Tamponi a tappeto su comunità rom. Sospetti sul ‘saluto’ alla salma, primo contagio forse partito da Milano

Mentre continuano gli accertamenti sanitari all'interno della comunità rom del capoluogo dove nelle prossime ore potrebbe aumentare il numero dei contagi, si sta cercando di capire l'origine del focolaio. Le ipotesi legate al rito funebre svolto lo scorso 30 aprile sembrano sfumare, mentre prende corpo la possibilità che il virus si sia propagato a causa del ricovero di un uomo all'ospedale Sacco di Milano: si tratta del padre della ragazza trasferita ieri al Cardarelli dopo aver contratto l'infezione da covid.

Il risveglio per Campobasso è stato piuttosto agitato: gran parte della cittadinanza è rimasta sbigottita dopo aver appreso di 21 nuovi casi di positività al Covid registrati all’interno della comunità rom, numerosa e ben radicata nel capoluogo molisano. Una aggregazione che si è ampliata nel corso del tempo e che si è riuscita ad estendere: dallo storico nucleo di via Sant’Antonio Abate e di Fontanavecchia i rom attualmente risiedono anche nelle palazzine del quartiere San Giovanni e del Cep. Perciò quando ieri sera – 7 maggio – è stato necessario il ricovero in Malattie Infettive, all’ospedale Cardarelli, per una ragazza appartenente a quella etnia, è aumentato anche il livello di guardia delle autorità sanitarie.

Le prime conferme sono arrivate questa mattina (8 maggio): 21 persone rom sulle 28 sottoposte al test orofaringeo sono risultate positive al coronavirus. I casi, a detta dell’Azienda sanitaria regionale, potrebbero aumentare ulteriormente nelle prossime ore e nei prossimi giorni dal momento che sono stati estesi gli accertamenti sanitari. “Sarà sottoposta a tampone – è stato riferito dal Municipio del capoluogo – l’intera comunità rom residente a Campobasso”, anche per capire le dimensioni e la potenziale pericolosità di questo nuovo cluster del virus. Contestualmente l’Asrem ha avviato come da protocollo le indagini epidemiologiche per ricostruire la mappa dei contatti e disposto l’isolamento di chi è entrato in contatto con i positivi.

“Come riferito dall’Asrem – ha dichiarato il sindaco Roberto Gravina – si tratta di un cluster nuovo rispetto ai precedenti che si è subito provveduto ad isolare e che si sta continuando a tenere sotto stretta osservazione predisponendo nuovi tamponi di verifica”. 

Si sta dunque cercando di capire l’origine del focolaio, scoppiato dopo diversi giorni senza nuovi casi nel capoluogo. La prima ipotesi circolata nelle scorse ore era legata ad un rito funebre celebrato il 30 aprile, durante il lockdown, quando tutte le cerimonie religiose – funerali compresi – erano vietate dalle norme in vigore. Era consentita solo la tumulazione e la benedizione della salma alla presenza della ristretta cerchia familiare. Disposizioni che, almeno stando all’immagine che Primonumero vi mostra in esclusiva, sono state rispettate: non si sono verificati assembramenti all’esterno del cimitero cittadino.

Funerale rom Campobasso covid

Qualche dubbio in più c’è invece sul ‘saluto’ alla salma avvenuto nel quartiere San Giovanni, poco prima che il carro funebre si spostasse dall’abitazione del defunto al vicino camposanto. In questo caso il numero di persone presenti pone più di qualche interrogativo sul rispetto delle norme, in primis sul divieto di assembramento. Nessun rappresentante delle forze dell’ordine – la denuncia di alcuni testimoni oculari – sarebbe intervenuto per porre fine ad una situazione vietata dalle leggi imposte per contrastare il propagarsi del covid.

Su questo aspetto il sindaco ha precisato: “L’occasione della trasmissione del virus però non è legata al momento della tumulazione presso il cimitero cittadino, dove erano fra l’altro presenti le forze dell’ordine”.

Ci sarebbe una terza ipotesi sull’origine del contagio, forse partito dalla Lombardia: il padre della giovane donna risultata positiva ieri era ricoverato all’ospedale Sacco di Milano. Il virus dunque potrebbe essere partito da qui. Poi probabilmente le occasioni di contatto interne alla comunità rom, compreso il rito funebre, hanno favorito il propagarsi del coronavirus in una sorta di effetto domino.

Campobasso quindi ripiomba nell’incubo legata ad una possibile nuova emergenza sanitaria. In mattinata era trapelata pure l’ipotesi che il capoluogo venisse dichiarato zona rossa: l’ultimo decreto del Governo prevede infatti la possibilità di nuove restrizioni nelle aree in cui la situazione epidemiologica torna ad essere critica. Per tale valutazione si tiene in considerazione il famoso indice R0: in Molise era il più alto d’Italia durante il lockdown.

Ogni positivo infetta meno di una persona, è così in tutta Italia. Ma il Molise è quello messo peggio: l’R0 è 0,84

Al momento il governatore Donato Toma, a cui spetta la firma dell’ordinanza restrittiva, esclude tale ipotesi: “Vediamo quanti sono i casi, valutiamo se abbiamo necessità di utilizzare una struttura ad hoc e in quel caso la zona rossa la facciamo attorno alla struttura. L’Asrem sta studiando i contatti di queste persone in modo dettagliato in queste ore”, le dichiarazioni del presidente alle emittenti tv locali.

Ovviamente i contagi interni alla comunità rom potrebbero costringere ad un mutamento dei piani in vista delle riaperture del 18 maggio. “Se i cluster sono ben circoscritti e individuati – ha detto ancora il capo della Giunta regionale – il 18 potremmo riaprire se dal Governo non arrivano soluzioni diverse. Noi siamo per riaprire ristoranti, bar, parrucchiere, perché i contagi in Molise sono arrivati da persone tornate dal Nord, da operatori sanitari che magari non erano stati accorti all’inizio, da comunità circoscritte con abitudine sociali espansive come in quest’ultimo caso. Ristoranti, negozi e parrucchieri non hanno particolari problemi a riaprire, difficilmente i commercianti hanno contagiato qualcuno. Il 18 il Molise riapre, c’è la forte volontà a farlo e la probabilità è molto alta”.