Vigilia di un negoziato forse storico/ Il Recovery dell’Europa e l’Addà passà ‘a nuttata secondo Eduardo De Filippo

Mercoledì inizia a Bruxelles un negoziato che va al di là delle risorse finanziarie per l’emergenza Coronavirus, ma riguarda il futuro stesso dell’Unione Europea. Per capirlo può essere utile partire dal passato.

Siamo nell’immediato dopo guerra. Eduardo De Filippo torna a calcare le scene al Teatro Eliseo di Roma con Natale in casa Cupiello. Al termine il pubblico gli riserva un’interminabile standing ovation. Lui ringrazia uno, due, tre volte con tutta la compagnia, poi si ripresenta da solo, sipario abbassato alle sue spalle, chiede il silenzio e racconta, come solo lui poteva fare, questa storiella.

Siamo in un manicomio, tra gli ospiti c’è un maniaco del gioco che invita tutti a farsi una partitella con lui. Non ne perde una, ma sul piatto ci sono bottoni al posto di soldi. Perciò, quando nessuno ha più bottoni lui è costretto a ridistribuirli per poter giocare.

Questa parabola sull’Addà passà ‘a nuttata del grande Eduardo si riferiva al Piano Marshall americano che permise all’Italia e a mezza Europa di risollevarsi dalle macerie della guerra. Quel piano – 13 miliardi di dollari a fondo perduto – si chiamava European Recovery Program. Se al posto di Program mettete Fund avrete il gemello del Recovery, anch’esso a fondo perduto, in discussione a Bruxelles. (Per inciso: Recovery sta per Ripresa-Guarigione e Fund, cioè Fondo, è diverso da Bond che significa Legame-Vincolo. L’Italia ricevette il suo primo Bond nel 1976 in piena crisi petrolifera, quando la UE si chiamava CEE, Comunità Economica Europea.)

E’ il caso di ricordare che tra il Piano Marshall e l’odierno European Recovery Fund c’è una differenza sostanziale. Quello USA era mirato a sottrarre l’Italia e mezza Europa dalle mire sovietiche, mentre quello che si tenta ora di varare mira a salvare l’Europa stessa con mezzi propri e perfino vincendo vari “fuochi amici”. Riferendosi a uno di questi, Romano Prodi si è chiesto: “Ma gli olandesi a chi venderanno tulipani se gli altri Paesi fanno bancarotta?”. Rieccoci ai “bottoni” di Eduardo.

L’Europa deve dunque riuscire a superare i vari fattori negativi che ostacolano il suo cammino d’integrazione verso la prospettiva finale di diventare un soggetto autorevole in grado di rafforzare il suo potere contrattuale nel panorama internazionale.

E quali sono questi fattori ostativi? Almeno quattro. I primi tre sono di natura esterna: il sovranismo USA, l’America first di Trump; poi il soft power dell’espansionismo cinese e quindi le mire della Russia di Putin, con annesse miscele di fake news e attacchi cibernetici.

Il quarto e fattore ostativo è invece endogeno e squisitamente politico-ideologico. Parliamo dei nemici interni dell’Unione: eurofobici, euroscettici, filocinesi, filorussi, nazionalisti e sovranisti di varia natura e nazionalità. Per questi motivi il momento è davvero decisivo e addirittura storico, perché dal risultato della trattativa di Bruxelles capiremo quanto futuro avrà l’Europa dei nostri nipoti.