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Festa della Repubblica, festa degli italiani. “Una parata ideale”

I messaggi istituzionali per il 74° anniversario della Fondazione della Repubblica Italiana

“Malgrado la sobrietà dovuta alla circostanza di evitare occasioni di assembramento, il 74esimo anniversario della proclamazione della Repubblica non è affatto sminuito nella sua essenza e per nulla privato dei valori di cui è portatore.

Quest’anno il 2 giugno sarà celebrato all’insegna di un messaggio di unità e solidarietà che la Pattuglia acrobatica italiana ha anticipato in tutto il Paese tinteggiando il cielo con il Tricolore. Un tour che si concluderà a Roma e che farà da sfondo alla cerimonia del Capo dello Stato all’Altare della Patria. Dalla Capitale il Presidente Mattarella partirà alla volta di Codogno, il luogo dove “tutto” ha avuto origine.

Ci lasciamo alle spalle un periodo difficile, complicato, tragico per molte famiglie che hanno perso i propri cari, altri mesi impegnativi ci attendono sul fronte del Covid-19.

In occasione della Festa della Repubblica, è bello ricordare come nei momenti più critici del confinamento gli italiani abbiano trovato la forza di reagire e lottare riconsiderando, come mai prima era avvenuto, gli emblemi della Patria: l’Inno di Novaro-Mameli, cantato negli innumerevoli flash mob, spontaneamente organizzati in tutto il Paese, e la bandiera italiana, esposta fuori dai balconi e dalle finestre delle case degli italiani.

Facciamolo anche domani, facciamo in modo che il Molise si stringa, in un grande abbraccio virtuale, intorno ai valori della Repubblica e della Costituzione, che ne è figlia”.

Donato Toma, presidente della Regione Molise

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“Quest’anno la Festa della Repubblica, la Festa dell’Italia e degli italiani, la festa del patto sociale che come popolo abbiamo stretto per scrivere insieme, nelle singole diversità, la storia di questa penisola, avviene in condizioni particolari, non per questo però meno sentite e partecipate.

Anzi, oggi, ricordando le grandi prove a cui questa Repubblica ha dovuto rispondere negli ultimi mesi, facendo susseguire nella nostra mente le tante immagini drammatiche ma anche di speranza e di coraggio che l’emergenza Covid 19 ha generato, assistiamo ad una parata ideale tricolore per via dei Fori Imperiali nella capitale in cui a sfilare sono 60 milioni di italiani, medici, infermieri, volontari della protezione civile, sindaci, amministratori, imprenditori, lavoratori, operatori delle farmacie, del commercio alimentare e dei generi di prima necessità, cittadini che hanno assistito i propri vicini di casa e che hanno rispettato le ordinanze di restrizione delle libertà di movimento. Sfilano in pratica in questa parata ideale nel cuore e nelle mani degli italiani quegli ideali che sono scritti nella nostra Costituzione e che la rendono, come alcuni dicono, la più bella del mondo. In questa parata, quindi, vediamo in movimento le tante e diverse ruote della Repubblica, ciascuna importante e insostituibile, nel sorreggere e far muovere la grande macchina Italia nel cammino della storia.

Un cammino a volte in salita, come in questo caso, ma che non l’ha vista mai fermare o indietreggiare. In questo cammino ci sono stati certo tanti problemi, e come sempre non sono mancate le polemiche, alcune delle quali fondate, ragionevoli e costruttive, così come avviene in ogni sana ed evoluta democrazia, ma sia l’organizzazione istituzionale, Stato, Regioni, Province e Comuni, che quella economico-sociale della Repubblica, le imprese private e cittadini singoli o organizzati, si sono dimostrate all’altezza dell’epocale sfida che si aveva innanzi.

Sono state emanate disposizioni eccezionali e di grande impatto, che hanno chiesto non pochi ed inediti sacrifici a 60 milioni di italiani, e a oltre 300 mila molisani, i quali con maturità e saggezza, in larghissima parte, le hanno rispettate ed attuate. Un impegno di popolo, che deve gettare le basi ideali e valoriali per affrontare e vincere le sfide ancora innanzi a noi, costituite dalla necessità di uno sforzo collettivo per una ripartenza, attuata nel rispetto delle norme di sicurezza, e funzionale a lasciarci alle spalle questa pagina di storia nella consapevolezza di averla scritta tutti insieme, onorando la memoria di chi non ce l’ha fatta e cercando di aiutare e non lasciare mai soli chi è più debole.

Ciò nella convinzione che la qualità della civiltà di un popolo si vede da come sono trattati i più deboli, da quali iniziative reali sono poste in essere per farli sentire al pari di chi è più forte e facoltoso. Il Consiglio regionale, organo sostanziale di un Ente territoriale regionale importante della Repubblica, ha cercato di fare il suo dovere in questi mesi e ancor più intende farlo nel prossimo futuro, per dare ai molisani la forza e la speranza per superare le avversità di questo periodo e riprendere il cammino, insieme al resto del Paese, in un orizzonte di crescita economica e di giustizia sociale che veda tutti coinvolti e nessuno lasciato indietro e solo.

Le bandiere tricolore che abbiamo visto in questi mesi poste alle finestre e ai balconi di tanti cittadini, lo stesso Tricolore che hanno lasciato sul cielo di Campobasso, in rappresentanza di tutto il Molise, gli aerei della pattuglia Acrobatica dell’aeronautica nazionale, dimostrano che l’italianità e l’appartenenza ad un solo popolo ed ad una nazione, sono ben più forti e radicate di quanto sembra apparire, segno della diffusa convinzione che rispetto alle sfide importanti della vita singola e collettiva gli italiani, e quindi i molisani, sanno e vogliono camminare insieme. E’ dunque giusto dire, senza retorica o paternalismi, viva
l’Italia, viva la Repubblica e viva il Molise”.

