Se la Movida diventa Covida. L’esplosione degli ormoni repressi e i sindaci sceriffi atterriti dalla ri-pandemia

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E così la Movida rischia di diventare una Covida. Da Termoli a Isernia fino a Campobasso i sindaci hanno i capelli dritti, che basta un cluster per finire come Toma in fondo alle classifiche del gradimento. Per non dire di un flop del “turismo di prossimità” e di flusso di turisti vergini di Molise grazie alla “geometria variabile” del contagio.

A poche giorni dal lockdown Mons. Bregantini scriveva incantato: “Chiude Via Ferrari, di notte un silenzio surreale, con un riposo vero per le famiglie attorno, tanto sofferte. Tornano a parlarci quelle stelle che le luci psichedeliche cercavano di oscurare…”. Per la via del peccato campobassano sembrò il battesimo di un redenzione.

C’eravamo un po’ illusi che il silenzio da Covid, l’aria pulita, il profumo della primavera e il ritorno di pesci alla laguna di Venezia potessero generare resipiscenze su vecchi stili di vita e introspezioni sul “niente sarà come prima”. Non che ci aspettassimo un fiorire di gruppi di meditazione o di circoli esoterici ma almeno un minimo sindacale di buonsenso e autoprotezione.

Invece dopo tanta claustrofobia domestica, dopo tanto distanziarsi, azzittirsi e astenersi, quei miliardi di neuroni e ormoni a lungo repressi ln vene e menti giovanili sono riesplosi puntualmente nei luoghi che si usa definire “canonici”, per lo sconforto del povero Bregantini…

Così, per i primi cittadini il rischio ri-pandemia diventa l’arma letale della loro autorevolezza. E hai voglia a travestirsi da sceriffi e a minacciare “chiudo tutto”. Sta di fatto che i poveri sindaci non sanno più come girarsi tra focolai uguali e contrari: prima ci si mette l’irresponsabile mestizia dei funerali, poi la scapestrata allegria delle movide. Cittadini, vil razza dannata.

Dall’alto si pensa a un esercito della salvezza con ronde di guardiani della pubblica astemia dotati di pistole ad acqua contro lo sbevazzamento collettivo. E poi, come da copione, la denuncia di “tentazioni autoritarie” e di “derive liberticide” che, detto da una mussoliniana come la Meloni, fa una certa impressione.

 

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