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Il “virus” che uccide è il cancro, ma il Registro Tumori è ancora fantascienza. In 50 giorni 3 diagnosi da glioblastoma a Termoli

L’emergenza da Covid 19 ha portato in secondo piano la maggiore problematica sanitaria del territorio: il tumore. Negli ultimi mesi diversi i decessi, anche di persone giovani, nel territorio bassomolisano. Tre diagnosi di tumore raro (il glioma) concentrate in meno di 50 giorni solo a Termoli. Ma sapere se esista un nesso di causalità non è un diritto in questa terra: il Registro dei Tumori latita, appeso alle promesse della politica da 10 anni.

Guglionesi, poco più di 5500 anime. Qui il Covid-19 è rimasto ai margini, registrando un unico caso peraltro di persona senza sintomi che il virus l’ha contratto all’estero, ora completamente guarita. Il cancro, invece, è costantemente in agguato. Nell’ultimo mese ha ucciso un 40enne e un 58enne. Tumore fulminante, poche settimane di vita. Lo strazio delle famiglie e della comunità non si può raccontare. Ma si può raccontare il disorientamento dei medici, degli ecografisti in particolare, che ogni volta davanti alla “lastra” del referto clinico sputato dal macchinario hanno un sussulto di terrore. Davanti un paziente giovane, con una aspettativa di vita ridotta, di colpo, a pochi anni se tutto va bene. A qualche mese nella peggiore delle ipotesi.

“E’ terribile” ammettono i sanitari, confermando l’aumento di diagnosi di neoplasie secondo una valutazione del tutto empirica. Già. Perché dare indicazioni precise, supportate dalla statistica, è impossibile. Avere contezza dei numeri, rapportarli con la media nazionale, rispondere alla domanda se qua “è peggio che altrove” non si può: il Registro dei Tumori è un miraggio, una promessa che sprofonda nel porto delle nebbie da decenni. Proclami, annunci, convenzioni, incarichi assegnati, comunicati stampa per informare che “è stato fatto questo” ed “è stato fatto quest’altro”. Soddisfazione espressa dalla classe dirigente con frequenza annuale. Ma intanto gli anni passano e il Registro non è attivo. Mentre i malati aumentano. E la gente muore, sempre di più e senza risposte.

Il tumore è il nemico quotidiano, e quasi sempre la battaglia contro il mostro che divora le cellule è una battaglia persa.

A Guglionesi ricordano fin troppo bene il dato emerso dalle schede della Protezione Civile per le verifiche sismiche in quel terribile mese di agosto 2018, quando la terra ha tremato con forza. In quelle schede un dato che conferma una tragedia: quasi tutti i nuclei familiari hanno perso un loro caro per malattie neoplastiche o hanno una persona cara malata di cancro in casa. Lutti senza fine per la comunità e paura, tanta paura.

Dai funerali e dalle schede di verifica un dato sconcertante: metà dei decessi giovani è per tumore

 

“Ce ne sono talmente tanti – spiega un medico del san Timoteo – che ormai ogni forma di malessere non ordinario, ogni sintomo ha un suono sinistro. Si pensa subito a quello. E spesso il pensiero viene purtroppo confermato dalla diagnosi”.

Gli ultimi due mesi di agosto, quello 2018 e quello 2019, sono stati contrassegnati dalle morti di un 40enne e di un 47enne, entrambe causate da forme particolarmente aggressive di cancro.

Ma non è solo Guglionesi, niente affatto. L’emergenza, che riguarda ormai persone di ogni età, è in condivisione sul territorio molisano. A Termoli, la cittadina più popolosa dell’area bassomolisana, nei mesi drammatici del Coronavirus sono decedute diverse persone per cancro. Alcune giovani. Se ne sono andate via in poco tempo, nella solitudine dell’addio che ha segnato i lunghi e sofferti mesi del lockdown, quando i funerali erano vietati e anche una carezza sul volto di una persona amata che ci lascia era una forma di carità bandita dalle misure di sicurezza in atto.

Tra loro un paziente affetto da glioblastoma, forma di tumore maligno abbastanza raro (colpisce mediamente una persona su 100mila). Nella sola città di Termoli, in poco più di un mese, sono state fatte tre diagnosi di glioblastoma, tutte su persone di età inferiore ai 60 anni.

La domanda è non solo legittima, ma ovvia: cosa sta succedendo? Esistono fattori che influenzano l’insorgere di queste patologie? C’è un nesso di causa-effetto, dietro alle forme tumorali del territorio? Nessuno può dirlo con chiarezza e col supporto della scienza. Perché il registro dei Tumori, l’unico strumento in grado di rispondere a questo interrogativo, non è ancora operativo.

Infinite volte annunciato, è ancora relegato a “progetto”. A fine 2018 la Regione Molise ha definito gli aspetti regolamentari del Registro, del quale poi si sono perse le tracce. Si è ancora in attesa di conoscere l’esito dello studio che dovrebbe rispondere al quesito se il Molise sia un terra sana oppure ‘nasconda’ dei veleni che causano malattie mortali anche per gli animali, progetto pilota voluto da Asrem e Regione Molise.

Che proprio in Molise non ci sia ancora un Registro dei Tumori è assurdo”: l’osservazione era stata fatta anche dal professore termolese Francesco Minni, direttore da oltre 15 anni della Chirurgia Generale del Policlinico Sant’Orsola di Bologna. Uno specialista che con il tumore ha a che fare, purtroppo, da sempre. E che aveva raccontato a Primonumero.it dei tanti molisani che fanno le valigie e il biglietto per Bologna soprattutto per le patologie pancreatiche. “Vengono soprattutto per il cancro del pancreas, il cui intervento è tra i più difficili che esistano in chirurgia generale”. I molisani che vanno a curarsi da lui, soprattutto in questi ultimi anni, sono aumentati vertiginosamente di numero.

Un termolese nell’olimpo della chirurgia, è del prof Minni il nuovo manuale per le Università. “Tanti molisani vengono a curarsi a Bologna”