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La crisi dopo il lockdown

Riprende la lotta per il lavoro. Sindacati denunciano: “Pendolari a piedi, ci rivolgiamo alla magistratura”

La Triplice incontra la stampa per denunciare i numerosi problemi dopo il lockdown dovuto all'epidemia da covid e rilancia l'offensiva contro il governatore Donato Toma: "Incontra i capi rom e non i rappresentanti dei lavoratori"

Cgil, Cisl e Uil tornano a farsi sentire nel giorno in cui riapre la gran parte delle attività economiche della nostra regione, costrette a chiudere per oltre due mesi durante il lockdown imposto per evitare il propagarsi del virus. Alcune imprese sono sull’orlo del fallimento, qualcun’altra non riaprirà più. Aziende che ce la fanno a stento e hanno licenziato i propri dipendenti. Non riusciranno ad aspettare i tempi del Decreto Rilancio varato dal Governo Conte.

L’epidemia da nuovo coronavirus ha ‘spazzato’ via tantissime attività, migliaia di persone sono in ginocchio dopo la paralisi economica.

E’ un momento drammatico per il mondo del lavoro. In Molise la crisi potrebbe essere ancora più grave, ‘sventrare’ il tessuto produttivo regionale.

Ecco perchè Cigl, Cisl e Uil suonano la sveglia alla politica. E in primis lanciano una serie di siluri contro il governatore Donato Toma, colui che attualmente detiene la delega al Lavoro dopo il cartellino rosso sventolato in faccia a Luigi Mazzuto, l’unico assessore azzerato della Giunta regionale. “Toma preferisce incontrare i capi rom piuttosto che i rappresentanti dei lavoratori”, esordisce Paolo de Soccio (Cgil) davanti ai giornalisti convocati per una conferenza stampa davanti al palazzo della Regione, in via Genova, a Campobasso.

E’ qui che la Triplice decide di lanciare la nuova offensiva contro il governo regionale.

Uno dei temi più scontanti: la cassa integrazione in deroga. “Tanti lavoratori la stanno ancora aspettando”, denuncia Capuano. E poi la sicurezza dei lavoratori: “Non tutti hanno potuto riaprire oggi, non avevano dispositivi di protezione per i propri dipendenti e per i clienti”.

Gianni Notaro (Cisl) invece mette in evidenza il problema dei mezzi pubblici utilizzati dagli operai delle fabbriche (Fiat e Sevel in particolare) e che devono sottostare a rigidi protocolli di sicurezza per evitare il contagio da nuovo coronavirus. “I nostri pendolari vengono lasciati a piedi perchè la Polizia non li fa salire (sui mezzi, ndr), i lavoratori non hanno percepito la cassa integrazione. Quindi – incalza il rappresentante della Cisl – il presidente della Regione deve ascoltarci. Altrimenti torneremo sotto questo palazzo. Se non basta questo ci rivolgeremo alla magistratura”. 

L’esponente della Cisl insiste: “I mezzi dei pendolari, in particolari chi viaggia verso Sevel, spesso vengono bloccati: la Polizia fa scendere i passeggeri in più e consente il viaggio sui pullman solo al numero di persone consentite dal protocollo di sicurezza. Non è stata raddoppiata la corsa. Alcuni di questi lavoratori hanno già sporto denuncia ai Carabinieri”. 

“C’è stata una gestione approssimativa” sottolinea Tecla Boccardo parlando dell’emergenza lavoro. “In autunno scadranno gli ammortizzatori sociali e i sussidi. Questo continuo alternarsi di idee e posizioni non danno speranze nè certezze per il futuro”.

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