Primi test sierologici sui molisani di rientro: solo il 2,6% ha gli anticorpi. L’immunità è una utopia

Via ai test veloci per rilevare gli anticorpi al Covid19 negli ospedali di Campobasso, Termoli e Isernia. 229 i prelievi ematici su altrettanti molisani rientrati dopo il 4 maggio: sono solo 6 i siero-positivi, 5 con anticorpi passati e uno con anticorpi recenti. Sono stati sottoposti a tampone molecolare per incrociare i dati.

I test sierologici erano stati annunciati dal direttore generale Asrem e sono iniziati, proprio come dichiarato qualche giorno fa. 229 gli screening veloci eseguiti nei presidi sanitari di Campobasso (90) Termoli (86, ma al Servizio territoriale di Igiene del poliambulatorio di via del Molinello) e Isernia (53) nella prima giornata impiegata nella ricerca del virus con l’ausilio di uno strumento più veloce del tampone quale il prelievo ematico.

Si tratta di test che vengono effettuati per verificare la presenza di anticorpi contro il nuovo coronavirus, segnale del fatto che si è stati contagiati. Contrariamente agli auspici sulla cosiddetta “immunità di gregge”, che richiamano la speranza che la maggior parte delle persone inconsapevolmente abbia già contratto l’infezione da Sars-Cov 2, i positivi fra i molisani testati dal team scientifico epidemiologico della Asrem mediante i laboratori analisi dei nosocomi sono soltanto 6. Una percentuale bassissima, pari al 2,62 per cento del campione esaminato.

Di queste persone soltanto una ha presentato le Igm, classe di anticorpi che indica una infezione recente o in corso. Le altre 5 hanno rilevato, attraverso il sierologico, solo le Igc, anticorpi che si riferiscono a una infezione passata: in teoria si tratta di soggetti che hanno contratto l’infezione, l’hanno superata e hanno sviluppato l’immunità, sebbene notizie scientifiche e certe circa l’immunità per il virus (che ancora rappresenta la principale emergenza mondiale) non ce ne siano.

“Ho fatto il test degli anticorpi per il Covid”: ecco come funziona e cosa legge un esame sierologico

I sierologici sono stati effettuati tutti su persone rientrate in Molise dal 4 maggio in poi, quando il lockdown è terminato e le misure restrittive si sono allentate, sebbene sia in vigore l’ordinanza che impone a tutti quanti tornano da regioni diverse di mettersi in isolamento per 15 giorni. Finora le autorità sanitarie hanno censito 498 residenti in Molise tornati da altre regioni e in gran parte proprio dal nord Italia e dai territori che hanno registrato un elevatissimo numero di casi di infezione. Ma evidentemente la maggior parte non è mai entrata in contatto con il Covid, a giudicare dai risultati emersi dalla prima indagine con test veloce.

Il dato relativo ai sieropositivi sui quali la Asrem ha già fatto il tampone molecolare per una conferma e una maggiore indicazione della presenza del virus (il tampone è al momento l’unico strumento attendibile per poter capire se si sia infetti o meno) è un dato molto basso, ancora più basso della percentuale emersa dalla prima indagine eseguita dalla casa di cura Villa Maria di Campobasso, che già aveva confermato la scarsa diffusione dell’infezione virale in Molise.

Sui 300 test effettuati con il sierologico solo il 10,45 per cento è risultato positivo, quindi con immunoglobuline di tipo Igm e Igc che fotografano la presenza del nuovo Coronavirus. In quel caso i soggetti sottoposti a screening sono tutti dipendenti o collaboratori della clinica. In questo caso, invece, si tratta di persone di provenienza diversa, età diversa, vissuto clinico differente. Immuni al virus? Niente affatto: solo il 2,6 ha avuto un incontro ravvicinato con il Covid.