svenduti alla Lega”. Ora l’obiettivo è logorare il governo Toma

La nomina di Michele Marone ha avvelenato il clima interno della coalizione che sostiene il presidente Toma. "Ha svenduto la sua maggioranza alla Lega - tuona uno dei malpancisti - e non si sa in cambio di cosa". Voci interne al Carroccio in realtà parlano dell'offerta di un posto in Parlamento. Mentre i dissidenti preparano la 'strategia del logoramento', il Pd annuncia un nuovo ricorso. Fanelli: "Esiste l'obbligo giuridico di avere almeno una donna in Giunta, nuovamente disatteso dal nostro presidente"

Nemmeno 24 ore di mandato e il ‘povero’ Michele Marone già si è fatto parecchi nemici. Non lo vuole il corposo gruppo dei dissidenti che ora cova vendetta nei confronti del quinto assessore della Lega e soprattutto del governatore Donato Toma, considerato dai suoi il responsabile dell’operazione. “Ha svenduto la maggioranza alla Lega, ci ha trattato a pesci in faccia”, commentano alcuni dei sei firmatari del documento inviato al presidente nel pomeriggio di lunedì.

Sappiamo com’è andata: la missiva (firmata da Salvatore Micone, Gianluca Cefaratti, Armandino d’Egidio, Andrea di Lucente e dalle ex leghiste Filomena Calenda e Aida Romagnuolo) è diventata carta straccia ieri pomeriggio (9 aprile), quando il capo della Giunta regionale ha preferito alla fine fare di testa sua cedendo alle richieste di Matteo Salvini e concedendo una rappresentanza al Carroccio (che attualmente non ha eletti in Consiglio regionale dopo l’espulsione di Aida Romagnuolo e Filomena Calenda) all’interno dell’esecutivo regionale.

Toma accontenta la Lega e nomina assessore il termolese Michele Marone. Deleghe al Sociale e al Lavoro

L’avvocato termolese infatti sarà un esterno. Stesso status di Luigi Mazzuto, almeno fino ad aprile, ossia quando è stato praticamente estromesso dal governatore. Non aveva dato le sue dimissioni che lo stesso Toma aveva chiesto agli assessori ‘obbligati’ ad andare in Aula a votare il bilancio.

La nomina di Marone assessore beffa la maggioranza: la crisi politica diventa scontro. Prova di forza in Aula: Toma non ha i numeri

 

La ‘virata’ verso la Lega ha scontentato i malpancisti. Qualcuno di loro, come Andrea di Lucente (Popolari), non ha nemmeno partecipato al voto sui documenti esaminati in Consiglio regionale. Filomena Calenda ha tirato fuori il ‘lanciafiamme’ e in una nota al vetriolo ha accusato il governo regionale di non aver fatto niente per le persone più fragili, per i non autosufficienti e di pensare solo alle poltrone.

E probabilmente non finirà qui. Il gruppo dei sei dissidenti mira a formare una sorta di maggioranza nella maggioranza che potrebbe mettere in seria difficoltà il governo Toma. Come? Rallentando i lavori in Consiglio regionale, facendo ostruzionismo su leggi e proposte nelle Commissioni oppure presentando mozioni scomode. E soprattutto lasciando senza i numeri necessari la coalizione che regge il presidente. Una sorta di strategia del logoramento fino ad arrivare a nuove elezioni. Senza dimenticare che a novembre saranno rieletti il nuovo presidente del Consiglio regionale, l’Ufficio di Presidenza, i presidenti delle commissioni consiliari: insomma una serie di ruoli ambiti anche perchè consentono di avere maggiore visibilità e un aumento dello stipendio.

Le prove generali ci saranno nella due giorni del Consiglio regionale in programma lunedì 15 (quando si svolgerà il monotematico sull’ospedale covid) e martedì 16 giugno. “Sarà un’estate calda, poi ci dobbiamo preparare alle elezioni“, dice sibillino un consigliere regionale. “Toma ha venduto la maggioranza alla Lega, non si sa in cambio di cosa”. Voci interne alla Lega in realtà parlano della promessa di una sua candidatura in Parlamento alle prossime Politiche. E alcuni dei consiglieri regionali dell’attuale coalizione potrebbero non garantire al capo dell’esecutivo regionale il sostegno elettorale. C’è chi si sta già guardando intorno, strizzando l’occhio ai nuovi partiti che hanno debuttato da poco sulla scena politica nazionale: Italia Viva di Matteo Renzi e Azione di Carlo Calenda. 

In attesa di capire se è solo fantapolitica, il capogruppo del Pd Micaela Fanelli annuncia un nuovo ricorso contro la Giunta Toma e la nomina del quinto assessore senza garantire la rappresentanza di genere.

“Al nuovo assessore Michele Marone, sinceri auguri di buon lavoro. Ma anche lui, come il suo predecessore e tutta la Giunta, sono assessori illegittimi, perché ancora una volta non sono state rispettate le quote rosa”, spiega l’esponente dem.

“Oltre la considerazione dovuta al genere femminile – argomenta poi – esiste l’obbligo giuridico di avere almeno una donna in Giunta, nuovamente disatteso dal nostro Presidente. L’ennesimo gesto di disprezzo di Toma, contro il quale farò, faremo, ricorso e, insieme a tutte le donne che hanno condotto finora questa lotta di principio e di valore, impugneremo i provvedimenti di nomina e porteremo avanti tutte le altre battaglie politiche per mandare a casa questa, oramai, “non maggioranza”.

Nel frattempo, per il nuovo Assessore Marone inizia un percorso difficile e tortuoso, con una sola nota positiva: sarà davvero arduo fare peggio di quanto fatto fin qui dalla Lega Nord per il Molise: nulla!”.

Micaela Fanelli Pd Consiglio regionale

Infine Fanelli accusa Toma di essersi “piegato alla volontà della Lega Nord” e di Matteo Salvini.

“Nonostante la legittima richiesta di sei consiglieri della sua ex coalizione di governo – le sue considerazioni al vetriolo – che gli hanno ricordato gli impegni assunti, di fermarsi e condividere le scelte, il Governatore, sempre più prono al volere lombardo, ha nominato Marone assessore. Uno schiaffo a chi era stato leale con lui anche nel corso della sessione di Bilancio, quando ha deciso di stravolgere la legge elettorale, cancellare la surroga e mandare a casa quattro consiglieri, sempre della sua maggioranza…ormai sempre più ex maggioranza.

Un record assoluto del peggior Governatore d’Italia, superato in negativo nel gradimento popolare solo dal Governatore lombardo della Lega Nord Fontana, che a sua volta è riuscito a fare peggio di Toma nell’emergenza Covid, che da parte sua non ha fatto praticamente nulla ed ora un’intera regione si trova a scontare gli effetti negativi di una sanità praticamente ferma e ingessata a causa delle sue indecisioni”.