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Uscire dalla pandemia con una diversa idea di sviluppo

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di Associazione Giuseppe Tedeschi

 

La pandemia ha mutato i tratti delle nostre vite e ci ha riproposto il vincolo di una riconversione ecologica dell’economia per non accentuare i rischi sanitari causati da stili di vita, eccesso di inquinamento, concentrazione di popolazione in ristrettissime aree metropolitane, consumismo esasperato e produzioni di beni non essenziali che alterano l’eco sostenibilità del pianeta.

Su questi temi la nostra Associazione ha aderito ad un “APPELLO per le AREE INTERNE” predisposto e sottoscritto da eminenti studiosi, economisti, esperti e rappresentanti di organizzazioni nazionali di assoluto spessore (Caritas Italiana, Nomisma, Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, Azione Cattolica, ACLI, AUSER, Legambiente, Associazione Borghi Autentici d’Italia, NEXT, EURICSE, ecc.).

La proposta mira a rielaborare la dislocazione degli investimenti e delle risorse europee, nazionali e regionali in favore delle aree interne anche per ricostruire un equilibrio tra ambiente, salute della popolazione, distanziamento sociale naturale, welfare di comunità, servizi pubblici essenziali, infrastrutture digitali e valorizzazione del patrimonio locale, attraverso filiere corte, economia circolare, cooperative di comunità e recupero di beni pubblici inutilizzati.

Il Progetto è stato avviato dalla Rete dei Piccoli Comuni #Welcome promosso dalla Caritas di Benevento insieme all’ANCI Nazionale ed ha preso spunto da buone pratiche sull’accoglienza di immigrati o da attività come quelle promosse dal Comitato Molise Pro-Venezuela/Argentina che negli ultimi anni si è adoperato per sostenere il rientro di poco meno di un migliaio di oriundi molisani o italiani di seconda, terza o quarta generazione dal Sudamerica.

L’idea è semplice e mira a restituire valore a case, terreni, fabbricati e attività abbandonate, per agevolare l’inserimento in piccole comunità di famiglie capaci di ricostruire un progetto di vita in sicurezza e con dignità in borghi ricchi di storia, cultura e opportunità.

Su questo modello occorre un salto di consapevolezza da parte delle istituzioni europee, statali e regionali, a maggior ragione dopo l’esperienza di una pandemia che nelle aree interne, meno inquinate e con una minore densità demografica ha avuto un impatto minore. Per queste motivazioni occorre contribuire al confronto nazionale e comunitario su questi temi anche da territori fragili come il Molise per far emergere l’opportunità di un cambio di strategia.

Inutile smarrirsi nel ginepraio di mille illusioni su modelli di sviluppo esogeni che mal si conciliano con i tratti orografici molisani. Si parta da alcune buone pratiche avviate in questi anni senza alcun sostegno pubblico e si dia respiro ai comuni che hanno voluto sperimentare l’accoglienza solidale di migranti e di oriundi italiani o molisani provenienti da Venezuela e Argentina.

E’ sgradevole prendere atto che i 30 mila euro stanziati dalla Regione col Bilancio 2019 non sono stati erogati e che nella manovra finanziaria 2020 non sono state accolte alcune modifiche marginali sollecitate dal nostro Comitato. Se non si capisce che la risorsa strategica che manca nel 90% dei comuni molisani sono i bambini e non si riparte da progetti di vita di famiglie disponibili a scegliere i nostri borghi per restituirgli una prospettiva, il Molise non avrà futuro.

La miopia delle classi dirigenti non acceleri la scomparsa dei nostri Borghi!

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