Toma riconferma i suoi 4 assessori interni ma apre il fronte con Salvini: l’esponente leghista escluso dalla Giunta

Nessun colpo di scena nell’operazione di ricomposizione del governo regionale: il presidente Donato Toma alla fine ha rimesso al proprio posto Vincenzo Cotugno, Vincenzo Niro, Nicola Cavaliere e Roberto Di Baggio che lo scorso 16 aprile, alla vigilia della sessione dedicata al bilancio in consiglio regionale, avevano rassegnato le dimissioni. L’unico fuori dei giochi è attualmente l'ex coordinatore regionale del Carroccio, titolare della delega al Lavoro, che per ora il governatore avrebbe deciso di non assegnare. Domani la pubblicazione dei decreti di nomina degli assessori

Tutto come previsto. Nessun sussulto, nessuna novità eclatante. Alla fine la manovra decisa a pochi giorni dal voto sul bilancio in Consiglio regionale non comporterà nessun stravolgimento sulla scacchiera di via Genova. E un po’ era prevedibile.

“Non si è aperta alcuna crisi politica”, le parole che il governatore Donato Toma ha rilasciato alla stampa lo scorso 17 aprile, il giorno dopo l’agitata notte vissuta in via Genova, quando lo stesso capo della giunta regionale chiese e ottenne dai suoi quattro assessori le dimissioni per consentire loro il rientro in consiglio regionale e dunque la possibilità di votare tutti i documenti economici (il Def, il documento di Economia e Finanza, la Legge di stabilità, e il Bilancio previsionale) che di lì a poco sarebbero giunti sul tavolo della massima assise regionale.

17 giorni dopo Vincenzo Cotugno di Orgoglio Molise, Vincenzo Niro dei Popolari e i forzisti Nicola Cavaliere e Roberto Di Baggio torneranno al loro posto. Probabilmente pure con le stesse deleghe. Promessa mantenuta insomma. Domani (3 maggio) saranno pubblicati i Decreti di nomina che sostanzialmente riconfermeranno gli assetti dell’esecutivo regionale, ad eccezione di una sola importante novità. Luigi Mazzuto, l’unico assessore esterno nonché unico esponente della Lega in giunta, non ci sarà. Era stato l’unico assessore il 16 aprile a non rassegnare le dimissioni richieste, spingendo poi lo stesso  Toma a procedere con l’azzeramento. Toma ha dunque confermato la sua epurazione: “Una casella resterà vuota, quella dell’assessorato al Lavoro”, le uniche dichiarazioni rilasciate questa mattina a Primonumero che lo ha contattato quando sono iniziate a circolare le prime indiscrezioni sulla ricomposizione della giunta regionale.

Dal punto di vista politico questa decisione potrebbe avere due conseguenze. La prima: la rottura dell’alleanza con la Lega. Del resto lo stesso Salvini aveva avvertito il presidente della Regione Molise: “Se Mazzuto viene estromesso dalla giunta faremo opposizione su tutto il territorio”, più o meno questo il messaggio del leader leghista.

Arriva l’inferno e il Molise non sa che mettersi/Ci pensa Mazzuto

La seconda conseguenza è sugli equilibri interni alla stessa maggioranza di centro-destra guidata da Toma: a novembre la legislatura infatti arriverà al giro di boa e bisognerà provvedere ad una serie di passaggi come la scelta del nuovo presidente del consiglio regionale (attualmente a capo dell’assise c’è Salvatore Micone) e il resto dell’ufficio di presidenza oltre alla presidenza delle commissioni. E Toma in quell’occasione potrebbe giocarsi la carta del quinto assessorato per ricomporre la maggioranza, sempre piuttosto litigiosa, e placare i mal di pancia di qualche consigliere. Da tempo ad esempio si parla di un posto in Giunta di Aida Romagnuolo, per il momento eletta nell’ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale come rappresentante della maggioranza. Incarico che scadrà proprio a novembre.

C’è solo un elemento che potrebbe far saltare il banco: il pronunciamento del Tar sul ricorso presentato da Massimiliano Scarabeo e Antonio Tedeschi, i due consiglieri supplenti estromessi dall’assise regionale dopo il rientro di Nicola Cavaliere e Vincenzo Niro nei ranghi di assessori. Al tribunale amministrativo regionale se ne parlerà il 13 maggio e l’esito di quella partita non è affatto scontata.