Covid 19, overdose da informazioni tra verità scientifica e fake news: la parola a 2 giovani professionisti

Alberico Del Torto, 32 anni cardiologo, e Vittoria Tarantini, 26 anni farmacista, affrontano il tema di attualità per eccellenza: il virus Sars Cov2 tra esperienza diretta, deduzioni scientifiche, lavoro sul campo e le tante informazioni-bufala che hanno confuso la popolazione innescando reazioni perfino dannose. Il bene della salute tra scienza e (mala)informazione in questo nuovo appuntamento di Neural Network

Alberico Del Torto, originario di Guglionesi, ha 32 anni. E’ un cardiologo del Centro Cardiologico Monzino di Milano, un ospedale interamente dedicato alla diagnosi e al trattamento delle malattie cardiovascolari. Come tutti gli ospedali della Lombardia prima e d’Italia poi, però, ad inizio marzo anche al Cardiologico Monzino i medici si sono ritrovati improvvisamente a fronteggiare una emergenza sanitaria di dimensioni inaudite e di gravità imprevista, ovvero l’epidemia da coronavirus SARS-CoV2.

Alberico Del Torto

Quali sono i ricordi che porterai con te del tuo lavoro con i pazienti affetti da coronavirus?

“Delle prime fasi dell’epidemia ricordo la sorpresa di diagnosticare il primo paziente Covid19 già a pochi giorni dalla segnalazione del primo caso a Codogno, e lo sconcerto di vedere rapidamente aumentare nei giorni successivi il numero di pazienti Covid19 che accedevano al Pronto Soccorso con una sintomatologia respiratoria importante. Ricordo la corsa dell’ospedale al rifornimento di dispositivi di protezione individuale per la protezione del personale e dei pazienti; la riorganizzazione profonda e continua del modo di lavorare; la costituzione di due reparti interamente dedicati alla cura dei malati Covid19. Da parte mia, ricordo lo spiazzamento iniziale, la paura per me e per i miei cari, il senso di inadeguatezza di un giovane cardiologo che si ritrova a curare malati respiratori e ad avere a che fare con macchine per la ventilazione; lo studio disperato per migliorare la qualità delle cure fornite, che non sembrava mai abbastanza; lo stress e le notti insonni, in un letto separato da quello di mia moglie, per non rischiare di contagiarla. Non posso dimenticare il dolore e la solitudine dei malati che non ce l’hanno fatta e il sorriso stanco di chi invece lasciava il reparto dopo essere finalmente guarito”.

Come percepisci la situazione attuale dell’epidemia da coronavirus?

“Ormai il controllo dell’epidemia sembra essere decisamente migliore, e da diverse settimane al Centro Cardiologico Monzino non abbiamo più pazienti Covid19 ricoverati. Purtroppo in questi mesi la maggior parte degli altri malati, ed in particolare di quelli affetti da patologie cardiovascolari non acute, ha dovuto sospendere i propri percorsi di diagnosi e di cura, con risultati potenzialmente dannosi; è nostro dovere ora riprendere a curarli, e per questo abbiamo ripreso le attività assistenziali routinarie con i dovuti, ulteriori accorgimenti per garantire la sicurezza”.

In questi mesi siamo stati inondati di informazioni. Adesso più di qualcuno parla di sopravvalutazione del rischio da coronavirus…

“In molti hanno sostenuto, specie nelle fasi iniziali dell’epidemia e in queste ultime settimane, che il fenomeno sia stato sopravvalutato e che il Covid19 sia tutto sommato un’influenza. Queste affermazioni mi lasciano sconcertato, dal momento che la drammatica esperienza che ho vissuto era tutto fuorché una sopravvalutazione. È vero che la maggior parte (ma non la totalità!) dei malati Covid19 più gravi era portatore di altre patologie, ma queste erano spesso fino al momento dell’infezione in ottimo controllo farmacologico e non avrebbero altrimenti accorciato l’aspettativa di vita del paziente. Insomma, direi che il pericolo rappresentato dal Covid19 e da una eventuale nuova ondata epidemica non debba essere sottovalutato”.

Come spieghi la moltitudine di messaggi, a volte contrastanti, che hanno raggiunto la popolazione, e come ci si può difendere dalle informazioni infondate?

