Tuffi vietati sulle spiagge libere, c’entrano anche i bagni chimici (non è uno scherzo). Le ordinanze dei sindaci e le accuse alla stampa

Questo articolo è riservato ai lettori che non si fermano al titolo e vogliono informarsi davvero, al di là dei post sui social. Saranno pochi, ma buoni.

I giornali hanno fatto il loro dovere informando la popolazione che è vietato fare il bagno nei tratti di mare davanti alle spiagge libere? E’ giusto sapere che il bagno è vietato nel mare molisano, ad eccezione delle acque sulle quali si affacciano i lidi? Rispondete voi lettori, perché se chiediamo ai sindaci probabilmente la risposta è “no”.

Quando la notizia delle ordinanze firmate dai primi cittadini di Termoli, Campomarino, Petacciato e Montenero di Bisaccia è diventata pubblica grazie ai giornali – anche se nessun ufficio stampa l’ha comunicata, contravvenendo ai suoi doveri e allo spirito di salvaguardia della salute contenuto nelle ordinanze stesse – e quando il dibattito sui social si è infiammato, il sindaco di Termoli Francesco Roberti ha pensato di mettersi al riparo delle accuse scaricando la colpa sui giornalisti-giornalai (parole sue). Cosa ancora più grave, della quale l’ordine dei giornalisti è stato messo al corrente, Roberti ha accusato i telematici di fare disinformazione, invitando le aziende a non fare pubblicità sugli stessi.

Intanto, rispondendo a una cittadina su facebook, il sindaco di Termoli ha detto questo

roberti post multe

Nell’ordinanza di Roberti –  che lui  dovrebbe conoscere visto che sotto c’è la sua firma – c’è scritto, testualmente: “La violazione alle prescrizioni di cui alla presente ordinanza, salvo che il fatto costituisca più grave reato, comporta l’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 4 del D. L. n. 19 del 25/03/2020, e per quanto non previsto dai vigenti provvedimenti statali e regionali, delle sanzioni di cui all’art. 7/bis del D.Lgs. n. 267/2000”

Ordinanza divieto di balneazione su spiagge libere Termoli

L’art. 4 del decreto che Roberti cita prevede sanzioni amministrativa col pagamento di somme da euro 400 a euro 3.000. Quindi la multa, almeno sulla carta, c’è. Chi è che fa disinformazione?

Per quanto riguarda i giornalai, non crediamo che si riferisca a noi visto che Primonumero non ha mai scritto che le spiagge libere sono interdette o vietate, al contrario di altri (telematici e non).

Questo era il nostro articolo:

Vietato fare il bagno in spiaggia libera: mancano bagnini e rimedi anti Covid

Niente di più vero e rispondente al contenuto delle ordinanze che tanto stanno facendo indignare e discutere la popolazione.

I giornalisti si assumono rischi enormi su ogni singola virgola che scrivono. Fanno nomi e cognomi, vanno alla fonte, non parlano mai genericamente di “sindaci”, non usano termini come “sindaci ladri” o “sindaci corrotti”, che è l’equivalente di definire giornalai la categoria che fa informazione. Sfidano le querele, il rischio di venire trascinati in Tribunale per diffamazione o calunnia. Ai rappresentanti del popolo, come piace farsi chiamare, è chiesta la stessa cosa. Di metterci la faccia, di indicare con nomi e cognomi chi fa disinformazione e spiegare perché. Almeno questo: si chiama dignità e onestà intellettuale.

Venendo alle ordinanze sindacali. Abbiamo scritto che il motivo alla base del divieto risiede nel fatto che mancano le misure anti Covid (vero) e che non c’è ancora il servizio di salvataggio su quelle spiagge libere che però devono essere monitorate (vero anche questo, come avrete potuto leggere nell’ordinanza del Comune di Termoli, che è praticamente identica a quelle di Campomarino, Petacciato e Montenero). Ora aggiungiamo che un altro dei motivi alla base del divieto di balneazione dipende dalla spinosa questione dei bagni chimici sulla spiaggia libera. Che sono a carico dei Comuni.

Nella giungla di norme, regolamenti e protocolli ancora in perfezionamento, si fa riferimento al fatto che la spiaggia libera “regolamentata Covid” (diciamo così per semplificare, qui trovate l’articolo che spiega le differenze) dovrà essere dotata di un servizio igienico chimico, accessibile ed utilizzabile dai portatori di handicap.

Il sindaco di Petacciato Roberto Di Pardo è abbastanza coraggioso da spiegarci come stanno le cose.  “Nel momento in cui si fanno le videoconferenze e mi viene detto che bisogna dividere le spiagge in spiagge non regolamentate (e quindi munite di semplice cartellonistica) e spiagge controllate Covid, con distanziamento, bagnini e servizi igienici, io sindaco sono obbligato ad avere i bagni di tipo chimico. Il documento di valutazione rischi infatti lo prevede”.

“Siccome non si può fare la pipì in mare – chiarisce Di Pardo – e poiché i bagni dei lidi sono riservati  ai clienti che affittano gli ombrelloni perché gli stabilimenti hanno l’obbligo di prendere e conservare le presenze per almeno 14 giorni (lo impone la tracciabilitàconnessa al rischio Covid), se io non ho i bagni chimici non posso aprire di fatto al bagno in mare”.

Le spiagge, d’altronde, i sindaci non possono chiuderle, perché quelle le ha riaperte il premier Giuseppe Conte il 17 maggio scorso equiparandole a una qualsiasi strada, viale di passeggio, eccetera. Ma possono – e lo hanno fatto – vietare il bagno fino a quando non saranno adottate soluzioni sul fronte della sicurezza (con i bagnini, laddove le spiagge devono essere controllate) e dell’emergenza sanitaria (con distanziamento e bagni chimici laddove possibile). Se i sindaci lo avessero spiegato si sarebbe evitata la rivoluzione popolare e Roberti si sarebbe risparmiato di sembrare un Donald Trump nostrano.

Sintesi: la polemica (che non hanno creato certo i giornali) sta per chiudersi, e per fortuna. E’ durata il tempo di una pipì. Non in mare, speriamo.