Il Governo stoppa Toma: “Illegittime norme taglia-consiglieri supplenti”. Pd: “Si apre crisi politica e giuridica”

Il Consiglio dei Ministri ha chiesto al capo della Giunta regionale di correggere l'articolo 12 della legge di Stabilità con il quale lo scorso aprile è stato cancellato il meccanismo della 'surroga' e sono stati estromessi dall'Aula i primi dei non eletti entrati al posto degli assessori, ossia Massimiliano Scarabeo, Antonio Tedeschi, Paola Matteo e Nico Romagnuolo. Non rientreranno automaticamente in Consiglio regionale, ma il Pd ora rilancia: "Toma ci dica come intende risolvere questo errore. Fa le norme a suo uso e consumo".

Probabilmente ricorderete la vicenda che ha coinvolto Massimiliano Scarabeo, Antonio Tedeschi, Paola Matteo e Nico Romagnuolo, che da un giorno all’altro sono stati estromessi dal Consiglio regionale dopo la cancellazione della cosiddetta ‘surroga’, che consentiva ai primi dei non eletti di prendere il posto degli assessori all’interno dell’assise regionale. Era lo scorso aprile e il governatore chiese ai suoi assessori di andare in Aula e votare il bilancio. Un modo per blindare la maggioranza che infatti approvò gli atti compatta, con 12 voti. E forse ricorderete pure che per ‘epurare’ i quattro consiglieri regionali si instaurò un’inedita alleanza (durata solo in quel frangente) tra Toma e il capogruppo del Movimento 5 Stelle Andrea Greco.

PD Fanelli Facciolla

Questa ‘operazione’ non si poteva fare. Ieri sera – 25 giugno – è stato il Consiglio dei Ministri a sancirlo rilevando problemi di legittimità dell’articolo 12 (commi 1 e 2) della legge di stabilità 2020 della Regione Molise. Il comma 1 riguarda l’eliminazione della surroga, il 2 riguarda l’interpretazione autentica della procedura utilizzata. Se la norma non è stata impugnata, è solo perchè “il presidente Donato Toma si è impegnato a modificarla per superare gli evidenti profili di incostituzionalità”.

E’ l’interpretazione che danno oggi (26 giugno), poche ore dopo lo stop di Roma, i due consiglieri regionali del Pd Micaela Fanelli e Vittorino Facciolla che convocano i giornalisti per raccontare quello che definiscono “l’ultimo pasticcio del presidente Toma“, il quale “fa due cose e ne sbaglia due”.

“Siamo di fronte ad un pastrocchio giuridico e politico – dice subito il capogruppo dem – perchè il Consiglio dei Ministri ha rilevato una illegittimità sul primo e il secondo comma dell’articolo 12 e ha chiesto l’impegno al governatore di rimuovere questo vizio. Il governatore ora dovrà mettere una pezza a questo errore, dovrà tornare in Consiglio regionale e risolvere questo problema giuridico”.

Lo stop del Consiglio dei Ministri, dunque, non consente a Scarabeo, Tedeschi, Matteo e Romagnuolo di rientrare automaticamente in Aula. Per questo occorrerà comunque la decisione del giudice ordinario che dovrà pronunciarsi sui ricorsi presentati dagli esclusi dal momento che il Tar Molise (a cui si erano rivolti in un primo momento) si è dichiarato incompetente e respinto le istanze per difetto di giurisdizione.

Dal punto di vista politico “alla crisi in maggioranza (sempre più sfaldata per le scelte del capo della Giunta regionale, tanto da determinare la nascita del gruppo di dissidenti, nr) si sta aggiungendo – insiste Fanelli – una crisi giuridica e probabilmente anche giudiziaria, che apre a scenari pessimi”. Dunque “abbiamo un presidente che le sbaglia tutte”.

Il Pd chiederà la convocazione di una seduta monotematica dell’assise regionale per “discutere di questa vicenda approfondendo le ragioni e chiederemo a Toma di rivedere l’articolo 12”, scandisce Facciolla. “La Regione Molise ha preso con il Governo l’impegno di rivedere questa norma. E noi chiederemo a Toma come intende farlo”.

Per il segretario dei democratici “è stato vìolato il ruolo dell’organo legislativo della Regione, ossia il Consiglio regionale”. Poi la bordata: “Il presidente della Regione è approssimativo nelle scelte che compie”, “fa le norme a proprio uso e consumo“. Infatti, per Facciolla, “l’articolo 12  è stato confezionato e pensato per migliorare la difesa tecnica della Regione in caso di giudizio contro i surrogati che avevano impugnato la mancata convocazione in Consiglio regionale. E questo lo ritengo un asservimento della funzione di rappresentanza pubblica a interessi di bottega”.

Questo episodio, attacca ancora Facciolla, dimostra “l’inadeguatezza di questo governo regionale che non dà risposte, non risolve i problemi dei cittadini ed è distante anche dalla rappresentanza democratica e dai consessi democratici. Questo governatore ha un’idea strana del Consiglio regionale, lo considera uno spazio inutile, dove il momento legislativo deve lasciare spazio alle beghe a cui assistiamo quotidianamente. La funzione legislativa non c’è più, la funzione di indirizzo politico è stata depauperata. Lo abbiamo visto anche con l’ospedale Covid a Larino”. 

I quattro surrogati possono quindi solo confidare nel giudice ordinario (che dovrà pronunciarsi sul ricorso dal momento che il Tar Molise ha riscontrato il difetto di giurisdizione, ndr). “Difficilmente – spiega ancora Facciolla – il Consiglio regionale potrà votare un’abrogazione dell’abrogazione che è l’unico modo per farli rientrare in Aula” e cancellando quindi la norma approvata lo scorso aprile proprio all’interno della Legge di Stabilità”.

Lo stop del Consiglio dei Ministri potrebbe essere l’ennesima ‘bomba ad orologeria’ che potrebbe far esplodere una maggioranza già in crisi. Per il Pd non ci sono dubbi: “Ci aspetta la settimana più nera della legislatura, Toma ha tempi stretti per rispettare l’impegno col Governo”. Senza dimenticare lo spauracchio della mozione di sfiducia già depositata da Pd e 5 Stelle.