Post Covid, si può ripartire solo dall’ambiente. La rivincita del Molise incontaminato è possibile: non sprechiamo una pandemia

Nella Giornata Mondiale dell'Ambiente nell'anno della pandemia che ha stravolto il mondo anche in Molise ci si interroga sulla necessità di ripensare il rapporto tra uomo e natura. Il nostro territorio avrebbe tutte le carte in regola per volgere a proprio vantaggio il suo ingente capitale naturale. Legambiente spiega come: una idea di programmazione concreta per fare del territorio un modello green entro il 2030

Non tutti sono disposti ad ammetterlo, ma la pandemia ci ha ‘sbattuto’ in faccia tutti i nostri errori nel nostro malsano rapporto con l’ambiente. Oggi 5 giugno, ricorrenza internazionale per la Terra, anche dal piccolo ‘contado’ del Molise giungono riflessioni accomunate dall’idea di cambiare passo. Perché è proprio dall’ambiente che possono nascere delle solide basi per la ripartenza nel post-Covid.

giornata mondiale ambiente

C’è una voce – autorevole – che lo chiede con forza, ed è quella di Legambiente Molise che propone oggi (48° Giornata Mondiale dell’Ambiente) un documento – in 6 punti ampi ma oltremodo concreti – dal titolo ‘Molise 2030’. “Il Molise viene visto dai più come una regione ‘dal potenziale inespresso’, ‘ricca di biodiversità’, ‘dall’ambiente incontaminato’. Tali epiteti (in special modo il primo) non sono il risultato di scelte strategiche, ma rappresentano il risultato tragico di anni di immobilismo rispetto a programmazioni e progettualità incapaci di rendere il capitale naturale presente in Molise volàno per uno sviluppo integrato”. Già, perché quando si parla di rispetto della natura e di politiche ambientali si ha spesso lo stesso atteggiamento che si avrebbe nel parlare di libro dei sogni o di mondo ideale. Roba da sognatori, insomma. Eppure…

Eppure il Molise avrebbe tutte le carte in regola e la strada già tracciata per imporsi come modello ‘green’ d’Italia. Qualche esempio? Basti citare il Parco Nazionale di Abruzzo, Molise e Lazio, così come la Riserve Mab Unesco di Montedimezzo-Castelluccio in Alto Molise, il Giardino della Flora Appenninica di Capracotta. Per non parlare dei tratturi, con la transumanza divenuta solo pochi mesi fa patrimonio dell’Unesco. E ancora l’Oasi Lipu di Casacalenda con il suo bosco Casale e quella Wwf di Guardiaregia-Campochiaro nella zona del Matese. E come dimenticare i paesaggi dunali della costa che da Montenero di Bisaccia giungono a Campomarino passando per Petacciato e Termoli.

In questo surreale periodo, indissolubilmente legato all’epidemia da Sars-Cov-2, il Molise pare aver preso consapevolezza di quelle che credeva essere ‘iatture’ e che invece si sono rivelate carte vincenti. Mai come adesso si sta comprendendo tutto il valore e il potenziale strategico delle aree interne, dei piccoli borghi e del capitale naturale che noi molisani abbiamo sempre sotto gli occhi. E che ha giocato un ruolo non secondario nel contenimento della pandemia a queste latitudini. “Una parte dei mass media anche nazionali ha acceso i riflettori su alcune parti del nostro Paese, talvolta dimenticate, ma capaci ancora di una inattesa vitalità, come il Molise – prosegue Legambiente -. Al netto di alcuni casi incresciosi, i buoni dati sul contenimento della pandemia in regione sono dovuti a fattori quali il naturale isolamento, la scarsa densità demografica (67,9 abitanti per km quadrato), la dispersione sul territorio (302 mila abitanti su 136 comuni), assieme al controllo sociale. Tutti fattori che possono rivelarsi punti di forza nell’era post Covid, se ben comunicati all’esterno”.

L’oasi Lipu diventa Riserva Naturale: 146 ettari di verde e biodiversità per un rilancio sostenibile

Dalle parole però bisognerà pur passare ai fatti. Lo stesso presidente Donato Toma oggi scrive: “Una delle cose che abbiamo imparato da questa pandemia è che occorre rimodulare i nostri stili di vita e riequilibrare quel rapporto uomo-ambiente alterato da comportamenti scorretti che, giorno dopo giorno, hanno ferito la natura e compromesso gravemente l’ecosistema e la biodiversità. Si è parlato molto in tempo di Covid-19 del fatto che questa crisi porterà a rivalutare le aree interne, luoghi salubri, poco antropizzati, incontaminati, e le risorse che questi territori possono mettere in campo. Si tratta, però, di chiarire l’equivoco che ha fin qui caratterizzato l’elemento spaziale nella governance dei territori, nel senso che tali aree sono rimaste pressoché vergini perché escluse dalle direttrici di sviluppo e, dunque, isolate. La pandemia ci ha insegnato che l’isolamento del territorio e la bassa densità demografica possono essere una carta da giocare”.

La rivincita delle aree interne. Il “modello Molise”

Dall’associazione ambientalista molisana il messaggio arriva forte e chiaro: “L’indirizzo che la politica regionale deve dare alle scelte che saranno fatte nei prossimi mesi dovrà, senza ombra di dubbio, avere come base solida e come obiettivo di medio periodo un’idea di sviluppo sostenibile, che non può solamente limitarsi allo sterile vanto di avere un ambiente incontaminato. Vogliamo togliere ogni alibi a chi sostiene che la tutela ambientale non possa portare sviluppo. Programmare politiche che hanno alla base la sostenibilità è condizione indispensabile allo sviluppo durevole e alla creazione di filiere economiche nuove, poco o per nulla esplorate in Molise, filiere tanto più necessarie in una fase di ripresa”.

Ma come si traduce nel concreto l’espressione ‘sviluppo sostenibile’? Legambiente mette nero su bianco sei punti. Il primo: passare dall’economia lineare a quella circolare. Necessario, a tal riguardo, un Piano regionale dei rifiuti aggiornato. Qualche dato: “Il Molise è la regione che avvia ad incenerimento il maggiore quantitativo di rifiuti rispetto alla produzione (73%)”. Il secondo punto: ripartire dal capitale naturale. Tanto per cominciare, accelerare l’iter di istituzione del Parco Nazionale del Matese. E ancora realizzare infrastrutture ‘green’ come le “vie verdi” della transumanza e la rete dei sentieri e dei cammini storico-culturale.

 Parco del Matese

Punto tre: l‘acqua, l’oro blu, una delle nostre ricchezze di maggior pregio e che per Legambiente rappresenta “l’unica risorsa che se correttamente gestita può portare vera ricchezza all’economia regionale”. Punto quattro: ‘mobilità fisica e virtuale’ per ripensare il sistema dei mezzi pubblici e anche, perché no, gli orari di lavoro. Poi c’è, al punto 5, il focus sulle aree interne, con le proposte sul turismo lento e sostenibile. Infine l’ultimo punto è dedicato all’agroalimentare e alla valorizzazione di quello che è un patrimonio culturale locale importantissimo.

Di seguito il documento completo. Molise 2030. Basi di ripartenza post Covid19

Dalle crisi, si sa, possono nascere le migliori opportunità. Non ‘sprechiamo’ una pandemia per ripensare al nostro modello economico-ambientale.