Finisce un’era: ha chiuso Pulp, simbolo della movida e di una Campobasso che non c’è più

L'addio dello storico locale di via Duca d'Aosta lascia un vuoto incredibile che probabilmente proveranno a colmare alcuni ragazzi intenzionati a rilevarlo. Ma con un altro nome. Era il 'romanticismo' fatto pub, l'intuizione geniale del compianto Piero Ioffredi. Dalla sua morte, 15 aprile 2012, la gestione era nelle mani della moglie Anna. Un luogo di ritrovo per almeno due generazioni, si sono alternati decine di dj. E quante belle serate: dalle tombolate al ‘mimaoke’, i Babby bikers, le partite dell’Inter.

Pulp ha chiuso. E non riaprirà più. Boom. Un colpo al cuore. Un silenzio assordante che fa un rumore esagerato, una notizia che deflagra in questa insolita estate ‘covidiana’. E’ come se finisse un’era geologica. Una perdita enorme per tutto quello che Pulp ha rappresentato per almeno un paio di generazioni di ragazzi che dal 2001 a ieri l’hanno frequentato. Condivisione, goliardia, voglia di stare insieme, socialità: abbassa la saracinesca un’icona di Campobasso.

 

Diciamola tutta, però: Pulp, Polpetta, Piero Ioffredi, sono stati simboli di una città che per certi versi, anzi per quasi tutti i versi, non c’è più. E’ dura ammetterlo ma è così. I pienoni delle serate invernali, quando tutti accalcati si cercava di infilarsi nella fila giusta per prendere una ‘bionda’, magari due. E chiacchierare, minuti, ore, nella curva forse più famosa del capoluogo: quella di via Duca d’Aosta. Freddo, gelo, caldo, pioggia: ogni scusa era buona per fumare una sigaretta all’aperto e ascoltare buona musica. Quella non mancava mai.

Piero Ioffredi

Diciannove anni. Tanto è passato dall’inaugurazione dell’allora nuovo di zecca locale che il compianto Piero Ioffredi (in precedenza aveva aperto l’Hacienda, era il 1994, ndr), assieme a Riccardo Cretella, rilevò e rilanciò alla grande. Erano anni fecondi, i primi Duemila. Si apriva un decennio che sul finire avrebbe morso con la crisi ma all’epoca tutto sembrava facile. Forse (sicuramente) perché gli anni pesavano meno sulle spalle…

 

Si diceva della musica. Si sono susseguiti i migliori dj sulla piazza. Quelli storici, degli inizi, Peppe di Busso (Di Iorio), Mauro Minervini, Helveg (Francesco De Lisio), Daniele Lombardi e Nicola Mucci. E poi ancora, Carlo Anzovino, Flavio Liguori, Maurizio Oriunno, Mister Frangetta (Pietro Domeneghetti), Damiano Paolantonio, Paolo Petescia, e tanti altri.

 

Come si fa a dimenticare le tombolate di Santo Stefano, i ‘mimaoke’, la beneficenza con i Babby bikers, le partite dell’Inter, le serate di benvenuto agli studenti Erasmus. E un bell’aneddoto raccontato da Peppe di Busso: “Nel 2009 Piero regalò a tutto lo staff e ai dj un viaggio a Berlino. Ricordi bellissimi”. D’estate ci si trasferiva di solito alla birreria ‘Le 4 Vianove’, a volte anche al Grant, un altro storico pub di via Ferrari (ancora nel capoluogo) che ha chiuso da alcuni anni. Sempre nel nome di Pulp, con quella P stilizzata che tanto si rifaceva al suo fondatore. Indimenticabile il 2006, con la conquista dei Mondiali e le partite in diretta sul maxischermo a Selvapiana.

Pulp

Pulp, per come lo abbiamo conosciuto per quasi 20 anni, non esisterà più. Complice inevitabilmente anche il virus. Dalla scomparsa di Piero le redini erano state prese in mano dalla moglie Anna Fiorilli che ha retto l’urto per ben otto anni, nonostante la scomparsa del marito sia stato un colpo durissimo. Ora probabilmente il locale sarà rilevato da alcuni ragazzi che proveranno a dargli un’altra impronta. E a loro va sicuramente un grosso in bocca al lupo. Seppure il ricordo, nostalgico, di quello che è stato e non sarà più pervaderà la mente e il cuore di tanti campobassani. E non solo, visto che da Polpetta andavano frequentemente anche da Termoli, da Isernia, da Bojano e da altri centri limitrofi.

Foto pagina facebook ‘Bar Pulp’ e profilo Anna Fiorilli