Campobasso indietro per mobilità sostenibile ed ‘emissioni zero’. Ma la qualità dell’aria è buona

Il ‘Rapporto Città Mez’ rivela che “si avverte una penalizzazione legata all’assenza di politiche efficaci perpetrata negli anni e i dati sono confortanti solo per la buona volontà dei cittadini che si muovono a piedi o in bici”. Il Circolo Legambiente campobassano chiede al sindaco di “lavorare al più presto al Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile (PUMS) già annunciato e al ridisegno dello spazio pubblico con nuove piste ciclabili”. L’auto resta il mezzo più usato (61%), il 14% va solitamente a piedi, il 13 in bicicletta e solo il 6 utilizza gli autobus urbani.

 

A Campobasso si fa fatica a dare una svolta ‘green’. È la fotografia scattata dal ‘Rapporto Città Mez’, curato da Legambiente, che ha messo a fuoco la situazione della mobilità urbana prima dell’epidemia da Covid 19. In linea generale, sebbene si riscontrino margini di miglioramento, “il nostro Paese presenta una notevole presenza di veicoli privati fossili, al primo posto in Europa (6 auto ogni 10 abitanti), intere aree del Paese con scarsissima presenza di trasporto pubblico locale e ancora il concetto di auto come ‘status symbol’ da esibire” sentenzia il rapporto.

 

Si parlava di Campobasso. La città oscilla tra luci ed ombre: in materia di accessibilità e mobilità ad emissioni zero i dati sono confortanti grazie alla “buona volontà dei cittadini che si muovono a piedi o in bici, d’altro canto si avverte una penalizzazione legata all’assenza di politiche efficaci per la mobilità perpetrata negli anni”. 

 

Naturalmente, le auto restano il mezzo di trasporto più utilizzato (61% degli spostamenti), in pochi vanno a piedi a piedi (14%). A questo si lega la scarsità di zone pedonali (0,05 mq per abitante), mentre anche per questioni orografiche si fatica ad andare in bicicletta (13%), pur sottolineando la mancanza di percorsi ciclabili (1,20 mt ogni 100 abitanti). In pochi prendono l’autobus urbano, solo il 6%. Altro dato negativo riscontrato nello studio è “l’assenza di un sistema cittadino di mobilità condivisa, a fronte di un elevato numero di veicoli immatricolati in città (72 per ogni 100 abitanti)”. 

 

Buona invece la qualità dell’aria. E i campobassani del resto avevano pochi dubbi: il voto che viene dato è di 8 su 10, sulla base di un’analisi dei dati medi di PM10, PM2,5 e NOx rilevati dalle centraline cittadine (dati Arpa Molise) degli ultimi 5 anni (2015-2019), confrontati con i valori soglia sanitaria (OMS).

 

Il bilancio tracciato vede una Campobasso indietro rispetto ad una politica di mobilità sostenibile. E per questo, il Circolo Legambiente cittadino chiede al Comune e al sindaco Roberto Gravina di “lavorare al più presto al Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile (PUMS) già annunciato, al ridisegno dello spazio pubblico con nuove piste ciclabili per venire incontro anche alle rinnovate esigenze dei cittadini i quali hanno capito molto prima della politica l’importanza di una mobilità diversa, scegliendo di lasciare a casa l’auto e di investire”.

 

In tal senso, si può e si deve usufruire “dei bonus del Decreto Rilancio, su veicoli sostenibili, quali biciclette e monopattini elettrici, come ci è stato segnalato anche dai rivenditori, che segnalano un aumento considerevole delle vendite. La loro sensibilità “green” non va delusa, e bisogna assicurare la sicurezza stradale di questi nuovi utenti con percorsi protetti e infrastrutture dedicate”.

Per fare un rapido confronto con cinque grandi città italiane – Milano, Napoli, Venezia, Bologna, Torino e Firenze –, c’è da dire che più di un terzo degli spostamenti – tra il 34 e il 58% – si compie a piedi, in bici, in tram o bus elettrico, in treno, in metropolitana o con mezzi elettrici, dal monopattino all’auto, privati o in condivisione.

Una pattuglia di città di medie dimensioni – Ferrara, Bolzano, Padova, Trento, Bergamo, Ravenna, Pesaro e Brescia – dimostra, poi, con numeri interessanti, come sia possibile la transizione verso un futuro senza inquinamento e traffico automobilistico. I dati dimostrano che la mobilità delle persone in città sta cambiando, con una sempre maggiore propensione a scegliere modalità a ‘emissioni zero’.