“Sin dall’inizio dell’epidemia la popolazione italiana è stata investita da centinaia di informazioni provenienti da fonti più o meno attendibili. Non tutti posseggono gli strumenti per selezionare le fonti da ritenere affidabili; è innegabile però che anche tralasciando le fonti meno inattendibili e mettendo in fila le informazioni fornite dagli “esperti” in materia, sia facile notare numerose contraddizioni. Ciò è comprensibile, dal momento che ci si è trovati di fronte ad un virus nuovo, che mai aveva colpito la specie umana, e sul quale era possibile formulare solo congetture, paragoni, ipotesi. Questo è peraltro il procedere proprio della scienza, quello di formulare ipotesi, valutarne la consistenza attraverso l’esperienza, eleggerle a “verità”, salvo poi scartarle quando la raccolta di nuovi dati sperimentali non le confermi. Si tratta del meraviglioso percorso di scoperta che ha portato l’uomo dalla scoperta della ruota a mettere piede sulla Luna! Non deve sorprendere che la “verità” scientifica non sia assoluta, ma in costante divenire. In questo mare di informazioni, quindi, è utile per il pubblico trovare dei fari di informazione attendibile, da non perdere di vista, quali i canali di informazione ufficiale del Ministero della Salute e del Governo”.


Vittoria Tarantini, 26 anni, è termolese. Vive a L’Aquila. E’ laureata  in Farmacia e Farmacia Industriale, attualmente è tirocinante in Assicurazione Qualità in ambito farmaceutico. Appassionata di tossicologia e farmacologia, attenta alle nuove scoperte e tecnologie in campo scientifico e farmaceutico.

Vittoria Tarantini

Entriamo subito nel cuore del problema: il Covid 19 ha smascherato una infinità di fake news e portato all’attenzione generale il tema della disinformazione

“Negli ultimi mesi abbiamo iniziato a prendere dimestichezza con termini che fino ad oggi non erano di interesse pubblico: virus, infezione, contagio, distanziamento sociale. Di pari passo all’emergenza sanitaria si sono sviluppati comportamenti scorretti in Italia e negli altri Paesi interessati dalla pandemia come la crescente disinformazione online, la pubblicazione di fake-news, la presenza assidua di piattaforme televisive fuorvianti all’interno delle nostre case ma anche la legittima incertezza della scienza nei confronti di un virus “nuovo”. Al giorno d’oggi, infatti, lo sviluppo di terapie e vaccini, l’aumentata prevenzione hanno permesso di riuscire a controllare efficacemente alcune malattie. Tuttavia, ogni anno, il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie degli Stati Uniti identifica 200 patogeni nuovi riemergenti (che provocano malattie quasi debellate, talvolta in nuove aree geografiche) ed emergenti (nuovi per le popolazioni umane come SARS, Ebola) e che compaiono improvvisamente ed hanno la capacità di diffondersi causando epidemie e, nei casi più gravi a livello globale, pandemie. Il Covid-19 altro non è che il “fratello” del virus che ha provocato la SARS; entrambi i virus sono appartenenti alla famiglia dei Coronavirus identificata negli anni ’60, sono caratterizzati da un aspetto simile ad una corona osservati al microscopio elettronico e possono infettare l’uomo e gli animali (inclusi uccelli e mammiferi). I Coronavirus sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS). (Ministero della Salute, FAQ Covid-19). Ogni anno, nuovi ceppi dei virus influenzali si evolvono diventando infettivi, rappresentando una sfida continua per i biologi e gli operatori sanitari. I virus sono dotati di periodi di incubazione breve e hanno la capacità di diffondersi rapidamente, ecco perché risulta fondamentale la volontà di condividere informazioni fra Paesi, lo sviluppo di cure e vaccini e la pianificazione di misure di contenimento (come la quarantena che abbiamo vissuto).

La sanità è un argomento che interessa praticamente tutti. Ma allora perché si cade così frequentemente nella disinformazione?

“Mai come oggi, occorre focalizzare l’attenzione sul significato del termine disinformazione e sui risvolti dannosi sulla società. Un’informazione sbagliata, dettata ad un vasto pubblico, può causare danni elevati tanto quanto un patogeno. Risulta importante educare i cittadini alla salute attraverso la health literacy che significa letteralmente “alfabetizzazione sanitaria” ed è uno strumento di fondamentale importanza per il raggiungimento di successi in ambito sanitario perché se le persone non sanno, non vengono informate, di conseguenza non comprendono e cedono al panico rifugiandosi in informazioni scorrette, cercando di trovare chi o cosa è stata la causa del loro problema, di scovarne il responsabile, che sia un laboratorio segreto di Wuhan, o il 5G o un complotto per farci morire tutti (vedi gilet arancioni).

