Consiglieri supplenti, punto e a capo: il Tar respinge il ricorso per difetto di giurisdizione

Prima vittoria davanti ai giudici amministrativi del presidente Donato Toma: Antonio Tedeschi e Massimiliano Scarabeo, estromessi lo scorso aprile, non rientranno in Consiglio regionale. In attesa di capire se si rivolgeranno al giudice ordinario, i due politici venafrani osservano l'ingarbugliata situazione politica regionale: se passasse la sfiducia e si tornasse al voto, entrambi potrebbero rimettersi in gioco e presentarsi agli elettori.

Punto e a capo. Gli ex consiglieri ‘supplenti’ che si sono ritrovati fuori dall’assise regionale dovranno rivolgersi al giudice ordinario. Il Tribunale amministrativo regionale ha depositato intorno alle 13 di questa mattina (19 giugno) la sentenza sul ricorso presentato da Antonio Tedeschi e Massimiliano Scarabeo, due dei quattro eletti nella coalizione guidata da Donato Toma ed estromessi dal Consiglio regionale che lo scorso aprile ha abrogato quella che tecnicamente viene definita ‘surroga’. In pratica, parliamo del meccanismo che consentiva ai primi dei non eletti di entrare nell’assise al posto delle persone nominate in Giunta.

Per i giudici amministrativi, che hanno pronunciato il loro verdetto nove giorni dopo l’udienza, c’è un difetto di giurisdizione e lo scrivono chiaramente: “L’azione proposta nella odierna sede giurisdizionale deve dichiararsi inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, che va declinata in favore del giudice ordinario, presso il quale i ricorrenti potranno riassumere il giudizio“.

Qui la sentenza pubblicata oggi

Nulla di fatto, dunque. E forse la sentenza del Tar Molise era nell’aria quando ha respinto la richiesta di sospensiva.

Il Consiglio regionale cancella le “porte scorrevoli” per assessori e consiglieri. Il Tar respinge ricorso dei “supplenti”

 

Una prima vittoria per il governatore Donato Toma, delusi invece gli ex consiglieri Massimiliano Scarabeo e Antonio Tedeschi che poi commentano così la sentenza: “Il Tar Molise, nonostante la durata del giudizio in quanto sono trascorsi quasi due mesi, si dichiara “incompetente” e rinvia al giudice ordinario, al quale i miei legali si sono già appellati da circa un mese, con udienza già fissata al 28 luglio, per i profili di competenza. Valuteremo, invece, la proposizione di appello al Consiglio di Stato per i vizi che non stati affrontati dal Tar”.

Poi lo sfogo sul piano politico.

“Con la modifica della legge elettorale, che ha di fatto sancito un cambiamento delle regole del gioco a partita ancora in corso – sostiene Tedeschi – si è toccato il fondo. Si è cercato di mascherare una mera operazione di epurazione politica dietro al nobile fine della riduzione dei costi per poi, solo poche settimane più tardi, rimpolpare l’Esecutivo con un’altra figura esterna. Tutto e il contrario di tutto nel pieno, è bene ricordarlo, di una emergenza sanitaria mondiale che ha tristemente spalancato le porte ad un vero e proprio dramma socio-economico. In questa farsa, e nei suoi protagonisti, i molisani non ripongono più la loro fiducia”.

“È giusto che un elettore che ha votato il proprio candidato, facendo affidamento su una legge elettorale, poi la veda modificata in corso di mandato?”, continua a chiedersi Massimiliano Scarabeo. “E’ giusto che per avere risposte si debbano impiegare mezzi e tempo per adire le sedi giudiziarie competenti, quando sarebbe bastato il buon senso di non violare le leggi o di impedire che ciò fosse fatto?”.

Tedeschi e Scarabeo dovranno provare il ‘piano B’, ossia il ricorso al giudice ordinario, in una situazione politicamente molto ingarbugliata. Nei prossimi giorni dovrebbe essere depositata in Consiglio regionale una mozione di sfiducia contro il governatore Donato Toma che, per il momento non sembra avere i voti per essere approvata. Finora è certo il sostegno dei promotori dell’iniziativa, M5S e Pd. Otto voti dunque. Ne servono undici.

L’appoggio della maggioranza è meno chiaro: Michele Iorio, uno dei primi contestatori dell’azione del governo regionale, potrebbe alla fine votare a favore della sfiducia. E’ tentato a pronunciare il proprio ‘sì’ anche Andrea Di Lucente, consigliere dei Popolari e presidente della Prima commissione. Stanno ragionando sul voto in Aula anche le dissidenti ex leghiste Aida Romagnuolo e Filomena Calenda, oltre al presidente del Consiglio regionale.

https://www.primonumero.it/2020/06/sfiducia-a-toma-in-maggioranza-inizia-la-conta-ma-i-dissidenti-staccheranno-la-spina/1530617069/

La sfiducia segnerebbe la caduta del governo Toma. Tuttavia, la rinuncia alla lauta indennità e il ritorno alle urne (con la necessità di organizzare una campagna elettorale ex novo), oltre alle confuse dinamiche romane (il Movimento 5 Stelle è in piena crisi), potrebbero influire sul ‘verdetto’ finale e convincere più di qualcuno a temporeggiare un po’. E poi preparare le mosse per fare scacco matto in autunno. Fuori dal palazzo pure Tedeschi e Scarabeo incrociano le dita: le nuove elezioni potrebbe dare loro la possibilità di tornare in pista.