“George Floyd vive”: oltre 100 studenti a Campobasso per dire “basta al razzismo di Stato”

Nel pomeriggio, in piazza Vittorio Emanuele, manifestazione organizzata dall’Unione degli Studenti alla quale hanno preso parte diverse decine di ragazzi e di esponenti della sinistra locale. “No justice, no peace” recitavano gli striscioni esposti sotto al Comune. La frase simbolo dell’uccisione dell’uomo di Minneapolis ad opera di un poliziotto diventa “togliete il vostro ginocchio dal nostro collo”.

“Togliete il vostro ginocchio dal nostro collo” ha tuonato il reverendo Ah Sharpton dopo la vile uccisione di George Floyd ad opera di un poliziotto americano. Una morte che ha indignato, fatto urlare di rabbia, scatenato la rivolta, pacifica e non, di Minneapolis. E poi di tutta l’America. Il mondo non è rimasto a guardare: a Campobasso, oggi pomeriggio, 6 giugno, l’Unione degli Studenti ha promosso in piazza Vittorio Emanuele un’iniziativa lodevole, manifestando tutto il proprio sdegno nei confronti dell’odio razziale e degli abusi che da secoli vengono perpetrati verso i neri d’America.

Campobasso flashmob Floyd
Campobasso flashmob Floyd

Oltre cento i partecipanti, altrettanti i curiosi che hanno assistito al flashmob, uno dei primi organizzati dopo la chiusura forzata causata dall’epidemia da covid-19. Molto toccante, tra l’altro: le ragazze e i ragazzi, oltre a diversi adulti, appartenenti alla sinistra locale e osservando le misure di sicurezza (indossavano la mascherina ed erano a distanza, ndr), si sono inginocchiati per otto minuti e quarantasei secondi, il tempo dell’agonia del povero George. Col ginocchio al collo, appunto. E non è più tollerabile nel 2020 che un poliziotto faccia quello che ha fatto Derek Chauvin, incriminato per omicidio e in carcere assieme ai tre colleghi.

Campobasso flashmob Floyd

“No justice, no peace” recitavano gli striscioni preparati dagli studenti. Che hanno voluto far sentire la propria voce attraverso appassionati interventi al megafono: “Non è possibile morire durante un controllo della polizia, basta con questi abusi. Senza giustizia per tutti non può esserci pace”. E ancora, “in America esiste un razzismo sistemico che sta provocando rivolte, giustificate per alcuni versi. Un omicidio che grida giustizia, e sono contento che oggi siamo tanti. Non è solo l’America che applica razzismo di Stato, il silenzio dei bianchi vuol dire complicità”.

Campobasso flashmob Floyd

I quasi nove minuti di silenzio, con le mani sul capo, hanno suscitato emozioni forti e fatto scattare un applauso commosso rivolto verso il cielo, verso una persona che è morta per il colore della sua pelle. Per fortuna, di fronte a barbarie del genere si prova ancora indignazione, collera, voglia di giustizia immediata: sentimenti umani, spesso repressi perché ci si abitua anche alla violenza. Ma questo non deve accadere.

Campobasso flashmob Floyd

Riprendendo le parole del reverendo Ah Sharpton, “la storia di George Floyd è la storia dei neri. Perché da 401 anni in qua, la ragione per cui non abbiamo mai avuto la possibilità di essere chi avremmo voluto e sognato è dovuta al fatto che voi ci avete tenuto il vostro ginocchio sul nostro collo. E’ ora che ci rialziamo”. Per il 28 agosto è annunciata una grande marcia a Washington: è il momento che davvero le cose cambino. E Campobasso ha dato una risposta bella.

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