Uno dei fattori scatenanti del grande disordine nelle informazioni che abbiamo ricevuto è stato senza dubbio il ruolo che hanno esercitato le grandi potenze mondiali, in particolare i loro leader. Il The Guardian ha definito questo evento ‘Gross incompetence at highest levels’ riferendosi al fatto che le rappresentanze di Paesi che esercitano un ruolo molto influente nel Mondo non hanno salvaguardato i popoli che governano, magari prendendo spunto dalle misure adottate tempestivamente dagli Stati che sono stati interessati per primi dal contagio, come l’Italia. La “gross incompetence” (=grave incompetenza) fa riferimento al fatto che in primis il problema è stato minimizzato, paragonando il Covid-19 ad un’influenza qualsiasi. Successivamente, quando la curva del contagio ha iniziato a crescere non si sono prese misure tempestive ma ci si è focalizzati nel propagandare odio e ad imputare la Cina, Stato riconosciuto da sempre per le sue controversie, come unico responsabile della pandemia da Coronavirus. Un’altra importante accusa è stata rivolta all’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) accusata di pubblicare dati falsi riguardanti il tasso di mortalità globale. Di certo non possiamo colpevolizzare i tanti che, sapendo che leader mondiali facevano un uso “preventivo” del farmaco idrossiclorochina, si sono riversati nelle farmacie ad accaparrarsi il suddetto farmaco con proprietà immunosoppressive che per alcuni malati è vitale, poiché viene usato per malattie come l’artrite reumatoide. A tal proposito, infatti, in data 26/05/20 l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha sospeso l’autorizzazione all’utilizzo di idrossiclorochina per il trattamento di SARS-CoV-2 al di fuori di studi clinici. Una delle fake-news più diffuse, in particolare in questa fase nella quale “conviviamo con il virus” è stata la correlazione tra un uso prolungato della mascherina ed il cancro. Anche qui occorre precisare che non ci sono evidenze scientifiche che giustificano tale relazione anzi, la mascherina va usata e andrà usata ancora per lunghi periodi ed è bene usarla quando ci si trova in posti affollati dove non ci è garantito il giusto distanziamento sociale e non è da considerare un accessorio ornamentale, un cerchietto o un reggi mento. Se così non fosse milioni di medici e infermieri sarebbero da sempre in pericolo, soprattutto i chirurghi che la indossano più di 8 ore ogni giorno, ma anche tutte le persone che lavorano nei settori produttivi.

Il Ministero della Salute ha raccolto più di 40 fake-news nate sul Coronavirus in una rubrica molto interessante che viene aggiornata ogni settimana dove viene chiarito l’utilizzo dei disinfettanti come la candeggina, di alimenti e integratori alimentari che proteggono dal Coronavirus (vitamina C, vitamina D, latte, acqua e bicarbonato) o ancora l’azione benefica dei raggi ultravioletti o delle alte temperature. Il giornalista della BBC Chris Morris, che conduce la trasmissione “Reality Check”, specializzata nel verificare le notizie in rete, ha stilato una classifica degli esponenti politici che hanno diffuso più fake-news durante la pandemia”.

Cosa è emerso?

“C’è chi ha comunicato ai suoi followers che i cinesi avevano creato il virus in laboratorio, ipotesi rigettata da studi scientifici di ricercatori che stanno studiando il genoma del virus e hanno evidenziato somiglianza tra le sequenze geniche del coronavirus del pipistrello (Zhou, P. et al. Nature https://doi.org/10.1038/s41586-020-2012-7(2020)) esponendo al pubblico la teoria del salto di specie, consultabile su numerose riviste scientifiche rilevanti come, appunto, Nature.

Altri hanno definito il Coronavirus un problema sottovalutabile ed il global breakdown una “follia”, venendo successivamente censurati da tutti i social network per aver diffuso false informazioni.

Covid-19 ci ha insegnato che nonostante le politiche di sviluppo sostenibile dei Paesi e l’interesse della comunità scientifica a livello globale sia quello di prepararsi al meglio al “futuro” (non di prevederlo perché per quanto la scienza e le tecnologie corrano velocemente, la Natura ha ritmi propri e imprevedibili) non siamo stati pronti a gestire questa drammatica situazione, riscoprendoci umanamente fragili e uniformemente impreparati”.

Che succede se i ragazzi si mettono a pensare? Questo non è un social network, è un Neural Network. “Non ci interessano i like ma il cervello”