Crisi in maggioranza: Toma diffidato dai suoi su assessore leghista. Sullo sfondo la tentazione del voto anticipato

Metà degli esponenti della coalizione di centrodestra ha lanciato un ultimatum al presidente Donato Toma chiedendo "un maggior coinvolgimento, non possono decidere tutto Forza Italia, Fratelli d'Italia e la Lega" in un documento firmato, fra gli altri, dal presidente del Consiglio regionale Salvatore Micone. La 'guerra' interna alla maggioranza potrebbe provocare la rottura definitiva dell'alleanza con la Lega. E tra lotte interne alla maggioranza e riposizionamenti, c'è chi si sta preparando alle prossime elezioni.

Altro che unità per superare la crisi causata dall’emergenza covid. I buoni propositi sono andati a farsi ‘benedire’ dopo il summit tra il presidente Donato Toma e il leader della Lega Matteo Salvini: la scelta del quinto assessore (esterno, fra l’altro) ha fatto saltare il banco, avvelenato ancora di più il clima (a dire la verità mai sereno) nei palazzi della politica e provocato una spaccatura profonda all’interno della maggioranza.

Nel giro di un mese e mezzo, dopo una serie di eventi degni di un thriller (l’azzeramento della Giunta regionale, l’estromissione dall’Aula dei quattro consiglieri surrogati e fedelissimi, l’approvazione del bilancio e la nuova ricomposizione dell’esecutivo con alcuni assessori fortemente ridimensionati come Vincenzo Niro), il governo Toma sembra essere arrivato al capolinea.

In un lunedì nerissimo pare essersi aperta una crisi irreversibile: dopo Michele Iorio, ci sono altri sei consiglieri del centrodestra che hanno manifestato il loro dissenso nei confronti del capo della Giunta regionale firmando un documento che ieri – 8 giugno – è stato recapitato al diretto interessato. “Non possono prendere tutte le decisioni solo tre partiti, ossia Forza Italia, la Lega e Fratelli d’Italia”. Seconda contestazione: “Il quinto assessore non può essere un esterno”: questa la sintesi dell’ultimatum lanciato al presidente della Regione da esponenti importanti della coalizione. In calce al documento (che doveva restare segretissimo) c’è, ad esempio, la firma del presidente del Consiglio regionale Salvatore Micone, il cui mandato scadrà a novembre.

E poi Andrea Di Lucente (Popolari), Armandino d’Egidio (Forza Italia), Gianluca Cefaratti (Orgoglio Molise) e infine le due dissidenti Aida Romagnuolo e Filomena Calenda. Tutti eletti a suon di voti e tutti con la legittima aspirazione di un assessorato. Nessuno di loro ha quindi digerito la ‘sorpresa’ della trasferta molisana di Matteo Salvini e l’imposizione maturata dopo il vertice all’hotel Dora di Venafro, ossia quando ha preso quota la possibilità che il quinto assessorato potesse essere ricoperto da uno dei leghisti campobassani Alessandro Pascale o Alberto Tramontano (quest’ultimo in realtà si è candidato alle Regionali del 2018 ottenendo circa 800 voti). Inutile dirlo, chi per un motivo e chi per un altro, in Consiglio regionale non li vuole nessuno.

“Quoque tu, Toma”, avranno pensato i sei rappresentanti della maggioranza che ora minacciano di costituire un ‘polo civico’ autonomo che mette a repentaglio la tenuta della coalizione. Perchè, non dimentichiamolo, ai sei firmatari del documento va aggiunto Michele Iorio, il primo a non lesinare critiche nei confronti dell’attuale capo di palazzo Vitale e a votare con la minoranza. In tutto sette consiglieri su un totale di dodici. 

I malpancisti chiedono ora “un maggiore coinvolgimento“. La vera posta in gioco sono le deleghe: “Dopo l’azzeramento e la ricomposizione della Giunta il presidente Toma ha tenuto per sè diverse deleghe. Le distribuisca, consenta pure a noi di fare politica“, il ragionamento di uno dei firmatari del documento, l’unico che risponde al telefono dopo ore di tentativi falliti e di messaggi che restano senza risposta. Nessuno vuole o esporsi. Ma il conflitto che si è aperto in maggioranza non è esploso mai in maniera così evidente. Scegliere i consiglieri delegati è, secondo l’opinione dei diretti interessati, l’unico modo per “fare politica”, ossia andare sul territorio, farsi conoscere. In parole povere, costruirsi quel bacino elettorale che servirà per assicurarsi l’elezione alle prossime Regionali.

E’ la tempistica del documento a insospettire qualche osservatore, come se quella missiva fosse una sorta di paravento per evitare scelte indigeste: “Può darsi che il regista sia lo stesso Toma – sostiene qualche esponente del centrodestra locale – perchè in questo modo potrà giustificarsi con Matteo Salvini sulla mancata nomina di un assessore della Lega. Perchè se lo fa salta la maggioranza e quindi cade il governo regionale”.

La verità non si saprà mai, ovviamente. Così come diventa complicato mettere ordine al gran numero di ricostruzioni, interpretazioni e voci di corridoio che si stano rincorrendo in questi giorni. La politica regionale è in pieno movimento, nemmeno si dovesse tornare a votare a breve. Tuttavia, da parte di qualche consigliere, c’è la tentazione di dimettersi per tornare prima al voto. Del resto le manovre per le prossime Regionali sono già in atto e secondo gli osservatori politici almeno due assessori della Giunta regionale sono pronti a ‘tradire’ Toma per passare con il centrosinistra che è già considerato vincente. L’Ohio d’Italia riserva anche queste ‘sorprese’.