Strage di Corinaldo, a processo la “banda dello spray”. Il molisano Eugenio sarà parte civile con le altre vittime

L’avvocato Silvio Tolesino, legale della famiglia Bove, ha partecipato da remoto all'udienza del tribunale di Ancona durante la quale è stata accolta la richiesta di rito abbreviato per i sei imputati. Esclusi invece dalla costituzione di parte il Comune marchigiano, i gestori del locale e un’associazione onlus

Si è tenuta oggi l’udienza per i sei componenti della banda accusata della strage nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo. Tragedia che riguardò un giovane fan molisano di Sfera Ebbasta, Eugenio Bove, che di quella drammatica sera porta ancora i segni indelebili del ricordo.

Tutto è accaduto la notte dell’8 dicembre 2018 presso la discoteca in provincia di Ancona. Sei le persone che hanno perso la vita nella fuga generata dal terrore causata dalla banda dello spray, e ben 59 quelle rimaste ferite. Tra i più gravi, proprio Eugenio. Che oggi, per fortuna, ha recuperato alla grande.

Otto mesi dopo i carabinieri arrestarono sette persone, tra cui sei ragazzi di età compresa tra i 19 e i 22 anni residenti nel modenese, accusati di omicidio preterintenzionale, lesioni e associazione a delinquere in quanto componenti di una banda dedita a rapine con spray al peperoncino. La settima persona arrestata era un ricettatore.

Il 6 dicembre 2019, a pochi giorni dall’anniversario della tragedia, la Procura della Repubblica di Ancona ha depositato al Gip la richiesta di giudizio immediato per i sei giovani arrestati nell’ambito dell’inchiesta. Richiesta accolta proprio questa mattina.

Nei confronti degli imputati sono emersi “chiari e concordanti elementi di responsabilità”. Nel frattempo, la settima persona è stata condannata su richiesta di patteggiamento alla pena di anni 4 e mesi 2 di reclusione.

Ma questa mattina è stata formalizzata anche la richiesta di costituzione di parte civile per tutte le persone coinvolte. E, colpo di scena, il giudice ha escluso il Comune di Corinaldo dalla costituzione di parte civile, assieme ai gestori del locale e ad un’associazione Onlus.

Ha invece confermato la costituzione della Regione Marche, assieme ovviamente a quella di tutte le persone rimaste ferite tra cui Eugenio, rappresentato dall’avvocato Silvio Tolesino, e dei familiari di chi quella sera è rimasto ucciso: cinque minorenni e una madre 39enne.

Ugo Di Puorto, ritenuto dagli inquirenti il boss del gruppetto, Raffaele Mormone, Andrea Cavallari, Moez Akari, Souhaib Haddada e Badr Amouiyah, ancora tutti in carcere saranno giudicati invece con il rito abbreviato. Si torna in aula l’11 giugno.