Salvatore Micone, Presidente del Consiglio regionale del Molise

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“Il giorno della festa della nostra Repubblica è il giorno del rinnovo di una promessa di connubio tra i cittadini italiani e tutti gli organi istituzionali chiamati a far rispettare i principi costituzionali e a rendere, in ogni tempo, efficiente e libero il nostro paese.

La realtà odierna, con tutte le sue difficoltà e problematiche, non è poi molto lontana, per certi versi, da quella nella quale maturò la scelta del popolo italiano nel 1946, a dimostrazione che la ciclicità della storia può riproporre drammi e sfide sociali da affrontare partendo però sempre dalla forza propulsiva di una carta costituzionale che rende, ancor oggi, la nostra repubblica moderna, capace di porsi come base solida per la progettazione di interventi in grado di ridare fiducia al sistema produttivo del nostro sistema paese senza per questo trascurare le sempre necessarie garanzie di tipo sociale.

Il senso dello Stato è un riferimento tutt’altro che teorico e la forma democratica della nostra Repubblica ha infatti dimostrato di saper reggere non solo agli urti della storia passata ma anche a quelli dell’età contemporanea, alle impreviste emergenze di ogni tipo che, nel corso dei decenni, l’hanno trovata pronta a fare da valido termine di confronto e di tutela delle libertà individuali e collettive nella nostra nazione.

Uno Stato credibile può confrontarsi con i cittadini in modo trasparente e stabilire con loro, attraverso i suoi riferimenti istituzionali sul territorio, un dialogo che permetta di progettare azioni pensate per lo sviluppo e il bene comune. Uno Stato autenticamente democratico come il nostro, ha la forza e la ragion d’essere per coinvolgere nel processo di ripresa che oggigiorno ci si pone dinanzi, ogni fascia sociale, non lasciando indietro alcuno.

Se possiamo sentirci parte integrante di una nazione aperta e inclusiva lo dobbiamo alla forte caratterizzazione democratica della nostra forma repubblicana e alla strada intrapresa, sin dal lontano secondo dopoguerra, da parte di intere generazioni di italiani, che con il loro esempio di vita hanno reso solida la struttura del nostro Stato.

Non si tratta oggi solo di festeggiare l’architettura costituzionale del nostro paese che pure ha una sua oggettiva valenza senza la quale, come popolo, non saremmo passati attraverso i meandri della storia riuscendo a uscirne sempre un po’ più forti e consapevoli del nostro valore, ma si tratta di festeggiare, invece, la vitalità e il respiro maturo della nostra Italia, del suo popolo e delle sue istituzioni che, seppur posti in modo improvviso dinanzi a condizioni inimmaginabili come quelle che negli ultimi mesi ci si è trovati a dover fronteggiare, hanno ancorato proprio alla Repubblica e ai suoi più alti rappresentanti, quella fiducia indispensabile per non limitarsi solo ad immaginare il futuro in modo visionario, ma per renderlo un costrutto reale della storia del nostro paese, destinata a procedere nel solco della libertà e dell’uguaglianza così come è stabilito dai nostri principi costituzionali”.

Roberto Gravina, sindaco di Campobasso

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È una Festa della Repubblica diversa, quella di oggi: senza parata, più dimessa, ma non meno solenne. Un momento per riflettere insieme su ciò che è stato e ciò che ancora dev’essere, perché il 2 giugno rappresenta il giorno in cui gli italiani – e per la prima volta nella storia d’Italia, anche le italiane – ripresero nelle mani il destino del proprio Paese esercitando il diritto di voto nel referendum tra Repubblica e Monarchia, il cui esito avrebbe cambiato per sempre le sorti di noi tutti.

Le analogie con quello che abbiamo vissuto negli ultimi tre mesi sono tante. Oggi come allora, solo la comune forza d’animo, l’impegno a fare l’interesse della comunità, la volontà di coesione e lo spirito orgoglioso e unitario che devono permeare ogni italiano, potranno essere il faro della necessaria ricostruzione. Ricostruzione delle istituzioni, dopo il Fascismo e la Seconda Guerra Mondiale; ricostruzione, solida e duratura, del nostro tessuto economico e dei valori che dovranno esserne alla base, dopo l’incubo del Covid-19, che abbiamo il dovere di non dimenticare fingendo che nulla sia successo. Guai ad abbandonarci a comportamenti poco virtuosi o irresponsabili, che rischierebbero di vanificare quanto di buono fatto con il sacrificio della maggior parte degli italiani: abbiamo pagato un prezzo altissimo, e questo, per rispetto delle vittime e degli ‘eroi’ che di vite ne hanno salvate tante, non possiamo permettercelo.

Oggi ci troviamo di fronte a una nuova sfida e siamo alla vigilia di una tappa importante, quella della fine del lockdown, con la libera circolazione delle persone tra le nostre regioni dopo lo stop dovuto all’esigenza di limitare quanto più possibile il contagio. Nel momento in cui le norme sanitarie di prevenzione ci chiedono ancora il distanziamento tra le persone per impedire al virus di prendere di nuovo terreno, non dobbiamo dimenticarci di stringerci tutti in un ideale e corale abbraccio. Un gesto quanto più significativo, oggi – conclude il senatore – affinché tutti gli italiani e tutte le italiane si sentano parte determinante e costituente della Repubblica. Viva l’Italia! Viva la Repubblica!

Fabrizio Ortis, senatore

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