Riorganizzazione Cardarelli, Fanelli (Pd): “Reparti covid e ordinari vanno divisi”

La consigliera regionale chiede al presidente di illustrare nel dettaglio il piano previsto per il nosocomio: "Ascolti i suggerimenti degli operatori".

Sulla problematica dell’ospedale Cardarelli di Campobasso nel corso dell’emergenza covid, c’è la presa di posizione della consigliera regionale, Micaela Fanelli: “Da mesi sosteniamo la necessità della separazione della gestione dei pazienti Covid/non Covid e l’inadeguatezza della soluzione promiscua praticata attualmente al Cardarelli. Apprendiamo oggi dalla stampa, e non da comunicazioni ufficiali in Consiglio regionale ovvero fornite nel tavolo Covid o nella Conferenza dei Capigruppo, di una modifica all’impostazione dell’offerta ospedaliera, probabilmente dovuta alla circostanza che il Piano verrà visionato dal Ministero della Salute, come prevede opportunamente il decreto rilancio. Da tempo, infatti, anche il Ministero chiede di separare la gestione dell’infezione da quella delle cure ordinarie”.

 

La promiscuità ha determinato, prosegue l’esponente del Partito Democratico, “evidenti situazioni di pericolo e la sostanziale paralisi dell’ordinario, che non è più sostenibile, come pure da tempo denunciamo. Ma quali siano le soluzioni puntuali prospettate non è dato sapere: che cosa significa, in maniera precisa e dettagliata, questa nuova idea della “torre” da individuare all’interno del Cardarelli, per strutturare percorsi diversificati nella cura del Coronavirus e delle patologie ordinarie?”.

 

Fanelli chiede che il presidente Toma “fornisca i dettagli, gli studi, le prove che è possibile e sicuro. Perché, per primi gli operatori, che lavorano e conoscono bene la struttura ed i suoi limiti strutturali, non credono possa essere una soluzione perseguibile. Magari, alzando muri e istallando moduli esterni, si potranno soddisfare le esigenze di separazione all’interno del Pronto soccorso e della Rianimazione, ma come si fa, ad esempio, per il Laboratorio Analisi e la Radiologia, dove proprio gli spazi fisici non lo permettono? Per questo la domanda fondamentale è se i “Servizi ospedalieri” saranno materialmente divisi fra Covid e non Covid o se sarà solo una ridistribuzione di posti letto”.

Micaela Fanelli Pd Consiglio regionale

Sui tempi: “Quanto tempo è necessario per realizzare questo fantomatico e nebuloso intervento e perché la si prospetta come una soluzione “temporanea”? E che ne è della soluzione principe, votata dal Consiglio regionale, per l’individuazione dell’ospedale Vietri di Larino come centro unico di riferimento?”.

 

I dubbi vengono sollevati anche sull’attività degli ambulatori che dovrebbero riprendere dal prossimo 3 giugno: “E’ vero che lunedì 3 giugno, al contrario di quanto affermato dalla Asrem, non tutti gli ambulatori riprenderanno l’attività ordinaria? E mentre oltre il 75% degli interventi chirurgici ordinari sono stati rinviati, come affermato da Nomisma che a livello nazionale segnala 410mila ricoveri da riprogrammare, in Molise, dopo la fine del lock down e il conseguente aumento del numero dei politraumatizzati che necessitano di terapia intensiva no Covid, per quanto tempo sarà necessario fare la spola con il Gemelli di contrada Tappino, dove non è presente la chirurgia ortopedica?”.

 

Per tutti questi motivi, “ancora una volta, ci appelliamo al presidente affinché inizi ad ascoltare i suggerimenti degli operatori e venga in Consiglio regionale a confrontarsi, a spiegare, a fornire chiarimenti e soluzioni ad un argomento non più rinviabile, sul quale anche il Governo, nell’ultimo decreto, ha fissato un punto chiarissimo: non si può più procedere a vista”.